INTERVISTA A FEDERICO TADOLINI

[A cura di Davide Comotti]

NSG ha intervistato per voi il regista Federico Tadolini (Il Collezionista, Video Nasty, Evisceral Plague, Guanti Neri) che ringraziamo per la disponibilità. Un’intervista a cura di Davide Comotti che dire esaudiente è dire poco, per cui, se volete conoscere meglio questo regista, i suoi lavori, i suoi progetti futuri e non solo, non fatevela scappare! Buona Lettura!

[NSG] – Come e a che età è iniziata la tua passione per il cinema horror?

[F.T.] – Ho sempre avvertito il fascino per il fantastico, per l’horror, per il macabro, le cose che spaventavano i miei amici a me invece incuriosivano e affascinavano. Inizialmente con i fumetti, poi col cinema attraverso il noleggio delle VHS oppure con i film che davano in televisione. Tutto rigorosamente fatto di nascosto, visto che i miei genitori non volevano che mi interessassi di queste cose. Ho iniziato con i fumetti di Dylan Dog e Splatter intorno agli otto anni, mentre i primi film che ho visto sono stati Fright night (Ammazzavampiri), Chi è sepolto in quella casa? e Non aprite quel cancello. Il primo vero incontro con la sensazione piacevole della paura l’ho avuto a 10 anni con Shining di Kubrick e Opera di Argento. Senza dimenticare la letteratura ovvero quegli autori che mi hanno sempre accompagnato lungo il percorso: Edgar Allan Poe, Lovecraft, Stephen King e Clive Barker.

[NSG] – Quali sono i generi e registi horror a cui sei più affezionato? Sono loro a ispirare i tuoi film?

[F.T.] – I generi sono l’horror in tutte le sue forme, anche le derive più estreme, poi la fantascienza, il giallo all’italiana, il thriller, il fantastico. Altri generi non li amo particolarmente ma questo non vuol dire che mi limito guardando solo film horror o di fantascienza, sarebbe una cosa tristissima. Non amo assolutamente il western però Django Unchained di Tarantino e anche Il Grinta dei Coen me li sono goduti. Idem per i film di guerra, però come si fa a non amare Salvate il soldato Ryan o Full metal jacket?
Come registi sono cresciuto con il cinema di Dario Argento (mi dissocio ovviamente dalle ultime cose), mi piacerebbe dire Mario Bava che reputo il più grande regista italiano ma sono del 1979 quindi giovane per poterlo dire. Poi sono cresciuto con Herschell Gordon Lewis, Tobe Hooper, George Romero, Sam Raimi e il suo Evil dead, Brian Yuzna, Stuart Gordon e anche Henenlotter. Poi come non citare Peter Jackson e i suoi Brain dead e Bad taste. Il regista che amo più di tutti è Alfred Hitchcock mentre tra quelli contemporanei devo citare Rob Zombie, Aja, Wingard, il duo Cattet-Forzani, Simon Rumley, Adam Rehmeier (The bunny game), Tom Six, Chad Ferrin (Someone’s knocking at the door), mentre tra gli italiani voglio citare Domiziano Christopharo (House of flesh mannequins su tutti) e anche Lorenzo Bianchini che con Across the river ha dato una dimostrazione su come si possa fare un ottimo film con tante idee e con un budget risicato.
In qualche cortometraggio che ho fatto ci posso avere inserito una citazione, un omaggio che ho sempre dichiarato (basta guardare i titoli di coda di Evisceral plague che ho dedicato a Herschell Gordon Lewis) ma mai ispirato del tutto. Faccio quello che mi viene di fare in quel preciso momento, quello che mi sento di voler esprimere, ci può essere il Tadolini cupo e pessimista del Collezionista come quello più scazzone di Evisceral plague, dipende dallo stato d’animo del periodo.

[NSG] – Da appassionato a regista: come e quando è avvenuto questo passaggio?

