RECENSIONE “FAIRYTALE”

[Di Marco Valtriani]

Film nostrano ma che per stile non ha da invidiare nulla alle stramegaproduzioni hollywoodiane di genere (Prodotto da Onemore pictures e Rai Cinema). Thriller, dalle forti tonalità horror.

Incredibile l’uso della vf/x (Direct2brain), la quale maestralmente impiegata nelle scene madri è da brivido per il valore estetico, mentre delle volte all’opposto, in alcune inquadrature, rischia di rasentare il posticcio per l’eccessiva forzatura nella verosimiglianza delle immagini. La storia di per sé è originale, ha una buona sceneggiatura (Christian Bisceglia) che tiene bene nei dialoghi e nella dislocazione narrativa. Si fa attendere lo sviluppo di una storia intensa tipica dei thriller ma non appena si accendono le linee narrative si sta attaccati allo schermo, con tanto di effetti sorpresa, sospensioni e domande alle quali il film risponde.

I due registi (Ascanio Malgarini ft. Christian Bisceglia) ci portano spesso a cambiare direzioni nelle nostre intuizioni per capire chi, cosa, dove e perché. Solo il finale ci farà capire la verità, come appunto questo genere ci ha insegnato; e così anche nel montaggio (Alessandro Palazzi), i thriller sono maestri nell’utilizzarlo per creare forti suspense, come avviene anche in questa pellicola.

I temi del film riguardano la Storia,  le fantasie infantili, fortissimamente la follia e come essa viene percepita sia da chi ne soffre, sia da chi non la conosce. Storia (con la S maiuscola) perché con dei salti temporali nel passato e con immagini di repertorio ci presenta alcuni punti di vista sulla storia fascista nelle campagne pontine bonificate. Fantasie infantili perché il film ruota attorno alle visioni di una bambina, le quali vengono interpretate  inizialmente nella diegesi come pure fantasie ma per chi guarda il film è da subito chiaro che c’è molto di più. Follia perché Il film ci ritorna praticamente sempre, usando questo tema come fulcro centrale per stare perfettamente in bilico tra realtà e finzione. Dunque, c’è un buon livello di profondità nei messaggi che il film ci lancia, ben sviluppati e condivisibili,  il tutto perfettamente mischiato con alcune fobie della società e delle singole persone.

Un grande plauso alla sequenza da cui si svilupperanno le tensioni thriller del film: un incidente d’auto che spacca lo schermo e fa uscire gli occhi dalle orbite dallo stupore. Assolutamente un film da vedere, a conferma del gran fermento di qualità nell’indie italiano.

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