RECENSIONE “HELLO BINGO!” DI MARCO LAMANNA

[A cura di Marco Valtriani]

Preparatevi ad una messa in scena suntuosa, ricca e attraente sin da subito, resa da un piano sequenza in prima persona, che travalica da soggettiva ad oggettiva e viceversa, rischiando proprio per questo frangente un po’ di forzosità. Nonostante ciò permane la fascinazione di questo tipo di inquadratura che da sempre attira lo sguardo e coinvolge lo spettatore come vestendolo coi panni del regista.
E’ con questo tocco di maestria che l’autore Marco Lamanna ci presenta Lucie (gradevole e intensa interpretazione della talentuosa Emilia Scarpati Fanetti), immergendoci in una storia che sembriamo afferrare ma che all’improvviso ci sfugge trasportati in un nuovo ambiente, in una nuova messa in scena: un colpo, sia registico che di sceneggiatura, in cui anche la colonna sonora sembra appartenere ad un’ altra vicenda: ci si ritrova spaesati, come teletrasportati in un’altra dimensione.
Nulla di che preoccuparsi: presto con un coup de théâtre la narrazione si svela col bel viso di Lucie, la femme fatale. Pesce grande o pesce piccolo? Sarà Bingo a farcelo capire ma…chi , o ancora meglio cos’è Bingo? Non posso svelarvelo, ma anche qui la caratterizzazione è forte, la teatralità si fa viva oltre che di presenza, anche di make up (Elena Bertolini ft. Katia Brivio) ma soprattutto di vfx: un’immagine permeata della sua presenza che altera la percezione di chi lo subisce (spettatore compreso), con buoni colpi d’occhio che reggono alla grande il soave arrangiamento fotografico di tutto il film.

Certo, è pure vero che qualche sbavatura da eccesso di tastiera su after effects si vede di qua e di la. Nel campo/controcampo Lucy e Jimmy (Simone Riccioni) discutono, ma il trasparente del finestrino adombra di surreale e posticcio la sequenza, anche se vedere al di fuori dei finestrino città e traffico hollywoodiano relega un tocco di internazionalità, sia nelle intenzioni sia effettivamente, ma solo e sempre che ci si accontenti di assecondare l’elaborazione che visivamente com’è detto e molto accentuata, insomma, una volta accettato l’accordo ci si sente gradevolmente trasportati in questo possibile mondo malavitoso, dove chi lo abita, se la fa, se la aspetti.
La sequenza centrale, dove si svolge il clou, è coinvolgente grazie un montaggio della Blackduck Studio che non sbava proprio per nulla, anzi passo dopo passo ci trascina al colpo d’occhio, al colpo di scena, alle tinte horror che in questo cortometraggio fanno solo capolino, come una ciliegina sulla torta di questo dolce buono da gustare, ma che attenzione, può essere fatalmente letale.

 

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