[F.T.] – In modo graduale, ho studiato cinema, musica e teatro sotto lettere e filosofia all’università di Pisa e successivamente cinema, teatro e produzione multimediale. Decisi di realizzare Orgia di sangue nel 2012 perché pensavo che fosse venuto il momento di fare un piccolo passo in più. Posso dire senza esitazione che sono stato fortunatissimo innanzitutto di aver conosciuto Lorenzo Lepori che aveva tantissima esperienza in più di me e che ci diede una grandissima mano affinché Orgia di sangue sia diventato un cortometraggio sicuramente che poteva anche essere fatto meglio soprattutto sotto l’aspetto effetti speciali ma che mantiene lo stesso il suo fascino. Senza volermi dimenticare di tutte quelle persone che hanno avuto fiducia in me.

[NSG] – Quali sono stati i tuoi primi lavori?

[F.T.] – È partito tutto da Orgia di sangue, su YouTube puoi trovare anche qualche cazzatella che avevo fatto precedentemente, ma sono solo esperimenti che mi divertivo a fare con una piccola videocamera handycam. Mi divertivo come un pazzo a filmare cose assurde – ma ripeto non li considero nemmeno lavori, sono solo esperimenti di un ragazzo che si divertiva così. Precedentemente ho collaborato con il festival di videoarte Lookatfestival e col festival horror Operazione paura.

[NSG] – Il tuo primo cortometraggio che gode di una buona notorietà è Orgia di sangue. Mi puoi parlare un po’ di questo? Cioè come nasce, la lavorazione, etc.

[F.T.] – È nato da un’idea mia, volevo ricreare quel climax anni 80 con un serial killer con maschera a gas e un altro personaggio che apparentemente doveva risultare il “villain” di turno. Le riprese sono durate due lunghi giorni, tra divertimento e spargimenti vari di sangue. Come detto precedentemente dentro Orgia di sangue c’è tutta l’inesperienza del caso, risale al 2012 quindi non è nemmeno troppo datato e appunto con alcuni ragazzi abbiamo proseguito con varie collaborazioni. Come succede sempre a qualcuno è piaciuto, ad altri no, altri ancora si sono indignati e offesi senza nemmeno capire che l’assassina è la donna. Ad una rassegna ricordo ancora la domanda educata di un signore “Mi può spiegare il suo accanimento verso la donna? Perché tanta ferocia?”. Mi misi a ridere e appunto gli spiegai che la donna è l’assassina, il maniaco con la maschera a gas è uno sdoppiamento della sua personalità. Pensavo fosse una sceneggiatura abbastanza elementare, evidentemente mi sono sottovalutato.

[NSG] – Orgia di sangue è anche l’unico tuo lavoro (a parte l’episodio del collettivo 17 a mezzanotte) visibile online. È una tua precisa scelta?

[F.T.] – Si, non mi piace mettere le cose online, alcuni festival non accettano nemmeno lavori pubblicati online, ok ci sarebbe più visibilità ma a che pro? I metri di giudizio sono tre: quelli del bello, bravo, complimenti, trovi l’idiota che offende e per ultimo quelli che elencano le cose buone e quelle meno buone. Le migliori recensioni sono quelle appunto dove si fanno notare i pregi e i difetti. Online è sicuramente una vetrina ma anche un richiamo per i soliti bimbiminkia di turno che si improvvisano recensori senza nemmeno conoscere l’Abc e a me non interessa minimamente diventare il loro idolo o essere oggetto di offese.

[NSG] – In seguito hai diretto Il collezionista, ascrivibile al genere torture-porn. Mi parli di questo corto?

[F.T.] – Non lo dovrei dire ma è quello a cui sono più legato per tantissimi motivi sia personali che professionali. E’ stato girato in tre giorni, l’ho scritto nella sala d’attesa dell’ospedale Versilia per un problema di salute che fortunatamente si è risolto nel migliore dei modi. Poi una mattina trovai in cantina una valigia 24 ore di pelle con la combinazione e la associai al protagonista immaginandola piena di denti. Il collezionista è il più disturbante cortometraggio che ho fatto, pieno zeppo di torture, violenza e pessimismo, è nero come la pece, non c’è salvezza né redenzione. È il figlio perfetto di un anno vissuto tra diversi problemi a livello personale affrontati con tantissima rabbia.

