RECENSIONE “TRANSHUMANCES”

[Di Marinella Landi]

Transhumances, del regista Alexander Delnevo, è un ricordo, anzi, sono tanti ricordi che si compongono pian piano attraverso voce, quella di Emanuele Zarbo, e immagini. Cosa sono i ricordi e dove vivono? La paura di essere dimenticati o ricordati in maniera incompleta, frammentata, attraverso memorie poco vivide, inafferrabili. Un senso profondo che viene raccontato attraverso luoghi, volti e momenti di chi un tempo ha vissuto e ora può solo “lottare” per mantenere il proprio “posto”.

Un protagonista, Emanuele Arrigazzi, che cerca di evocare memorie, sofferente e conscio per una sorte che a lungo andare toccherà anche a lui. La transumanza di ciò che transita in bilico tra reale ed irreale, tra ricordi sbiaditi e confusi o “il lento ed inesorabile migrare di questi ultimi verso l’Oblio”, come riferisce il regista stesso.

Transhumances è una profonda riflessione dal ritmo lento ed  inesorabile, a tratti sfuggente, quasi astratto per via del B/N utilizzato in alcune sequenze, alcuni momenti invece, seppur accompagnati da un montaggio “armonico”, risulta duro, spietato per certi versi. Tre minuti intensi che raccontano, in maniera  semplice ed efficace, l’importanza, la fragilità e l’inafferrabilità del ricordo che spesso è tutto fuorché a portata di mano come sembra…

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