LETTERA2: INTERVISTA ALL’AUTORE ANTONIO MESISCA

[Intervista a cura di MIrko Giacchetti]

Intervista allo scrittore Antonio Mesisca, autore del romanzo pulp/noir Nero Dostoevskij del quale potete leggere la recensione qui. Buona lettura!

Ciao Antonio,

Iniziamo senza scioglierci in chiacchiere.

[M.G.] – Tra i consigli più gettonati a chi tenti di intraprendere la nobile arte della scrittura ripetono: “scrivi di quello che sai” o qualcosa di simile. Allora, vediamo un po’, tu sei un giocatore incallito? Un Uxoricida? Un gioielliere?
Ok, presentati e parlaci un po’ di te.

[A.M.] – Io non sono un giocatore incallito, né un uxoricida e purtroppo nemmeno un gioielliere. Di mestiere faccio qualcosa che con la scrittura centra poco, vendo bulloni. Il caso ha voluto che circa sei anni fa venissi selezionato tra i più meritevoli in un concorso letterario nazionale fornendo a quello che era soltanto un gioco la spinta a diventare qualcosa più di un hobby.
Scrivere di ciò che si conosce sicuramente fornisce alla trama e al ritmo un valore aggiunto, concordo. Io ho usato il gioco d’azzardo per muovere la vicenda senza permettergli però di impadronirsene, ignorando i tecnicismi. Quello che mi interessava raccontare è la disperazione e la miseria che il gioco si porta dietro, considero i vizi e le debolezze dell’essere umano aspetti estremamente affascinanti. L’idea era quella di approfondire un argomento di peso con ironia per restituire al lettore un testo leggero e divertente. E mi auguro di esserci riuscito.

[M.G.] – Dove nasce Nero Dostoevskij e vuoi svelarci qualcosa in più sul ruolo di Fëdor Dostoevskij in tutta la vicenda?

[A.M.] – Nero D. nacque idealmente il giorno in cui un amico mi raccontò che Dostoevskij aveva scritto “Il giocatore” di botto, in una notte, per rivenderlo ad una rivista letteraria e ripagarsi i debiti contratti al gioco. Una storia che mi colpì molto e che mi girò in testa per un po’ finché mi decisi a comprare quel libro. Mi piacque ma più di tutto mi piacque la sua storia. Rimasi colpito dai titoli delle opere di Dostoevskij, c’era una sorta di filo conduttore che si sposava bene con il racconto breve a cui stavo lavorando. Pensai di usare il titolo di ogni opera per ogni capitolo e lasciarmi guidare da quella traccia. Diventò tutto più semplice e venne fuori Nero Dostoevskij. Altro non posso dirvi, tocca scoprirlo leggendolo.

[M.G.] – Oltre alla leggerezza e alla comicità c’è di più. Il tuo romanzo mette a nudo l’atteggiamento irresponsabile e le inevitabili conseguenze che Oscar Peretti deve affrontare per schivare un bel po’ di guai. La domanda è: anche per te il noir è uno strumento per analizzare la società in cui viviamo?

[A.M.] – No, non credo che la società odierna si possa analizzare attraverso la letteratura. O meglio non mi porrei un obiettivo così alto. Credo che il ruolo principale di un libro debba essere quello di farti divertire, di allietare il tempo libero. Non di insegnarti qualcosa.
La letteratura deve essere prima di tutto amorale. Il mio Peretti è un antieroe il cui ruolo principale è proprio quello di stare simpatico tra le righe di un libro, odiato nella realtà. Morale, giustizia e verità devono perdere il loro senso assoluto quando vengono rapportate alla narrativa.

[M.G.] – Quali sono gli autori e le opere che ti hanno influenzato e sono rimasti impigliati nel tuo stile?

[A.M.] – Beh sono tanti e anche differenti. Non ti nascondo che Josh Bazell con il suo primo libro mi ha dato una bella scossa. Poi un francese che si chiama Nan Aurosseaux e che pubblica in Italia con e/o, si accosta molto a quello che mi piacerebbe fare nei miei romanzi. In linea di massima sono uno che adora le storie e in Italia ci sono tantissimi scrittori capaci a raccontarle come si deve. Uno su tutti Pino Cacucci. Poi adoro Etgar Keret, un israeliano che scrive racconti brevissimi, fantastici.
Classici zero e me ne rammarico.

[M.G.] – Progetti futuri?

[A.M.] – Sto scrivendo una storia di provincia che come stile si avvicina molto a Nero Dostoevskij, cercando di aggiungere sempre una buona dose di ironia e umorismo nero. Sono pigro, mi piace molto di più leggere che scrivere e il lavoro ne risente e va a rilento.

[M.G.] – Ah, dimenticavo. Hai finito di leggere Delitto e castigo?

[A.M.]  – Macché, niente. Sto cercando di superare pagina 36, solo a parlarne mi è venuto sonno…

Ti ringraziamo per la tua disponibilità e ti auguriamo buona scrittura.

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