[NSG] – Hai presentato questi film a vari Festival? Hanno avuto un buon riscontro?

[F.T.] – Ha sempre fatto il suo sporco lavoro, come ti ho detto è pessimista e capisco perfettamente che per un pubblico non abituato a certe immagini può risultare disturbante, ma è proprio quello l’obiettivo del Collezionista, volevo incanalare le varie vicissitudini reagendo in modo costruttivo, penso di esserci riuscito. Ora non avrebbe senso ripetere Il collezionista, sono un’altra persona.

[NSG] – Invece di Evisceral plague cosa mi puoi dire?

[F.T.] – Che è stato realizzato nel 2014, due lunghissimi giorni di riprese anche in condizioni climatiche abbastanza avverse. È il cortometraggio che rappresenta Federico Tadolini di questo momento: allegro, scazzone, tanta voglia di fare e molto positivo. È sicuramente un cortometraggio violentissimo dove ho messo un po’ di tutto: motoseghe, budella, coltelli, banconi di stiramento medievali, una cassa da morto, varie torture etc. Però lo ricordo sempre come il figlio ideale di un periodo di forte rinnovamento per il sottoscritto, un rinnovamento all’insegna dell’ottimismo. Con Evisceral plague ho voluto pagare dazio ad un regista che apprezzo particolarmente ovvero Herschell Gordon Lewis con cui sono praticamente nato. Come per tutte le cose voglio specificare che senza l’apporto di tutto lo staff Evisceral plague non sarebbe magari mai nato. Ragazzi straordinari che mi hanno dato una grandissima mano sia per il reperimento del materiale scenico che per il trasporto di cui devo ringraziare il mio amico Lorenzo Lepori. In più aggiungo che ho avuto l’onore di collaborare con Pio Bisanti che ho sempre ammirato per Cinque cerchi roventi, e ho avuto il permesso di usare le musiche di Gigi Mellino col gruppo The Providence, degli Stige e dei Corpsefucking art.

[NSG] – Nei tuoi cortometraggi hai costruito una factory indipendente, la Morgue Production, che si basa su fidati attori e collaboratori: come è nato questo gruppo?

[F.T.] – La Morgue production è nata due anni fa grazie al sottoscritto e a Raffaele Borreca, amico e strettissimo collaboratore. Oltre che essere un amico è anche un ottimo attore, perfetto per ogni ruolo, lui è come un jolly ovvero gli posso costruire qualsiasi personaggio dal cattivo, alla vittima etc. e vado sul sicuro. Morgue (obitorio) è nato come accompagnamento per le immagini del collezionista, freddo e glaciale come possono essere le pareti di un obitorio. Ho preso spunto per il nome dall’etichetta discografica Cold meat industry di Roger Karmanik e anche dalla Toetag di Fred Vogel, il cui logo è un cartellino da morto attaccato al piede del defunto. Noi abbiamo scelto uno schizzo di sangue.

[NSG] – Come sei stato coinvolto nel progetto 17 a mezzanotte?

[F.T.] – 17 a mezzanotte è nato dall’idea di Davide Pesca ovvero unire 17 cortometraggi fatti da 17 registi diversi con alcuni requisiti: il genere horror, la durata dei sei minuti senza titoli di testa e di coda, la risoluzione e poi si sono aggiunti i sottotitoli in inglese. L’idea di Pesca è venuta dopo aver visto Abc of death, il suo proposito come ha specificato nelle note su YouTube era quello di voler ricreare un horror molto artigianale, molto anni 80. Reputo l’esperienza di 17 a mezzanotte discretamente positiva, ho avuto il piacere di collaborare con Edo Tagliavini, un mio carissimo amico, e anche di conoscere gli altri registi, con alcuni abbiamo legato molto, con altri ho legato meno, fa tutto parte dei giochi. 17 a mezzanotte ad alcuni è piaciuto, ad altri no ma fa tutto parte dei giochi, siamo andati al FiPiLi di Livorno, abbiamo fatto l’esperienza del Fantafestival di Roma e siamo anche sbarcati al Fantastic horror film festival di San Diego in America dove eravamo in nomination con 3 premi su sei, purtroppo non abbiamo vinto niente, pazienza. Aggiungo che siamo anche apparsi in un breve trafiletto sulla rivista Splatter, per la precisione sul numero 4, ora immaginati tu che emozione posso aver provato a ritrovare il mio nome su di un fumetto che leggevo a otto anni. 17 a mezzanotte ora lo puoi trovare intero su YouTube.

