RECENSIONE “BIANCO”

[Di Marinella Landi]

Roberto Di Vito, con la sua opera prima “Bianco”, per il quale, oltre alla regia, ne firma anche il soggetto, la sceneggiatura e le musiche, ci racconta di Luigi Mariotti (Igor Mattei), un giovane molto introverso e timido con una vita, e questo lo si apprende man mano che si prosegue con la visione, non proprio piena di glorie e soddisfazioni ma se mai, più costellata da problemi, che si risveglia, bendato e legato, in un luogo che non gli appartiene. L’unica cosa che può vedere, oltre al chiarore di una qualche fonte di luce indefinita, è il colore bianco della benda che gli copre gli occhi e da qui, comincia un viaggio introspettivo che si ritroverà, suo malgrado, a dover affrontare.  Luigi è stato rapito e ben  presto si renderà conto della cosa e di quanto i suoi rapitori si siano sbagliati sul suo conto, finendo per rapire la persona sbagliata. La storia, costruita su queste basi, si snoda attraverso riflessioni, flashback, rimpianti, ma fondamentalmente sulla solitudine, sull’ipocrisia e sulla mediocrità di una vita comune e quotidiana che in fin dei conti noi tutti viviamo. Un viaggio forzato che porterà tanta più comprensione in un lasso di tempo comunque limitato rispetto a quella che il protagonista stesso abbia mai appreso fino a quel momento. Un percorso sfaccettato che dal reale passa al surreale, all’onirico di un sogno, mantenendo costantemente la veridicità dei contenuti trattati e trasmessi, passando anche attraverso l’accecante, a volte asettico bianco, oppure attraverso colori più tenui e caldi dai caratteri ben marcati, come quelli dei protagonisti e del film stesso.

Bianco è sicuramente un’opera tanto particolare quanto intimista che lascia costantemente aperta la porta della riflessione su quello che siamo e su quello che ci circonda, sul come viviamo e su quello che proviamo, potremmo provare o avremmo potuto provare, è un film semplice ma profondo e ben costruito, anche li dove la storia sembra affievolirsi o semplificarsi troppo non perde la sua intensità. 

E alla fine del viaggio, oltre al bianco, rimane la consapevolezza amara di tante cose, di quella solitudine che si è fatta ancora più marcata, e di un mondo, il tuo piccolo mondo, che alla fine non si è nemmeno accorto che sei sparito…

Una buon risultato quello ottenuto dal regista Di Vito, che ha scelto un percorso non proprio facile, anche a livello dello spettatore che guarda, e di tutti coloro che hanno preso parte alla realizzazione. Il film è per altro disponibile in dvd distribuito da C.G. Home Video. 

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