ANTEPRIMA NONSOLOGORE! RECENSIONE “I REC U”

[Di Marinella Landi]

Anni di lavoro, passione, pazienza, (s)madonne e un sacco di mani amiche, tutto riversato in questo film venuto direttamente dal passato per prelevarci e inondarci il cuore di nostalgia con i suoi personaggi, la sua originalissima storia e l’ammore, tanto ammore, anche li dove ammore non c’è, certo di farti tornare quel bimbo che ancora si divertiva e si stupiva nel guardare un film, anche nella sua semplicità. Quando ancora la televisione si poteva guardare e non era solo un’informe e grasso contenitore d’immondizia maleodorante.

I Rec U è la dimostrazione che volontà, impegno e un credo prepotentemente dominante, unito senza ombra di alcun dubbio alla professionalità e alle competenze di tutti coloro che vi hanno preso parte, pagano. Chi la dura la vince e I Rec U ne esce decisamente vincitore!

Federico Sfascia, creatore a tutto tondo di questa storia e dei personaggi che la animano, confeziona un regalo tutto da scartare, con tanto di impazienza convulsa pre natalizia per i più appassionati e i cultori degli intramontabili eighties di fronte alla consapevolezza del regalo tanto agognato che avevi chiesto al buon vecchio e caro Babbo Natale sommergendolo di letterine, anche minatorie, affinché esaudisse tale richiesta.

I Rec U racconta di Neve (Lorenzo Porzi), ragazzo di 18 anni che per un problema alla vista, che gli impedisce di vedere il genere femminile a occhio nudo, è costretto a portare degli occhiali speciali che registrano su nastro l’immagine nitida delle donne che diversamente vedrebbe sfuocate. Nastri su nastri a documentare la sua vita, ma più di tutto i suoi amori, sempre contraddistinti da un deludente finale. Nomi su nomi su nomi in cerca dell’anima gemella, quel tassello mancante che finisce ogni volta col portarlo nel luogo prescelto per farla finita, con una cadenza sorprendentemente da manuale. E’ proprio durante uno di questi tentativi, per una vita troppo lunga per sopportare tanta sofferenza, che incontra Penelope (Dolphine Lundgren), la donna che potrebbe cambiargli completamente la vita. Ma il destino è beffardo e quello che per Neve poteva essere un nuovo inizio si trasforma in una lotta d’amore per l’amore e nell’amore. Ad accompagnare il giovane ragazzo affranto, il fratello di lui, Max (Massimiliano Torti) e la ex – del fratello – Faustine (Federica Bertolani) due persone estremamente diverse tra loro che tra gaffe, battute, acidità e momenti demenziali, decidono, un po’ riluttanti, di intraprendere il fantastico e assurdo viaggio al fianco di Neve per salvare la vita della bella e tormentata ragazza. Questa parte è caratterizzata da momenti divertenti pieni di non sense, versi a film, uno in particolare che non manca di far sorridere goduriosi, e rimandi al vasto mondo degli 80′s. A dire il vero, il film è un’intera costellazione sotto questo punto di vista ed è tutto dannatamente al proprio posto, curato e pensato appositamente per essere li in quel preciso istante, anche il dettaglio più insignificante che facilmente può sfuggire ad una prima occhiata. Tutto è sistemato, nel contesto dei fatti narrati, con una cura maniacale che nemmeno la madre più maniaca, pretenziosa e rompipalle esistente potrebbe eguagliare.

La seconda parte del film, se possibile quella ancora più incredibile, ci mostra una realtà fatta di poliestere, play, pause, fast forward, erase, torri nere e pulsanti, fumo e nebbie finte come se non ci fosse un domani e, sopra a tutto, dal suo Signore, il Lord che risponde all’amore, colui che nella sua mostruosità darà del filo da torcere ai protagonisti. Nonostante la brutta situazione che si ritrovano a vivere, humor e ironia non vengono dimenticati nel mondo reale e non mancano momenti atti a divertire in un contesto sprizzante fantasia e genialità da tutti i pori, e qui bravi Sfascia, Marco “Camme” Cammellini, che ha realizzato la/le creatura/e, Barbara Fagotti, Anna Rita Fiorucci, Frank Pazuzu, Gabriele Propersi, Flavio Ragnotti, Gianni Ferrara e Silvia Cioccoloni, per le scenografie e i costumi, e per aver contribuito alla creazione di questa insolita avventura, servendoci una saporita e gustosa pietanza. Neve e la sua ciurma se la vedranno brutta rischiando di essere cancellati e dimenticati mentre un intero regno viene alimentato dalla potenza dell’amore, sentimento che lega tutti, in modi differenti, ad una sola soluzione finale. L’amore è potente ma non sempre potrebbe essere la soluzione…

Il film, questa creatura animata, può davvero contare su molti punti a suo favore, primi su tutti, dopo la regia incalzante e folle di Federico Sfascia, sono le musiche originali di Alberto Masoni, per le quali lo stesso regista ha scritto i testi, e le scenografie. Entrambe, volente o nolente ti prendono di peso e ti trascinano al fianco di Neve, Max e Faustine come un bambino eccitato alla prese con la sua prima visita al museo degli orrori.

Qui abbiamo a che fare con una storia originale, forte di un carattere marcato, ben scritta e ben raccontata che si consuma anche fin troppo velocemente nonostante la  sua durata superi le 2 ore, un tempo rischioso e non esente da problemi in effetti. I protagonisti, a volte in modo volutamente goffo, vestono alla perfezione i ruoli che gli sono stati affidati e ti rendi conto, fin da subito per alcuni, che finirai con l’affezionarti spudoratamente. Appagante anche il comparto trucco (Michele Senesi e PaloneroFilm) e quello degli effetti digitali (Martina Leithe Colorio e Sole Amelia Santin). Purtroppo il film inciampa un po’, cadendo in alcuni momenti, sul doppiaggio, nonostante possa essere, per alcune caratterizzazioni del personaggio stesso che in quel caso richiede un certo tipo di voce e tono, scelto e voluto apposta.
Il film propone inoltre un ricca partecipazione tradotta in cammei tra cui, Francesca Detti, Alessandro Izzo, Alex Lucchesi, lo stesso Sfascia e su tutti, la forte presenza di quel mattacchione di Terry Gilliam nei panni dello stimato Doctor Therieux.

Il mondo in cui Sfascia ci immerge senza ritegno e con foga è un cinema così lontano che sembra non appartenerci più, spodestato da una tecnologia che sta facendo morire, in un decorso lento e non privo di dolore, tutti quegli elementi che ne forgiano carattere e personalità. E’ vero, i tempi sono cambiati e ci siamo evoluti e la tecnologia è una chiara dimostrazione di questo cambiamento, ma l’anima non dovrebbe adattarsi, se mai il contrario, sfruttando tale potere senza dover necessariamente demolire ogni cosa o il valore in essa contenuto, ma sempre più di frequente questo non avviene, specie nel cinema definito di serie A, e ci si dimentica delle cose belle e genuine e I Rec U è una cosa davvero bella e genuina!

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