[NSG] – A questo bell’horror collettivo hai partecipato con uno fra gli episodi a mio avviso più riusciti, Video nasty: mi parli un po’ del tuo lavoro?

[F.T.] – Grazie mille, Video nasty è stato realizzato in due giorni, mi sono attenuto alle regole iniziali di Pesca, e ho realizzato un cortometraggio che più anni ottanta di così non si poteva fare. Anche per Video nasty ho avuto il solito colpo di culo che per Il collezionista, rovistando in cantina ho trovato un vecchissimo proiettore in Super8, alcuni nastri e un vecchio telo. Da lì poi è nato tutto, ricollegandomi alle pellicole anni 80 e a Cigarette burns di Carpenter che reputo un capolavoro : quindi meta-cinema (il film maledetto), due amici e la follia che sovrana su tutto. Video nasty lo riguardo volentieri ma non ci sono particolarmente legato a causa di alcune vicende familiari che hanno coinvolto un ragazzo che doveva prender parte al film come attore. Prima di tutto viene sempre l’amicizia e questa cosa mi colpì profondamente. Federico Tadolini realizza film violenti, scrive racconti ancora più violenti ma è anche un bravo ragazzo, ha tante amicizie, l’ho ripetuto anche altre volte, pensavo fosse una cosa scontata la separazione tra finzione cinematografica e vita reale, per alcuni purtroppo non è così.

[NSG] – È da poco uscito il tuo nuovo cortometraggio, Guanti neri, che omaggia il thriller italiano anni Settanta. Come mai questo cambio di genere?

[F.T.] – Mi ricollego alla domanda iniziale sui generi, il giallo all’italiana è uno di quei generi con cui sono cresciuto e come non parlare quindi dei vari film di Dario Argento e dei vari L’uccello dalle piume di cristallo, Profondo rosso etc. Ho conosciuto tramite internet Roberto Ricci di Ancona che si è presentato come autore di Respiro tagliente, un raccolta di racconti di genere giallo, e mi disse “Ho visto il tuo Orgia di sangue e mi è piaciuto molto, ti va di spedirmene una copia in cambio del mio libro?”. Così feci e quando mi arrivò il suo libro mi divertii come un pazzo, c’era veramente tanto cinema, Mario Bava, Dario Argento. Al che mi fece una proposta “Perché non giri un corto tratto dal mio racconto Guanti neri?”. Lessi questo racconto e il 50% era visivo, l’altro 50% NO (come si può vedere, il racconto contenuto in Buio rosso è leggermente diverso dal film). Scrivemmo la sceneggiatura a quattro mani, ci trovammo di persona a Firenze dove parlammo di costi e gli presentai un elenco di persone che ritenevo opportune per questo film. Per il resto devo dire che Roberto è una delle persone più educate, sincere e tranquille con cui ho avuto a che fare, è sempre stato al suo posto e ha sempre accettato serenamente ogni critica che gli ho mosso per alcuni suggerimenti che non ritenevo adatti alle pellicola. Il cortometraggio è stato fatto in tre giorni, alla presenza di Roberto stesso che ha anche fatto una comparsata. Ho ricordi molto piacevoli di tutto, grandissima serenità sul set e anche tanta soddisfazione nell’essermi potuto confrontare con un genere diverso ma che mi sono sentito mio. Altri progetti di cui non mi sentivo idoneo li ho rifiutati sempre in partenza.

