RECENSIONE “GLI SCACCHI DELLA VITA” DI STEFANO SIMONE

[A cura di Marinella Landi]

Gli Scacchi della Vita è l’ultimo film di Stefano Simone (Una vita nel mistero, Unfacebook) che, ancora una volta, si affida alla trasposizione di un racconto di Giordiano Lupi. Una storia giocata sui flashback e su parallelismi  del protagonista attraverso una partita a scacchi, utilizzati spesso come metafora della vita in altri film e cortometraggi.

Massimo (Michael Segal) è un brillante architetto e vive una vita famigliare serena che condivide con la moglie scrittrice. Un incidente lo costringe in ospedale, ed è lì, tra le mura di una stanza, che intraprende un misterioso viaggio che lo porterà al cospetto di uno strano individuo (Filippo Totaro) che, attraverso una partita di scacchi, lo (ri)metterà di fronte al suo sofferto passato, ma più di tutto lo porterà alla comprensione.

Abbiamo quindi due storie che si intersecano attraverso i flashback del protagonista che viene catapultato nel passato, quando era ancora un giovane Massimo (Libero Troiano) in balia di eventi spiacevoli che ne hanno segnato in maniera significativa l’adolescenza; un padre deceduto, una madre prostituta, le continue derisioni per quelle scelte delle quali non aveva colpa e le delusioni, fino all’isolamento. Drammi di famiglie di borgata vissuti da un giovane con le spalle ancora troppo piccole per sopportarne il peso. L’unico a cui sembra aprirsi, anche se non completamente, è un barbone (Antonio Potito), col quale instaura l’unico rapporto di vera e profonda amicizia, fortemente importante e di impatto nella storia.


Il film possiede una buona storia e una sua personalità, sebbene zoppicante in alcuni momenti, soprattutto su alcune scene e dialoghi resi appesantiti da una durata eccessiva e meccanica. Un plauso va sicuramente alle interpretazioni di Michael Segal, Filippo Totaro e Antonio Potito che si muovono con estrema naturalezza e padronanza, a differenza del resto del cast che purtroppo risulta impostato e rigido. Il Massimo giovane, interpretato da Libero Troiano è visivamente ottimo nella parte ma la sua recitazione in alcuni momenti ne risente.


Insolita ma appropriata la location scelta per la partita a scacchi tra il protagonista e il misterioso avversario. Una partita che, mossa dopo mossa, affronta, fino a farle riaffiorare, emozioni sepolte di un passato a fatica dimenticato. Ma questo è lo scopo, comprendere quanto il dolore in definitiva faccia parte di noi e spesso della nostra crescita interiore. Mai dimenticare, nemmeno quelle colpe per le quali non si è responsabili, se non indiretti.


Visivamente un prodotto gradevole che porta con se delle scelte stilistiche e di regia care al regista e che si avvale nuovamente della collaborazione di Luca Auriemma per il comparto musicale che anche qui, come nei suoi precedenti film, gioca un ruolo fondamentale. Gli scacchi della vita è sicuramente un film maturo che denota un certa crescita anche da parte del regista stesso che, dovendo fare i conti con le varie e non poche ristrettezze, ha sicuramente sfruttato al meglio quello che aveva a disposizione. Un film indipendente si, ma onesto e sincero… vero!

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