INTERVISTA A RAFFAELE PICCHIO REGISTA DEL TANTO DISCUSSO “MORITURIS”

Oggi NSG vi propone l’intervista fatta al regista romano Raffaele Picchio. Uno sguardo sull’ancora tanto discusso “Morituris“, film che la censura italiana, come ben si sa, ha silurato e bandito dal nostro paese, veto che fortunatamente è sevito a ben poco, per noi, un po’ meno per la produzione e il regista in termini di soldini, sul suo modo di fare cinema e sui progetti futuri, i quali, ci auguriamo e gli auguriamo, possano presto vedere la luce.

Di seguito l’intervista. Buona lettura!

[NSG] – Carissimo Raffaele, ben trovato e grazie per la disponibilità. Tu sei il regista del tanto discusso Morituris, del quale tanto si è parlato e tanto si parla ancora, nel bene e nel male. Cosa rappresenta questa importante, nonché strepitosa, opera prima con il quale hai coraggiosamente esordito?

[R.P.] – Ormai è passato parecchio da quando l’ho finita di girare e da quando è uscito il film. Mi fa piacere che nonostante tutto ancora se ne parli e venga proiettato. Ho un rapporto abbastanza amore/odio con questo film, come tutti i rapporti lunghi e complicati arrivi ad un momento che sei esausto e cerchi di distaccarti ma proprio in quei momenti riesci a comprendere meglio la forma di tutto. Morituris è stata la follia messa in piedi da me e i miei amici-collaboratori e che è servita per capire cosa potevamo fare, testare i nostri limiti, capire dai nostri errori e iniziare a formarci professionalmente. Ci sono tantissime cose che cambierei o che a posteriori affronterei in tutt’altro modo, ma il solo fatto di esserne usciti vivi e con questi risultati che si amano o si odiano è una grossa e innegabile soddisfazione. Ecco, Morituris per me ha significato gettare le basi per qualcosa su cui costruire.

[NSG] – Quando e come è nato il “male” che tu e i tuoi collaboratori avete deciso di mettere in scena con questo film?

[R.P.] – Da piccolo i miei genitori mi portarono al circo Togni. Mi allontanai tra la folla, quando un gruppo di clown mi prese in disparte e mi stuprò usando lingue di Menelik e fiori a spruzzo ripieni di…beh insomma niente di piacevole. Mi ritrovarono sui Carpazi pochi giorni dopo, in preda alle allucinazioni e farneticante. Ripetevo solo ossessivamente la parola “Kadath”. Comunque, scherzi a parte, Il “male” come malessere credo sia qualcosa che è innato dentro di noi (e anche voi). La visione del mondo e delle cose mia e di Gianluigi converge in tantissimi punti ed è molto realista, senza poche morali. Basta guardarsi in giro. Diciamo che mi rispecchio abbastanza nella massima dell’umorista James Cabell “L’ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili, il pessimista teme che sia vero”. Comunque quando si è pensato di fare Morituris, alla base c’era “solo” l’idea di fare un qualcosa di intrattenimento e che ci sarebbe piaciuto vedere a noi come appassionati. Il mood e l’ideologia che c’è dietro è venuta naturale e spontanea. Volevamo un film più “cattivo” che “splatter”. Comunque c’è sempre dell’umorismo alla base è quello che poi fa risaltare di più il concetto, un po’ come le musiche di Ortolani sulla tartaruga di Cannibal Holocaust.

[NSG] – Su questo tuo esordio è stato detto di tutto e di più colpendo non solo il film, ma anche – e ingiustamente – la tua figura, qual’è la cosa che più ti ha infastidito nell’approccio del pubblico, e non solo, nei confronti di Morituris e delle scelte che hai portato avanti per realizzarlo?

[R.P.] – Ma la gente può dire quello che gli pare. “le opinioni sono come il buco del culo, ognuno ha il suo”, no? Non nascondo che le accuse di “gratuità” senza senso che leggo in giro mi lasciano alquanto di stucco e mi danno la dimensione che tanta gente “guarda” ma non “vede”. Poi robe come “misoginia” escono fuori puntualmente quando non si ha nessuna argomentazione sensata da esporre. Fa parte del gioco, non c’è motivo di incazzarsi. Mi mette però abbastanza tristezza leggere cose tipo “Non voglio che i miei soldi vengano usati per produrre robe del genere” o “i soliti raccomandati”, in quanto il film è stato interamente autoprodotto in modo sanguinoso e pieno di sacrifici e anzi proprio le “istituzioni” e una certa mentalità tutta italiota sono le cose che ce l’hanno buttato maggiormente nel culo dalle assicurazioni, passando per la film commission e concludendo con i beni culturali. Tanto pubblico è davvero ignaro anche del più lontano concetto di giudizio ed è più portato a sfogare frustrazioni personali su internet in ronzii che lo fanno assomigliare di più ad uno sciame di mosche sarcofaghe che altro. Per fortuna la maggior parte delle critiche e delle opinioni che ho letto in rete, anche severe, sia all’estero che in Italia sono comunque analisi e punti di vista normalmente interessanti. Oltre che tendenzialmente positivi.

