RECENSIONE “SUBJECT 0 – SHATTERED MEMORIES” DI TIZIANO CELLA

[A cura di Davide Comotti]

L’attore Tiziano Cella, noto per la sua strepitosa performance nello scioccante Doll Syndrome (2014) di Domiziano Cristopharo, debutta alla regia di un lungometraggio con Subject 0: Shattered Memories (2015). Una produzione (Media Dab) di alto livello qualitativo, un film girato in inglese tra Roma e Parigi e che ha già trovato una distribuzione negli Stati Uniti: trattasi di un incrocio fra thriller (con tanto di assassino da scoprire), fantascienza e horror – un thriller fantascientifico, potremmo definirlo, ma verosimile e proprio per questo inquietante parabola sociologica.

Subject 0 è scritto dallo stesso Cella insieme a David White, presenti entrambi anche nel cast, e Roberto Del Piccolo, regista del notevole horror The Hounds – tutti nomi conosciuti nell’indi italiano. Ambientata a Roma, la storia inizia con l’omicidio di un uomo, trovato a letto da Lauren (Lauren Jane Matic) con la gola tagliata: trattasi del suo amante, il che costringe dunque il marito Robert Williams (White) a una duplice e sconvolgente scoperta che rovina la loro vita. Mentre la polizia indaga, seguiamo le vicende di un altro personaggio apparentemente estraneo: Joshua Merlo (Cella), un individuo solitario che gestisce un’autofficina ed è attratto dalla sua segretaria Katia. Presto si susseguono altre vittime: Katia, il suo fidanzato e una ragazza cinese vengono trovati barbaramente uccisi con lo stesso modus operandi del primo omicidio. Su tutti questi personaggi aleggia l’ombra di una società segreta che sta sperimentando un sistema per controllare la mente delle persone senza lasciare ricordi.

Come si può intuire, Subject 0 è un film decisamente ambizioso – considerato anche che si tratta della sua prima regia: eppure, sostenuto da un’ottima produzione e sceneggiatura, Cella riesce egregiamente a dirigere una vicenda così complessa senza perdersi quasi mai, dimostrando una doppia padronanza dei mezzi davanti e dietro la macchina da presa. È vero che ci sono alcuni momenti un po’ lenti e alcune lungaggini evitabili (in primis, la scena col pizzaiolo imbranato), ma sono dati che passano assolutamente in secondo piano rispetto all’ottima riuscita del film. Salta all’occhio innanzitutto la confezione estetica molto professionale – elemento indispensabile per la buona riuscita dell’opera, tanto più in un periodo dove proliferano film indipendenti di ogni tipo e capita di assistere a prodotti semi-amatoriali. Subject 0 è invece un film che non ha nulla da invidiare a produzioni americane e italiane di alto livello: immagine in alta definizione, fotografia volutamente luminosa e “asettica” di Nour Gharbi e ottime interpretazioni di attori professionisti internazionali. Tiziano Cella è abile nel riprodurre un personaggio in parte simile a quello interpretato in Doll Syndrome, con fisico scultoreo, volto alienato, sguardo fisso e poche parole – e tutto ciò ha un preciso significato in rapporto a ciò che scopriremo vedendo il film. David White è uno fra i volti più noti delle produzioni indipendenti italiane degli ultimi anni – in particolare in vari film venduti anche all’estero (Zombie Massacre, Beautiful People, Morning Star, Anger of the Dead, Insane, Zombie Massacre 2). In Subject 0 risulta essere un personaggio-chiave, perfetto nel ruolo di un ambiguo uomo d’affari sempre in coppia con un collega italiano. Bellissima e carismatica, nel ruolo della moglie, anche Lauren Jane Matic. Nel resto del cast troviamo nomi meno conosciuti ma altrettanto efficaci; da segnalare un piccolo ruolo “da cadavere” (l’uomo assassinato all’inizio) per Yuri Antonosante, presente in vari film di Domiziano Cristopharo. Le location si dividono fra esterni luminosi e abbacinanti, l’autofficina di Merlo e interni eleganti – con una breve parentesi a Parigi all’ombra della Tour Eiffel. Il film riesce ad avere un’atmosfera “sospesa” e psichedelica grazie anche alla colonna sonora ricca di brani pulsanti, dissonanti e ossessivi (Jaques Buvat, Seiswork, Kristian Sensini). Da notare anche un utilizzo particolare del montaggio da parte di Valerio Perini, che spesso tende ad accostare personaggi diversi ripresi in situazioni simili, creando così un senso di straniamento nello spettatore.

La storia si svolge a Roma, ma – tranne alcune inquadrature sul Colosseo – poco lascia intuire che si tratti di questa città, e non è un caso: Roma è rappresentata come una città astratta, una città qualsiasi se vogliamo, la città di un futuro non troppo lontano in cui l’uomo ha inventato strumenti per condizionare la volontà di altri uomini. E lo fa attraverso messaggi subliminali trasmessi con strumenti tecnologici: un tema che ricorda grandi film come Essi vivono di Carpenter e Videodrome di Cronenberg, modernizzati e reinterpretati in senso 2.0. Da notare, per esempio, le frequenti soggettive delle telecamere che osservano i protagonisti, le verità rivelate dal computer, telefoni e televisori che invadono le vite dei protagonisti, la misteriosa multinazionale che sperimenta questo progetto – in una sorta di universo orwelliano. L’aspetto più fantascientifico è declinato però in una realtà urbana e realistica, attraverso una complessa struttura da thriller, con misteri che si incrociano e la polizia che indaga. Non molte ma notevoli le scene marcatamente horror, rese efficaci dagli effetti speciali di Silvia Castellucci: l’incipit con Antonosante squartato nel letto, la coppia trovata massacrata in casa e disposta quasi a mo’ di rituale diabolico e la ragazza cinese stesa in un lago di sangue.

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