[NSG] – Sta avendo un buon riscontro da parte della critica?

[F.T.] – Si sta piacendo discretamente, è un cortometraggio molto meno brutale rispetto ai miei standar , ho dato più spazio all’ambientazione e a quel climax dove si presenta il killer inafferrabile che puntualmente uccide come se fosse un’entità soprannaturale. Altro elemento che mi affascinava è l’arma ovvero un vecchio rasoio da barbiere che puntualmente compare in tanti film del periodo. Quando l’ho girato non avevo nessun modello nella mente, se proprio vuoi un esempio di caratterizzazione di killer che mi hanno affascinato cito Torso di Sergio Martino e Sei donne per l’assassino di Mario Bava. Ti svelo anche una piccola curiosità: la mano guantata del killer è sempre la mia, ho voluto fare la controfigura dell’assassino e ovviamente mi sono divertito come un pazzo.

[NSG] – Adesso a quali progetti stai lavorando? E per il futuro ci puoi svelare qualcosa?

[F.T.] – Dobbiamo terminare il cortometraggio Gore Christmas e ad aprile gireremo Bloodcorn dove avrò il piacere di collaborare con Michael Segal. Curiosità: il mio racconto Gore Christmas da cui ho preso spunto per il corto è stato pubblicato su ebook in contemporanea mentre stavamo girando il film. Inusuale per un racconto così brutale, c’è un po’ di tutto, stupro, cannibalismo, evirazioni, asportazioni di organi, ho tirato fuori il peggio di me stesso.

[NSG] – I tuoi film in che modo saranno visibili ai “non addetti ai lavori”?

[F.T.] – Come ho sempre fatto, ovvero tramite rassegne e festival vari, abbiamo girato l’Italia quindi le occasioni per vederli ci sono. Se aspettate di vederli su YouTube state freschi. Il problema dello spettatore è la pigrizia, poi ci sono anche la categoria degli incontentabili ovvero quelli che si svegliano la mattina con la frase: il cinema di genere è morto. Vanno a letto con la frase : il cinema di genere è morto. Perché? C’è tantissimo fermento, le cose vengono fatte, avremmo bisogno anche del supporto della gente, ovvero presenza del pubblico alle rassegne e ai festival ma spesso non succede e quindi i festival (che hanno i loro costi) chiudono o si dedicano ad altro, oppure semplicemente abbiamo bisogno che comprino i dvd e che non scarichino. Utopia. Si stava meglio quando si stava peggio, negli anni ottanta – novanta pur di vedere un film al cinema eliminavo l’uscita con gli amici per la pizza, pur di avere la vhs originale idem. Manca la sincera passione per il cinema, un amante del cinema NON vorrà mai un prodotto non originale. A parte tutto, Il collezionista ed Evisceral plague andranno a far parte di un dvd con inclusi due cortometraggi di Lorenzo Lepori Alien lover ed Evil tree. Aggiungo che per i miei corti saranno fatte due locandine ad opera di Paolo Di Orazio di Splatter e anche la versione a fumetti. Idem per quelli di Lepori ad opera del suo omonimo Lorenzo Lepori di Oltretomba. Per Evil tree abbiamo avuto l’onore di collaborare con Antonio Tentori e Giovanni Pianigiani.

[NSG] – Quando il debutto nel lungometraggio?

[F.T.] – Se me lo produci tu volentieri! A parte gli scherzi, in futuro, fare un lungometraggio richiede tante cose diverse che fare un corto. Più soldi, maggior tempi di lavorazione. Quindi ti dico che nel 2015 non ci sarà un lungometraggio fatto dal sottoscritto, in futuro vedremo.

[NSG] – Non solo regista, ma anche scrittore horror: puoi parlarci un momento delle tue opere scritte?

