RECENSIONE “DERNIERE” DI MARCO MARRA

[A cura di Andrea Stella]

Un pensiero. Un’azione. Uno sguardo. Ogni cosa, di colpo, diventa importante. Il punto nevralgico di tutto, in Dernière, è la figura dell’essere umano. O meglio, del sopravvissuto. Il tempo si cristallizza. Un attimo si divide in tanti attimi. E poi… ogni cosa inizia a scorrere. Lentamente. Molto lentamente. Il cortometraggio si focalizza esclusivamente sull’interiorità della protagonista (Nicoletta Pane) che, rimanendo in silenzio per quasi tutto il tempo, regala allo spettatore un momento di riflessione. Non importa se il mondo è finito. Non importa cosa è successo. Non importa nulla. L’obiettivo principale diventa quello di sopravvivere al silenzio. Bisogna tenere continuamente impegnata la mente per non lasciarsi sopraffare dallo sconforto. Tutto quanto diventa etereo. Il nostro mondo crolla. Il nostro mondo sparisce. Il nostro mondo diventa una stanza. Il resto non conta. Vediamo quindi la protagonista impiegare il proprio tempo con semplicissime e meccaniche azioni per tentare di sfuggire alla monotonia inevitabile portata dalla solitudine estrema. Ogni cosa ci appare in tutta la sua semplicità. Non ci sono esplosioni, mutanti o epidemie. L’apocalisse ci viene quindi mostrata da un’altra angolazione. Esiste la possibilità di salvarsi? Si può iniziare una nuova vita? C’è ancora speranza? La protagonista guarda nel vuoto sperando di trovare risposte alle sue domande. L’unica soluzione possibile diventa quella di sedersi e aspettare.
La malinconia diventa il fulcro di tutto. L’apocalisse diventa silenzio. L’apocalisse diventa solitudine. L’apocalisse diventa rassegnazione.

Un corto minimale che ci presenta uno scenario già visto… ma riadattato in chiave intimista. L’ottima colonna sonora aiuta lo spettatore a immedesimarsi ancora di più nella realtà post apocalittica creata da Marco Marra. Da un punto di vista puramente tecnico, il montaggio a volte presenta qualche sbavatura, con alcune sequenze in cui lo stacco risulta davvero troppo brusco. Un semplice piano sequenza avrebbe risolto molti problemi e accentuato ancora di più il lato intimista/riflessivo. In linea generale, comunque, Dernière si presenta come un buon lavoro senza eccellere però in nessun aspetto. Un cortometraggio da apprezzare principalmente per la chiave di lettura originale data al genere post apocalittico. Perché quando il mondo finisce, ogni cosa cambia di prospettiva. Un pensiero. Un’azione. Uno sguardo. Ogni cosa, di colpo, diventa importante. Perché è tutto quello che ti rimane.

 

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