RECENSIONE “RECORDING” di Stefano Rossi

[Marinella Landi]

Recording, corto diretto da Stefano Rossi, nasce dal racconto, più un esperimento a quanto mi è dato di capire, Metamorfosi di Lavinia Pini, qui anche protagonista insieme a Francesco Malcom. Nel breve scritto vengono accentuate rabbia, odio e tormento a cui fa capo un dolore diventato troppo insostenibile, da qui, il bisogno, la necessità di condividerlo facendo del male, arrivando ad uccidere per sentirsi appagati e per quel riscatto che diversamente mai arriva. L’adattamento ad opera di Lorenzo Paviano mantiene fede alle sensazioni opprimenti e al cambiamento che viene messo in atto silenziosamente rivolgendo le attenzioni ad un contesto più mirato e meno generalizzato.  

Recording, in pieno stile torture porn, riprende una coppia che cede alla tentazione della telecamera, acquistata dalla di lui compagna (Lavinia Pini) per riprendersi durante i loro amplessi. Apparentemente questo è quello che ci viene fatto pensare e che pensa pure il povero Francesco Malcom che ha ben poco da ridere e di che essere contento visto quello che in verità lo aspetta.

Cortometraggio di buona fattura con ottimi effetti speciali (Tiziano Martella e Luigi D’Andrea), specie quelli riservati alla gamba sulla quale non vengono lesinate inquadrature che appagano e soddisfano. Essendo un lavoro che mette in evidenza la violenza e il sadismo dell’individuo è un peccato non si sia deciso di mostrare anche la final torture ai danni di un Francesco Malcom ormai rodato per certe situazioni (vedi “Perdita di Fiato”), per le quali i suoi gioiellini  tendono a fare ogni volta una brutta, bruttissima fine. Il tema musicale ad opera di Alberto Calabretta, dolce e malinconico nei momenti di apparente normalità della coppia, cresce in tensione fino a diventare un rintocco di morte insinuandosi bene tra protagonisti e azioni. Una regia pulita per un lavoro pulito che soffre un tantinello, sebbene non ci si trovi di fronte ad un film pregno di dialoghi, nella recitazione, un po’ sotto tono rispetto al tutto. Citerei inoltre Mirco Sgarzi alla fotografia,  Valentina Sbaragli al trucco,  Andrea Cilento al montaggio e Luca Boni alla color correction visto il notevole e ben riuscito contributo.

Il corto punta molto sul sesso, sul quale, visti i presupposti si poteva fare/osare di più, e sull’arte della tortura e della violenza che trovano una via d’uscita attraverso il tradimento, espediente che sdogana tutti i sentimenti repressi indicati all’inizio e che rivelano la vera natura dei diversi disagi o soprusi – come scritto nel racconto stesso – che accumulati nel totale silenzio arrivano ad esplodere in follia omicida. 

Recording, che definirei sensuale sotto certi punti di vista, si difende bene, certo, non può contare su guizzi fantasiosi e inaspettati e sull’originalità essendo un po’ offuscato dallo standard, ma è tra quelle opere che si guardano volentieri e riesce a placare, in pochi minuti, la fame dello spettatore dedito a questo tipo di visioni.

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