[NSG] – L’Italia, che come al solito non si smentisce mai in quanto a bigottismo e finto perbenismo – e fosse solo questo… -, ha silurato il film bannandolo del tutto dal territorio italiano, impedendo a quest’ultimo la distribuzione nelle sale e la sua circolazione – cosa che è servita a ben poco dal momento che la (santa) Sinister si è mossa e presto lo distribuirà anche qui – cosa pensi di questa decisione, non solo ai danni del tuo film, ma in generale su quanto avviene quando si ha a che fare con questo tipo di commissioni, sempre rimanendo nel nostro paese?

[R.P.] – E’ pura ipocrisia. Hai detto bene te, è solo bigottismo e finto perbenismo in mano a gente che vuole solo soldi e lucrare su chi non è potente e non fa parte delle loro massonerie. Sparare su un film minuscolo e destinato, purtroppo, ad un stretta cerchia di appassionati dimostra la codardia e l’inutilità di questi principini della morale. La negazione del visto, impedisce fondamentalmente la possibilità di guadagnare sul proprio film: impedisce la proiezione in sala (salvo che non sei ospite di festival o rassegne, quindi gratis per te che hai fatto il film), la vendita e la circolazione del prodotto su canali satellitari, ma non la distribuzione in dvd. E onore alla Sinister che sta cercando di mettere una pezza su questa grossa mancanza distribuendo nella sua collana “underground” tanti prodotti che oltre i festival di genere non sono riusciti ad avere una vita “distributiva” capillare. Il prezzo tra l’altro è anche onesto, speriamo che operazioni come queste vengano ripagate. Comunque che gente come la commissione di censura (formata dal gotha dell’ipocrisia come insegnanti, associazioni genitori, preti, animalisti, critici-baronetti) abbia decretato all’unanimità che il film mio è monnezza sadica, non può che darmi fiducia e rincuorarmi.

[NSG] – Qual’è, o quali sono stati i momenti più belli vissuti durante la lavorazione del film, e quali, invece, quelli che ti hanno fatto smadonnare maggiormente?

[R.P.] – E’ stato l’inferno. Fare un film è una guerra e come diceva Fuller “L’unico onore vero in guerra è sopravvivere”. Uscivo da un periodo molto difficile personale che non era niente rispetto a quello che avrei dovuto passare gettandomi in questo progetto. Liti, furti, truffe, incendi, ricatti, scorrettezze, imprevisti climatici, mancanza di professionalità è successo di tutto durante le riprese. E anche dopo. Ogni giorno c’era qualcosa che poteva disintegrare il film e ogni giorno il carrozzone poteva disfarsi da un momento all’altro. Noi non avevamo l’esperienza per gestire una cosa a quei livelli, alcune persone che hanno collaborato con noi si sono rivelati più cannibali che esseri umani e i Dei non ci amano particolarmente per ragioni che sanno solo loro. Se dovessi però identificare i momenti più belli sono quelli che sono venuti solo molto dopo la chiusura del film, quando festival importanti hanno cominciato a chiamarci, quando la gente ha iniziato ad interessarsi del film e fare di tutto per vedere il lavoro, il fatto che a tre anni dalla sua conclusione ancora ne parlo. Questo ripaga ogni sforzo e sacrificio fatto. Lo rifarei altre 100.000 volte, anche se ho perso la metà degli anni di vita che avevo a disposizione.

[NSG] – Pensi che i limiti, non solo di budget, abbiano in un qualche modo penalizzato il film, o sei riuscito a fare tutto come desideravi in barba ai super confort e al dio denaro?

[R.P.] – Beh si, più che limiti di budget è la mancanza di vera esperienza quello che ti disintegra e che ti fa crescere. Ovviamente aver avuto a disposizione i soldi che normalmente si usano per fare un lungometraggio qui in Italia, avrebbero permesso maggiori giorni di ripresa e tutti quei confort che servono a rendere più rilassante il set e che noi ovviamente non avevamo (nonostante sia stato fatto di tutto per cercare di non far mancare nulla alla gente in quelle situazioni estreme), ma adesso rivedendo il progetto completato tantissime delle cose che sono state adattate alla necessità del caso, o semplicemente soluzioni narrative/visive verrebbero affrontate in altri modi e con altre capacità. Ma alla fine bisogna iniettarsi il veleno in piccole dosi per poi diventarne finalmente immuni.