[F.T.] – Volentieri: ancor prima che iniziassi a girare cortometraggio stavo scrivendo svariati racconti partecipando a numerosi concorsi. Il giochino era semplice: mi classificavo sempre terzo, quarto, poi ricevevo una proposta editoriale dove paradossalmente sarei stato io a pagare per farmi pubblicare e non viceversa. E che senso aveva? Una colossale presa per il culo, quindi mi sono detto, mai e poi mai non sborserò un solo centesimo per essere pubblicato, chi crede in me non ha bisogno di pararsi il culo dietro contratti-farsa e mille cavilli tutti a favore dell’editore. Ho aspettato un po’ e l’anno scorso ho ricevuto ben tre pubblicazioni. Per la precisione con la casa editrice EF edizioni con l’antologia Oltre la paura curata da Enrico Teodorani e sua moglie. Sono presente con il racconto Memorie di un torturatore che rientra nel genere torture-porn, tutto senza nessunissima censura, un racconto nudo e crudo. Dentro questa antologia oltre che Enrico Teodorani è presente anche Andrea Cavaletto, sceneggiatore di quella perla che è Hidden in the woods, di Doll syndrome di Domiziano Cristopharo nonché di alcuni albi di Dylan Dog. Ovviamente per me è motivo di orgoglio.
Poi tramite la Dunwich di Roma ho pubblicato il  racconto a cui sono più legato, Body count, presente nell’antologia Morte a 666 giri. Con questo racconto ho dato il mio personale omaggio ai vecchi fumetti americani dello zio Tibia unendo sport (baseball), musica (Elvis Presley) e horror, tutto con un filo di ironia. Devo dire che questo racconto è piaciuto tantissimo, leggo recensioni molto entusiaste al riguardo e la cosa mi fa enormemente piacere . Prossimamente ce ne saranno delle belle, sono coinvolto in un grosso progetto totalmente extreme dove potrò affrontare un genere che amo particolarmente, lo splatter punk (genere- filosofia di pensiero).
La terza pubblicazione è stata su ebook con Gore Christmas, completamente gratuito e scaricabile da internet.
La scrittura è molto più rilassante che girare un cortometraggio, ho usato la parola “rilassante”, non “facile”, perché ovviamente bisogna esserci portati, saper costruire una storia, i personaggi giusti e saper creare interesse verso il lettore. Però con la scrittura si è da soli, senza dover per forza interagire con altre persone, se non con l’editor che ha il compito di revisionare il tutto e di dare i suoi suggerimenti. Mi sono trovato perfettamente in linea con Mauro Saracino della Dunwich, una persona veramente competente.

[NSG] – A grandi linee, cosa ne pensi dell’attuale horror indipendente italiano?

[F.T.] – Che ci sono dei registi validissimi, come per gli altri ruoli. Come mai si rimane sempre nell’oblio? Per tutta una serie di motivazioni: per la questione del pubblico ti ho già risposto precedentemente. L’anno scorso ancor prima di terminare il montaggio del collezionista venni invitato ad una trasmissione radio per una lunga intervista, ebbi il piacere di confrontarmi con un ragazzo che si occupa da tanti anni del panorama indipendente. Parlammo a lungo e mi disse: “Lo sai qual è la mia sensazione da spettatore del circuito indipendente? Che siete in tanti ma fate a gara tra di voi per prendere un pezzo di torta senza aiutarvi a vicenda”. Mi misi a ridere dicendogli che secondo me si sbagliava, ora con un anno in più di esperienza sul groppone e dopo svariati corti realizzati ti posso dire con sicurezza che il ragazzo non si sbagliava. Ognuno coltiva il proprio orticello, se ci fosse più collaborazione tra di noi le cose sarebbero meno difficili. Utopia? Boh, io sono tra quei coglioni che forse pubblicizzano di più i lavori fatti dagli altri che non i miei, ho un mio blog dove recensisco film indipendenti e intervisto i registi. Ovviamente non tutti sono così, non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ci sono persone molto generose che considero ottimi amici.

Concludo ringraziando tutta la redazione di NonSoloGore che mi ha sempre supportato e tutte quelle persone con cui ho collaborato, grazie al quale i miei film sono potuti nascere.

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