RECENSIONE “QUELLO SPORCO SACCO DI SOLDI”

[Di Joel Pagini]

Alex Lucchesi, per questa occasione, sveste i panni di attore ad alto tasso di Badassery e si infila in quelli di regista (senza però scordarsi di fare una capatina davanti alla macchian da presa) per dirigere questo cortometraggio in salsa spaghetti western, Quello sporco sacco di soldi, prodotto da Falange Oplita.

Il cortometraggio, della durata di 6 minuti e mezzo, di cui una parte dedicata ai titoli di coda, dei quali parlerò dopo, è piuttosto atipico nello svolgimento: dove molti corti cercano di presentare una breve storia o trama in modo da poterla introdurre, svolgere e chiuderla nel poco tempo concesso, qui si presentano invece diversi personaggi dal forte impatto visivo (su tutti Greyfox, cowgirl con il viso segnato da una cicatrice e una benda sull’occhio), che stimolano la curiosità dello spettatore, che però rimane con la voglia di approfondire i personaggi e la trama, proprio perchè il cortometraggio corre via rapido, con un finale aperto che fa sperare in un proseguimento degli eventi brevemente raccontati.

Non ho trovato, in questo, un difetto ma semmai un pregio di come si possa stimolare chi guarda un film, incuriosirlo con pochi tocchi e, in un certo senso, farlo affezionare a storia e personaggi, anche se solo superficialmente, tanto da sperare che il finale non sia poi così definitivo. Insomma, la carta tempo, che nei corti è forse la carta più difficile da usare, qui è stata giocata in modo magistrale.

Dal punto di vista registico, Alex Lucchesi sfoggia primi piani sugli occhi in chiaro riferimento o omaggio a Sergio Leone, inserendo però anche qualche tocco personale di forte impatto visivo, come la scena iniziale vista attraverso il mirino di un fucile o quella in cui lo stesso regista si staglia, con la sua figura nera, contro il cielo durante il tramonto.

I titoli di coda, come anticipato, prendono un bel pezzo della durata totale del cortometraggio ma lo fanno con un motivo ben preciso, nella loro realizzazione cartoonesca e semplicistica riescono nel loro compito di risultare simpatici e farsi guardare con piacere, cosa che non tutti i titoli di coda possono affermare.

Alex Lucchesi dimostra di saperci fare dietro la MDP, almeno in questa breve prova, sapendo fondere nello stile registico la sua vena ironica e sopra le righe che lo contraddistingue anche nella recitazione. Spero possa dimostrare quanto vale anche in progetti più corposi!

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview