RECENSIONE “INSANE” DI EROS D’ANTONA

[Recensione a cura di Davide Comotti]

Il cinema indipendente italiano di qualità fa sempre più successo all’estero: negli USA, la label BrinkVision ha distribuito in DVD (con audio italiano) il pluripremiato Insane (2015) di Eros D’Antona, divertente e fumettistico pulp che ha riscosso successo in numerosi festival internazionali. Possiamo definirlo come un Pulp Fiction all’italiana: uno stile (è più corretto parlare di “stile” che di “genere”) che in Italia fatica ad attecchire, nonostante vari tentativi più o meno riusciti di importare quel tipo di narrazione tipicamente americana; sono nati bei prodotti come Gangja Fiction di Mirko Virgili o il collettivo Adrenaline, ma Insane – merito anche di una produzione più grossa pur rimanendo nel low-budget – si colloca su un livello decisamente superiore come regia, interpretazioni, estetica e narrazione. Dopo alcuni ottimi cortometraggi quali Mind trip, Lupi e agnelli e soprattutto Ora pro nobis (co-diretto col fratello Roberto), il regista pugliese Eros D’Antona esordisce nel lungometraggio in modo sorprendente per essere un’opera prima – nonostante i corti avessero già dimostrato in nuce un’ottima capacità registica – e scrivendo anche la complessa sceneggiatura.
Condom (Roberto D’Antona) è un bizzarro killer che vive negli Stati Uniti e riceve la visita di suo cugino Tony, il quale gli riferisce l’incarico di recarsi in Italia: in una cittadina pugliese qualcuno ha ucciso un potente boss della malavita locale, zio di Condom, e la bella vedova Katia (Crisula Stafida) vuole vendicarsi eliminando l’assassino, Frank (Alex Lucchesi), un ex affiliato alla cosca. Ricevuto l’incarico, Condom giunge in Puglia dove si unisce a un sicario altrettanto strambo, Adam (Ivan King): la coppia fa visita a Katia e inizia la difficile ricerca dell’assassino, seminando cadaveri ovunque. Nel frattempo Frank, appreso di essere ricercato, si muove a sua volta per trovare i due sicari. Sullo sfondo, una coppia di ambigui poliziotti indaga sui misteriosi omicidi che si susseguono.

A qualcuno potrà sembrare esagerato il riferimento a Pulp Fiction, ma se guardiamo il film ci accorgiamo subito che il paragone non è fuori luogo: certo, Tarantino è di un altro pianeta, ha avuto a disposizione ben altri mezzi e non si possono mettere sullo stesso piano i due film, ma D’Antona non pretende tanto, e proprio questo è uno dei punti di forza di Insane, cioè creare un film che omaggia e diverte. Lo stile è squisitamente pulp, volutamente esagerato, ironico e coloratissimo (notevole la fotografia curata dallo stesso regista), un’incredibile mescolanza di gangster-movie, commedia e momenti horror; da Pulp Fiction il regista riprende innanzitutto la coppia grottesca di sicari, ciascuno con caratteristiche e look fuori di testa, ma anche la struttura (seppure più semplice) con la scomposizione della storia cronologica (la fabula) che si differenzia dai fatti come sono narrati nel film (l’intreccio). Insane inizia infatti con quello che scopriremo presto essere un flash-forward: i due poliziotti di cui si parlava (Mirko D’Antona e Gianluca Busco, visti più volte nei film dei D’Antona bros.) dialogano freneticamente in auto per poi fare irruzione in una palestra gestita da un nano (Lorenzo Del Conte) e frequentata da individui poco raccomandabili, il tutto dipinto con una pittoresca atmosfera noir/grindhouse. Gli agenti De Vita e Caprio stanno cercando il responsabile degli omicidi di alcuni loro colleghi “senza distintivo” e a tal fine scavano nel milieu della malavita. D’Antona deve affrontare a mani nude un colosso, ma la risolve un po’ come Indiana Jones nel primo film della saga, sparandogli in testa a tradimento con un bello schizzo di sangue (che sarà uno dei tratti distintivi del film). Busco riceve una telefonata: cosa stia succedendo non lo sappiamo, e lo scopriremo solo nella parte conclusiva del film, quando l’azione tornerà dentro la palestra esattamente da questo punto per poi proseguire con l’identità di fabula e intreccio. Dopo l’incipit nella palestra, l’ambientazione si sposta quindi negli Stati Uniti, dove ci viene presentato il personaggio di Condom di fronte a un tempio orientale che ricorda quello de I soliti sospetti (notiamo le location di ampio respiro, inclusa l’inquadratura successiva sulla città illuminata): Roberto D’Antona, attore infaticabile e camaleontico, dà vita in questo film a una delle sue performance più riuscite e irresistibili, prendendo come modello la mimica facciale/corporea del suo mito Jim Carrey (e anche di Bruce Campbell, se vogliamo). E il bello è che ci riesce incredibilmente bene. Espressione tarantolata e piena di tic, parlatta frenetica, volto pittoresco (biondo tinto e con grandi sopracciglia nere) e vestito sgargiante (abito e cravatta blu con camicia gialla, poi a colori invertiti), è un vero e proprio cartone animato vivente – come viene definito da un altro personaggio del film in una battuta meta-cinematografica.

D’Antona è uno dei protagonisti di punta del film, di sicuro dà vita al personaggio più riuscito, grazie anche alla lunga gavetta che lo ha visto interpretare i ruoli più disparati. Ma tutto il cast di Insane è composto da attori e attrici di prima scelta e perfettamente in parte: Alex Lucchesi, uno dei “duri” per eccellenza del cinema indi italiano (Eaters, Beautiful People, il corto Anger of the dead), Ivan King, ma anche David White e Michael Segal in ruoli minori, e il regista Steven Renso; altrettanto nutrito il comparto femminile, ricco di splendide attrici: a cominciare da Crisula Stafida, una delle migliori attrici italiane contemporanee resa famosa da Tulpa di Federico Zampaglione, e proseguendo con Linda Hand, Barbara De Florio e la regista Annamaria Lorusso. Ivan King dà vita al killer Adam, un altro personaggio irresistibile che insieme a Condom forma una “strana coppia” memorabile: vagamente effeminato, silenzioso (rispetto al chiacchierone Condom), volto pallido, capelli neri e lunghi, vestito sempre di scuro e con un immancabile ombrello che funge all’occorrenza anche come arma. Alex Lucchesi interpreta il suo tipico personaggio duro e cattivo, un vendicatore implacabile con volto torvo e fisico muscoloso, mentre la Stafida è protagonista di una sequenza (una sola, ma impagabile) nel ruolo di una dark-lady, la sensualissima vedova del boss che beve un drink con gli occhi cavati a un traditore e che – proseguendo il paragone con Pulp Fiction – riprende un po’ il personaggio di Uma Thurman; a proposito di femme fatale, degna di nota è anche la morbosa sequenza nel night con protagonista Linda Hand nel ruolo della mistress Vivien, accompagnata dal bodyguard David White. La follia di Condom e Adam non è solo estetica, ma anche mentale: entrambi sono caratterizzati da uno spiccato sadismo (godono nel far male alle loro vittime, e infatti la violenza abbonda), che in Condom si unisce a una componente masochista – prova piacere infatti nel subire dolore fisico – e a una deviazione sessuale edipica (gode solo facendosi masturbare da una prostituta – Barbara De Florio – immaginando che sia sua madre). L’elemento erotico è presente in Insane, anche se in modo non esplicito – non si vedono mai nudi integrali – eppure decisamente morboso: pensiamo alla figura della Stafida, la scena nel night con le luci rosse soffuse e le prostitute con la mascherina, le due scene con la De Florio, oltre ai vari riferimenti sessuali presenti nei discorsi. I dialoghi sono un altro punto forte del film: anch’essi “tarantiniani”, frenetici, spesso incentrati su perifrasi, doppi sensi, parole volgari e lunghe frasi in cui si disquisisce del nulla (pensiamo al dialogo iniziale fra i due poliziotti) e che proprio per tale status risultano irresistibili. Roberto D’Antona in particolare ci sguazza dentro questo genere di dialoghi, con una pronuncia e una mimica facciale volutamente sopra le righe, mentre più serio e drammatico è il personaggio di Lucchesi, pur rimanendo nell’esagerazione del pulp; il ritmo rallenta un po’ nelle scene con protagonisti Steven Renso e il fratellino – anche i dialoghi sono un po’ più statici – senza però inficiare il risultato complessivo.