[NSG] – Virando brutalmente su M Is For Mouth, cortometraggio girato per il Contest di ABC’s Of death 2, cosa puoi dirci a riguardo, e come nasce la storia, altamente ansiogena, che ci mostri in pochi,  e decisamente ben utilizzati, minuti?

[R.P.] – Bisognava partecipare con qualcosa che fosse breve ma efficace. Io sono un grande fan di Ai Confini della Realtà ed è li che l’idea di base è uscita. Vivere in loop una situazione assurda che non sai se è un sogno o la realtà. Poi ho voluto approfittare del fatto di girare un corto per il contest per tentare di studiare un approccio narrativo e stilistico diverso e opposto da quello di Morituris (e tendenzialmente più vicino al mio gusto) in cui la frenesia e l’angoscia sono dovuti ad un crescendo di montaggio e di brevi inquadrature che dovevano andare quasi pari passo con i battiti cardiaci e la mancanza di ossigeno del protagonista. Prima di fare il corto, mi sono spolpato affondo il modo in cui Edgar Wright gira le sue splendide commedie. Purtroppo non ho vinto un cazzo e neanche sono stato ripescato per gli abc’s 1.5 che racchiudono altre lettere “M” non selezionate. Però sono molto soddisfatto del lavoro e ho ricevuto tanti feedback positivi. E’ caricato gratuitamente su Vimeo e chiunque può visionarlo liberamente.

[NSG] – Cos’è per te il cinema, cosa rappresenta e come ti ha segnato e ha segnato il tuo percorso?

[R.P.] – E’ un mezzo, un arte, una professione. E’ il nulla, è tutto, è una cura e una malattia. E’ riflessione, è intrattenimento. E’ magia, è un arma è un mercato. E’ tutto e niente. Non saprei davvero inquadrare cosa sia il “cinema” e francamente non so neanche se mi interessa. Sono sempre stato ossessionato fin da piccolo dal raccontare storie in mondi che creavo io e che puntualmente alla fine distruggevo. La Lego è stata la mia formazione di base. Probabilmente quando ho scoperto che era possibile fare tutto questo facendolo uscire dalla mia testa, ho capito che mi sarebbe piaciuto fare “cinema”.

[NSG] – Quanto di te e delle tue passioni c’è ne i tuoi lavori?

[R.P.] – Beh parecchio. Non mi piace descrivermi o mettere la mia persona dentro i lavori, ma le ossessioni, i punti di vista, le paranoie, i concetti sono assolutamente quelli miei o perlomeno quello su cui mi interrogo. Ma questo è un concetto che viene naturale su qualsiasi cosa noi facciamo, che sia il cinema, che sia una chiacchierata con qualcuno o il preparare un panino da mangiarsi quando si ha fame.

[NSG] – Un film che ti piacerebbe assolutamente fare e perchè?

[R.P.] – Ho un progetto in testa che voglio fare prima di lasciare questo mondo, che tra le altre cose è forse l’unica cosa che sento davvero necessità di realizzare. E’ l’adattamento di una serie di libri che mi hanno aperto un mondo intero e che esprimono perfettamente la mia visione d’insieme. Una storia di miserie umane visto da chi con i propri occhi è capace di piangere solo sangue. Non dirò nulla, perchè non mi piace rivelare niente di cose a cui tengo e che sono ancora lontane dal realizzarsi. Devo ancora acquisire tanta esperienza tecnica e produttiva per affrontarlo, ma i miei occhi guardano questo progetto fisso da sempre. Un giorno, spero di rivelare ufficialmente cosa questo sia.

[NSG] – In nome di tutti coloro che ti seguono e apprezzano il tuo lavoro, una domanda sul futuro non può mancare, ti va di spifferarci qualcosa riguardo i tuoi prossimi progetti e quanto, indicativamente, dobbiamo aspettare per poterti nuovamente ammirare all’opera?

[R.P.] – Ho collaborato come aiuto regia in progetti interessanti come i corti del giovane e promettente Stefano Rossi (Recording e il suo segmento dell’antologia 17 a mezzanotte) ed ho scritto e fatto l’aiuto regia per l’episodio My Gift to You diretto da Tiziano Martella per l’antologia di prossima uscita Phantasmagoria (in cui partecipa anche Domiziano Cristopharo e Mickael Abbate). A firma mia prossimamente ci sarà il segmento di un altro progetto antologico “Sangue Misto” e probabilmente un altro corto per un progetto estero ancora in via di sviluppo. Inoltre con Gianluigi abbiamo ricominciato a parlare di quello che sarà in tutto e per tutto il mio secondo lungometraggio ma ancora è presto per entrare in dettagli….

[NSG] – Vuoi aggiungere qualcosa per i lettori di NonSoloGore?

[R.P.] – “Fai ciò che vuoi e diventa ciò che sei”. Sempre. Grazie per lo spazio!!!!

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview