RECENSIONE “RABBIA” DI AMEDEO SARTORI

[A cura di Landi Marinella]

 

Amedeo Sartori dirige Rabbia, ennesimo capitolo dedicato al contagio e a un misterioso virus, del quale non si apprende nulla durante tutto il film, che trasforma le persone in esseri violenti. La trama non aggiunge nulla di originale alle tante pellicole a tema che stanno circolando ormai da diverso tempo e questo, sommato alla qualità delle interpretazioni di attori non professionisti e dialoghi privi di mordente per una sceneggiatura non proprio compatta, purtroppo non aiuta.

L’intero film è girato in soggettiva e, se da una parte può essere una scelta vincente, si rivela dall’altra, nelle situazioni di ansia e agitazione per esempio, troppo impegnativa.

Rabbia parte lentamente da un contesto urbano per poi spostarsi in quello montano nella seconda parte del film, proponendo dei momenti anche interessanti per un film che però non riesce del tutto a spiccare il volo e rimane all’interno dei suoi confini, il che non è sbagliato da un certo punto di vista, ma questo non fa della pellicola qualcosa di memorabile o efficace, ne basta a giustificare quei limiti dettati dall’ancora acerba esperienza e dal budget inesistente.

Gli effetti speciali sono praticamente assenti così come una colonna sonora a sostenerne il ritmo non sempre incalzante. Entrambi i fattori sono molto importanti per la riuscita di un film, ma non fondamentali, ma va anche detto che la scelta di ometterli, soprattutto nel caso delle musiche, è molto pericolosa e azzardata e andrebbe adottata in condizioni differenti, con una preparazione differente e con la certezza che la struttura, dalla storia alla svolgimento dei fatti, sia solida come una roccia e scorra via liscia portando lo spettatore a non sentirne la mancanza ed esserne comunque catturato.

Il finale, come alcune intuizioni, non è malvagio, ma andrebbe sgravato di parecchi minuti; è un mockumentary e spesso nel finale, dove si pensa che occorra, vengono mostrati alcuni dei momenti precedenti al – di solito – tragico epilogo attraverso registrazioni precedenti o parallele ai fatti accaduti e in questo caso il processo si è portato parecchio indietro appesantendolo ulteriormente.

Va ricordato che stiamo parlando di un film girato praticamente a costo zero con le problematiche del caso, ma come dicevo sopra, non è una giustificazione quando di lavori girati nelle stesse condizioni riportano una qualità decisamente superiore. E’ un’esperienza che non lascia il segno ma che possiede comunque qualcosa di buono sul quale naturalmente lavorare, anche al fine di trovare un proprio stile.

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