INTERVISTA AL REGISTA MICHELE PASTRELLO

Oggi NSG vi propone l’intervista a Michele Pastrello. Il regista veneto è di sicuro tra i più interessanti del nostro cinema indipendente. Da qualche tempo Pastrello, che ha esordito con il genere horror nel 2006 e non è detto, come ci dice anche lui, che non decida di tornare sui sui passi in futuro, se ne è distaccato per proporre e comunicare emozioni in maniera differente attraverso lavori dalla solida e spessa anima emotiva, facendolo con sul stile inconfondibile, discreto e diretto. Michele Pastrello va osservato con molta cura. Buona Lettura!

[NSG] – Ciao Michele, grazie per il tuo tempo, è per me un piacere e un onore questa intervista. I tuoi lavori sono sempre molto apprezzati, per qualità e per il modo di raccontare attraverso le immagini le tue storie che difficilmente lasciano indifferenti. Parlaci un po’ del tuo cinema.

[M.P.] – A questa domanda rispondo in fretta: andate nel mio canale YouTube e troverete parte dei miei lavori, potete farvi un’idea. Ti dico una cosa che scrisse Roberto Giacomelli, critico e autore presso Rai4, tirando la somma sulle mie regie: (…) un discorso interessante e molto personale sulla natura dell’essere umano e sulle sue varie direzioni nel percorso di autodistruzione. Ecco sì, in parte ci ha visto giusto.

[NSG] – Tra i tuoi lavori più recenti, troviamo anche “Inhumane Resources” (2012): una lotta alla sopravvivenza e uno sciacallaggio dei valori per raggiungere, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, la tanto agognata meta. Una metafora estrema per dare voce alla quotidianità del mercato del lavoro: come nasce questo gioco al massacro, per altro visto in seguito in altri film, e con quali intenzioni?

[M.P.] – Inhumane Resources è un progetto interessante, ed è stato anche premiato al TucsiaFilmFest con in giuria esperti come Enrico Magrelli e Corrado Farina. Nacque semplicemente da uno scambio che avevo avuto con un agente di commercio, che si vantava di aver ottenuto un cliente a scapito di un collega, concludendo il suo pensiero  con “mors tua, vita mea”, la tua morte è la mia vita. Ma più ampiamente la deregulation (quasi) totale che abbiamo nel mercato del lavoro e l’accettazione rassegnata di ciò mi ha fatto partorire questo action distopico. Che però, oltre ad essere una critica ad un sistema, è anche una riflessione su come noi stessi ci modelliamo a ciò che, di base, non saremo portati ad accettare. Infatti la frase d’inizio orwelliana del film dice molto: Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato. La lotta era finita. Egli era uscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello. Ad ogni modo è stato un lavoro difficile, in cui ho dovuto accettare qualche compromesso pur di portarlo a termine.

[NSG] – Successivamente, nel 2014, dirigi l’inafferrabile e intenso“Desktop”, anche in questo caso analizzando fortemente l’essere umano in maniera intimista, a tratti drammatica, fino ad arrivare ad un epilogo dal piglio fantastico. Come sei riuscito a fare ciò che hai fatto con Desktop in maniera così pulita e completa, senza tralasciare nulla, nonostante il minutaggio ristrettissimo? E, soprattutto, come nasce il finale inaspettatamente fantasy?

[M.P.] – L’idea di Desktop mi era nata sotto Natale. Era un dopocena qualsiasi quando mi è venuta in mente l’immagine conclusiva, quella del monitor. Per lavoro giro diverse società o aziende, incrocio sconosciuti che hanno sfondi dei loro tablet o pc aziendali che raffigurano posti lontani, idilliaci, e per nulla il luogo in cui trascorrono gran parte della loro vita. Da lì nacque il tutto: raccontare un incontro tanto virtuale quanto energeticamente (o multi-verso?) reale di due persone sole, non importa se la prima affondata negli agi urbani e l’altra nello scenario più bucolico. Il sentirsi soli ti accompagna in ogni dove.

[NSG] – Di recente hai diretto il video del nuovo brano dei B-Nario – dedicato a Giorgio Faletti-, tornando all’horror e dedicando questa regia alla storia di un serial killer passionale che si confida con un ispettore di polizia. Com’è nata questa collaborazione e quali sono state le scelte per questo video, cosa vedremo?  

[M.P.] – La collaborazione è nata in modo casuale, cercavano un regista e Danilo Mangano, uno dei compositori della band, è incappato nei miei lavori. Poi però assieme abbiamo lavorato bene, e appena l’Universal darà il via libera, lo potrete vedere con i vostri occhi. I B-Nario mi hanno dato carta bianca, volevano un videoclip dark e io ho cercato di accontentarli: ne è uscito un lavoro dinamico, cupo e insolito per il panorama videoclipparo italiano. Siamo stati contenti tutti, tanto è vero che siamo al lavoro per la prossima produzione musicale del QGStudio, che gireremo a Milano.

[NSG] – Da poco hai ufficializzato con le prime info il tuo nuovo lavoro “Awakenings”, per il quale presto inizieranno le riprese, cosa puoi dirci a riguardo e come si svilupperà questa nuova storia emozionale?

[M.P.] – Sì, ora è ufficiale, siamo in pre-produzione e i primi di settembre iniziamo i primi ciak. L’idea mi era nata ancora a febbraio, poi una serie di vicissitudini hanno portato a questo slittamento. Il micro movie sarà shootato grazie alla partecipazione di BMovie Italia in produzione, e collaborerò con due videomaker ormai navigati come Daniele Serio e Cristian Tomassini. Ti posso dire che siamo sul versante di Desktop: emozione, tempi brevi, dinamicità nella messa in scena, e tanti attimi da afferrare. Il tema è quello del risveglio esistenziale da un coma profondo vitale. E’ una patologia dell’essere umano adulto: sovente, nelle nostre vite, avvertiamo un disagio. In qualsiasi campo, lavorativo, sentimentale, famigliare o altro, non importa. Benché nel nostro profondo intimo sappiamo che quello che stiamo facendo o come stiamo vivendo non sia più la cosa giusta, la perpetuiamo. Perché preferiamo dissipare le energie in un insalubre compromesso, ma conosciuto, invece che in un (plausibilmente salubre) rischio, ma inesplorato. Come diceva Satre “(…) c’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa”. Awakenings parlerà di questo, ma non solo, sarà anche al contempo un elogio alla magia ed al sogno. Vedendolo capirete perché.

[NSG] – Com’è il tuo rapporto, allo stato attuale, con il genere horror/thriller dei tuoi esordi?

[M.P.] – Pochi giorni fa ho rivisto i miei due short di esordio (Nella mia mente, vincitore al PesarHorrorFilmFest e 32 vincitore al ToHorror, ndr). Credimi, mi è venuta una certa nostalgia e tutt’ora l’idea soltanto di fare un lavoro puramente di genere mi fa brillare gli occhi. Ma sento che, per adesso, devo imboccare un’altra strada, più opportuna per il mio percorso. Ciò nonostante il genere horror spesso comprende l’elemento immaginifico e, credo, che quello continui ad esserci all’interno dei miei lavori.

[NSG] – Altri progetti in ballo?

[M.P.] – Tra settembre e ottobre ho un Corporate, uno spot ed un videoclip, tutte cose slittate nei primi mesi post-ferragostiani, all’interno dei quali devo trovare spazio per Awakenings. Quindi per ora sto bene così. A novembre-dicembre, una volta ultimato Awakenings ti dirò cos’altro la mia testa frullerà.

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