Insane, come si diceva, mescola brillantemente l’aspetto comedy con quello più crudele, alternandoli e mescolandoli. Fin dalla scena iniziale in palestra, con l’uccisione a sangue freddo del boxeur, la violenza si fa palese, e non è ancora niente rispetto a quanto Eros D’Antona ci mostrerà. Ricordiamo il cadavere deorbitato accanto a Crisula Stafida, l’angosciante filmato che mostra lo sgozzamento della Lorusso per mano del boss (uno fra i momenti più drammatici del film, ed elemento scatenante di tutta la storia), la tortura al carrozziere per mano di D’Antona che gli strappa capezzoli e testicoli, l’orecchio mozzato al ragazzo nella toilette, fino al bagno di sangue conclusivo. Il tutto – è importante sottolinearlo – realizzato con FX di buon artigianato vecchio stampo (a cura di Paola Laneve e Mariantonietta Savino, autrici anche del make-up), con lattice e sangue finto e senza l’abusato e fastidioso digitale. Più che buone anche le scene d’azione (merito anche del montaggio ritmato di Eros D’Antona), dove è sempre protagonista Alex Lucchesi, lo “specialista” dell’action italiano, che si scontra di volta in volta con Michael Segal, Ivan King, Steven Renso e infine Roberto D’Antona; notevole e ben coreografata soprattutto la lotta con King, un duello senza esclusione di colpi a base di pirotecniche arti marziali. La struttura di Insane è tipicamente quella di un noir/pulp all’americana, pur essendo di produzione e ambientazione italiana: ci sono tutte le figure e i topos del genere che abbiamo elencato finora – compresa la resa dei conti nel cimitero di auto – volutamente epurate dalla componente più impegnata per abbracciare una narrazione e un’estetica di puro intrattenimento. Notevole la sceneggiatura, non solo per i dialoghi e la struttura narrativa, ma anche per la presenza di una componente “gialla” sul ruolo dei personaggi che condurrà a vari colpi di scena.

Ovviamente la regia non vuole solo omaggiare il pulp americano e Pulp Fiction, ma citarli e ispirarvisi per ricreare un mondo: l’ambientazione è quasi interamente italiana, i personaggi sono ancora più esagerati e vistosi rispetto al modello, e vi si aggiunge una dimensione cartoonesca, non solo per i colori di Condom e Adam ma anche per alcuni suoni che richiamano l’immaginario dei cartoni animati e dei fumetti, uniti alle vertiginose inquadrature “a schiaffo” alla Sam Raimi (elementi, questi ultimi due, già presenti in Ora pro nobis). Funzionale e variegata anche la colonna sonora, realizzata da Andrea Pinna, che alterna brani vivaci per le scene divertenti e d’azione con brani più cupi per i momenti drammatici (vedasi l’uccisione della Lorusso), includendo anche pezzi dal sapore western come accompagnamento ironico ai duelli; sempre all’insegna dell’ironia, Pinna inserisce nel film tre sue cover di celebri arie liriche – il Va pensiero e La traviata di Verdi e l’ouverture del Barbiere di Siviglia di Rossini.

 

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