RECENSIONE “THE BUTTERFLY ROOM” di Jonathan Zarantonello

[Di Marco Valtriani]

The butterfly room” (produzione: Wiseacre Films, ACHAB Film, Emergency Exit Pictures) si presenta sin dalle prime inquadrature come un film perturbante, in cui si sviluppa la psicopatologia di chi soffre di gravi problema di personalità. La trama thriller è incentrata appunto nel dramma vivente e perturbato di una donna (interpretata magistralmente da Barbara Steele) che ripercuote le sue frustrazioni esistenziali sulle vite di ragazzine che loro malgrado si erano fidate di lei, ma che anche, alimentano invece il suo psicodramma. Una catena diabolica che porterà a un susseguirsi di violenti e macabri omicidi dettati dal caso o dall’esigenza.

Una regia (Jonathan Zarantorello) amalgamante, ben riuscita, incalzante, a tratti originale, accattivante in alcune sequenze dall’alto valore simbolico, portate alla visione con la carica giusta come nei dettagli macabri disseminati qua e la nel film, e così come avviene pure nel finale, riuscendo a costruirlo in maniera tensiva e appagante. La narrazione (sceneggiatura Zarantorello, Paolo Guerrieri, Luigi Sardiello) è molto scorrevole, nonostante i salti temporali che ne fanno una struttura complessa debita a una storia misteriosa, non si tralasciano neppure le sfide alla stessa protagonista, messa più volte alle strette; inoltre riesce bene a infittire la trama aggiungendo continuamente elementi insospettati.

Il montaggio (Clelio Benevento) ricrea lo stato di tensione naturale dato dalle vicende e mantiene sempre una buona dose di suspense, che decade all’improvviso nei momenti di violenza. La fotografia (Andrew Strahorn) è ben congegnata nell’architettura generale e non delude affatto nei momenti topici, anzi li esalta.

Ottimo, a onor del vero, anche lo studio comportamentale della protagonista, i suoi dettagli , la sua ossessione per le farfalle imbalsamate, forse simbolo della sua voglia di volare e librarsi, forse però imbavagliata nella sua crescita infantile stroncata, una maledizione che per fortuna non riesce a far ereditare, perpetuando il suo dramma, a “tutte le sue figlie”.

 

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