RECENSIONE “TRANSEUROPAE HOTEL” di Luigi Cinque

[Di Paolo Delmarco]

Un posto dove Musica, scienza e filosofia si incontrano e convivono trasmettono nel nostro profondo inconscio intensi messaggi ancestrali e magici, non sempre facili da comprendere, ma che vanno a risvegliare quella parte assopita in noi, e chi meglio di un musicista/regista come Luigi Cinque poteva riuscirci? Cinque riesce infatti a convogliare tutto questo, ma anche molto di più, in “Transeuropae Hotel“, titolo ispirato da questo hotel in Sicilia, situato vicino al mare e alle saline che donano al tutto un aspetto quasi alieno, dove verrà allestita una speciale “sala prove”. Un tuffo tra svariate culture, con un occhio speciale per quella brasiliana, conviveranno e si confronteranno mettendosi alla prova per realizzare un grande progetto; un concerto con uno scopo molto particolare, e se vogliamo un po’ bizzarro, ovvero, far ricomparire un percussionista scomparso in circostanze misteriose. Tra l’incredulità dei più e il supporto di qualcuno, in particolare quello dell’attore Pippo Delbono, che interpreta un personaggio molto particolare con battuta e frase azzeccata sempre pronta, verrà messo in scena qualcosa di speciale, una sorta di rito mascherato da concerto che convoglierà una quantità tale di fattori ed energie che serviranno a materializzare il musicista Darcy Do Jongo. Prima dell’esibizione però, quattro di loro (Luigi Cinque, Pippo Delbono, Jurema Da Matta e Keuri Poliane), intraprenderanno un avventuroso viaggio in Brasile allo scopo di rintracciare un anziano mago (Preto De Linha) che potrebbe dargli utili suggerimenti per far si che il tutto funzioni a dovere. Questa loro ricerca non sarà semplice, infatti l’aggirarsi nelle favelas attraverso incredibili scuole di samba per contattare strani individui, sarà alquanto pericoloso e si dovranno destreggiare tra trafficanti di droga e delinquenza di strada dove lo sconforto e la paura potrebbero prendere il sopravvento da un momento all’altro, senza contare le pressioni per la preoccupazione della produttrice del concerto (Ilaria Drago), che vede sempre più concreto il rischio di dover annullare tutto per un loro ritardo, ma la loro tenacia in qualche modo sarà ripagata.

Film nel quale la vera protagonista indiscussa è la musica, orchestrata dai componenti di un’enorme band, composta da straordinari musicisti e cantanti – volti più o meno noti della scena musicale – che interpretano loro stessi; Peppe Servillo, Fabrizio Ferrari, Sal Bonafede, Petra Magoni, Jurema da Matta, Badara Seck, per citarne alcuni, con la comune caratteristica di essere musicisti estremamente capaci e di livello altissimo. Quindi, in definitiva, possiamo concludere citando una celebre frase che dice “Non è poi così importante il punto d’arrivo, ma il viaggio!”, si perché in questo strano road movie quello che davvero appare fondamentale è quel continuo arricchirsi di nuove e a volte incredibili esperienze, nuove informazioni che inevitabilmente portano ad evolverti e a crescere, facendo comprendere che la nostra esistenza è molto più che semplice fisicità, ma vera e propria vibrazione vitale e la musica in questo gioca un ruolo fondamentale, e grazie alla sua immediatezza riesce proprio dove a volte tante parole e ragionamenti complicati falliscono.

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