INTERVISTA NONSOLOGORE: LORENZO BIANCHINI

[Di Marinella Landi]

[NSG] – Ciao Lorenzo, grazie ancora per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Partiamo dall’inizio. Il tuo debutto ufficiale avviene nel 2001 con il film Radice Quadrata di Tre, lungometraggio autoprodotto che solo nel 2006 vede l’uscita in dvd. La tematica del film è una tematica che si ritrova anche nel successivo Custodes Bestiae, ovvero fatti legati in un qualche modo al demonio, ai presunti “adoratori del Diavolo”, con riti, possessioni e una fusione con inquietanti miti popolari, specie nel secondo caso. Cosa ti ha colpito o ti colpisce dell’argomento per aver deciso di raccontare e mostrare queste storie, ma soprattutto, come nasce questo tuo primo film?

[L.B.] – Dell’argomento mi colpisce sia il fatto che realtà sataniche esistono veramente e sia la natura del “dubbio” sull’autenticità della possessione e quindi del maligno. Trovo che siano elementi determinanti per inquietare sotto pelle. L’idea di Radice quadrata di tre nasce quasi suggerita dalle inquietanti locations naturali dei sotterranei della scuola in cui è stato girato. Interminabili corridoi, labirintici sotterranei, angoli angusti e nascosti, intrappolati quasi in un’altra dimensione… Una scenografia perfetta per una storia misteriosa. L’intenzione era di trasformare quegli ambienti in una sorta di percorso infernale che ti trascinava, ti risucchiava, quasi, verso i meandri più lontani, claustrofobici e sconociuti di una realtà parallela, di una sorta di sogno, di incubo. Una avventura mentale sino alle soglie della perdita della ragione… della pazzia.

[NSG] – Dopo questo debutto fa seguito il tuo secondo lungometraggio Custodes Bestiae, del 2004, anch’esso uscito in dvd nel 2006 e sempre autoprodotto. Un film dal forte impatto emotivo che regge una storia cupa e sinistra che in qualche modo si lega, come accennato sopra, oltre alla figura del male, del diavolo, a ciò che facilmente viene associato a miti e dicerie popolari per i quali sono ben note delle realtà quasi parallele molto ben celate ma reali, quali sono le basi sul quale è stato costruito il film e, a parte l’aggiunta fantastica ad alcune scene, c’è qualcosa che si ricollega a qualche fatto particolare dal quale hai preso spunto?

[L.B.] – Lo spunto iniziale del film nasce da un pensiero, da una fantasia che diventa immagine. “Buio, buio completo e i rumori di percosse e di un muro che si sgretola. Una luce improvvisa e bianca taglia l’oscurità antica e pesante di un luogo senza tempo. Una prigione, un sotterraneo, una tomba. Per un attimo questa lama di luce colpisce e rende evidente lo scheletro deforme di un imponente essere antropomorfo legato al muro di pietra con delle grosse catene”…  L’approfondimento storico è sempre subentrato in un secondo momento per dare forza e veridicità a questa caccia al tesoro di natura fantastica. Non è dunque stato un fatto realmente accaduto a stimolare la scrittura della storia.
E’ naturale però che trattando temi simili (demonio, sacrifici e sette) trovi sempre affinità storiche e riferimenti a fatti realmente accaduti in passato.
Per creare un percorso narrativo realistico mi sono messo nei panni di un giornalista (protagonista del film) che, con i pochi elementi iniziali che aveva a disposizione (vecchie fotografie e un antico documento in latino), doveva capire quali potevano essere le tappe fondamentali, i luoghi da frequentare, i documenti da consultare, le persone con cui interagire, per poter avere il maggior numero di informazioni sull’elemento chiave del film, cioè l’affresco dipinto in una chiesa e la “verità ” celata dalla sua immagini.

NSG] -  Domanda che non manca mai di esserti fatta è quella riguardante la scelta del dialetto friulano che compare nei tuoi film e per il quale ti sei spesso trovato a dare una o più risposte in merito, da motivi puramente logistici alla maggiore veridicità che infonde alle storie. Abbandonato il motivo principale, quello logistico diciamo, come ti sei trovato successivamente con questa scelta, non trovi sia quel qualcosa in più che da ulteriore fascino ai tuoi lavori, quello per il quale destano e han destato ai tempi la curiosità di pubblico e non solo?

[L.B.] – Hai ragione quando dici che la lingua friulana è stata quel qualcosa in più che ha favorito ulteriore fascino e curiosità nei miei film. Soprattutto nel mediometraggio “I Dincj de Lune” e in “Radice di Tre”.
Eravamo abituati a coniugare la nostra lingua con la cultura e la realtà rurale del Friuli, con tutto il fascino, la poesia ed i canali divulgativi che essa contiene, e non con una forma d’espressione artistica come la cinematografia di genere. Fuori dal territorio regionale una lingua così criptica ha sicuramente accentuato quella sensazione di mistero, di chiusura e di segretezza che andavo raccontando in sceneggiatura. 

[NSG] – In entrambi i casi sono state utilizzate, soprattutto per Radice Quadrata di Tre, delle location semplici ma non per questo meno o poco efficaci, quanto sono state importanti nell’intero contesto?

[L.B.] – Le locations sono importanti. Per Radice, ed esempio, i corridoi vuoti, le aule di studio (semplicemente arredate con sedie e banchi), l’ampio atrio deserto, ecc. hanno contribuito, nella loro apparente semplicità, a rendere l’idea della solitudine, dell’inquietante ampiezza che tutto può nascondere e da cui è difficile uscire, della perdita di una sorta di orientamento della ragione. Non suddividere quindi le locations in “povere” o “ricche” ma semmai in “più efficaci” o “meno efficaci” per il risultato che si vuole ottenere.

[NSG] – Nel 2005 arriva “Film Sporco”, per il quale, se non vado errata, ancora non c’è una distribuzione. Con questo film ti scosti dalle realtà precedenti prendendo in causa una realtà più urbana e concreta, cosa ci puoi dire in merito alla scelta ricaduta su questo film?

[L.B.] – Con questo film l’intenzione primaria non era quella di fare “paura” ma piuttosto, giocando sull’enfatizzazione di personaggi e scene, quella di descrivere situazioni al limite del grottesco e del “divertente”.
Però si può anche dire che certi suoi aspetti si discostano poco da quelli che riscontriamo nei film horror o nei polizieschi, oppure nei thriller. Atmosfere cupe, percorsi enigmatici, momenti di solitudine ci sono anche in Film Sporco.

[NSG] – Tra il 2007 e il 2008 dirigi “Occhi”,  prima vera produzione, una co-produzione italo-portoghese che nell’estate del 2010 è stato mostrato in anteprima a Stresa e che ha girato per molto all’interno del circuito dei Festival, cosa ci puoi dire in merito, non solo riguardo alla storia, con la quale si può dire, sei tornato ad un mondo soprannaturale e angosciante, ma anche della sua distribuzione?

[L.B.] – Bella avventura anche quella di Occhi. Una film a basso budget realizzato con la collaborazione del produttore portoghese Francisco Villa Lobos e gli amici del mio solito gruppo che hanno lavorato in una forma di vera e propria co-produzione. A dire il vero, però, Occhi non ha ancora nessuna distribuzione.

[NSG] – In lavorazione o comunque, presente una base per il tuo quinto film, puoi dirci qualcosa di più a riguardo, cosa dobbiamo aspettarci e quali saranno i temi trattati questa volta?

[L.B.] – Il film s’intitola Oltre il Guado. Lo abbiamo girato l’anno scorso, durante le vacanze natalizie, tra i boschi di Monteprato e il centro antico di Topolò. Il film parla di un etologo naturalista che effettua censimenti di animali selvatici nelle zone boschive al confine tra il Friuli e la Slovenia. Viaggia col suo furgone camperizzato tra le impervie strade di montagna che lo condurranno a scoprire le antiche case di un paese abbandonato tra i boschi.
Ho scelto Topolò perché l’antico centro è molto suggestivo. In più, in questi posti si parla un dialetto che deriva dallo Sloveno, che ho utilizzato in uno dei subplot del film. Gli interni invece sono stati girati a Monteprato, in una vecchia casa molto grande, dove abbiamo ricostruito gli ambienti. Anche qui siamo stati penalizzati un po’ dall’essere un’autoproduzione. Costruire gli ambienti da zero ci ha portato via quasi due settimane.

[NSG] – Sei uno tra i registi molto apprezzati del nostro panorama indipendente, e non solo a livello di pubblico, perchè questo non basta per portare nelle sale i tuoi lavori e vederli distribuiti con i canonici standard? Quanto di questo sistema ristretto e non sempre corretto, secondo te, influisce sul nostro cinema?

[L.B.] – Effettivamente, eccetto i film di genere (tendenzialmente non italiani) che appartengono ai circuiti produttivi-distributivi ufficiali e dunque trasmessi nelle sale, c’è un fermento cinematografico di genere nel sottobosco più o meno indipendente, che non riesce ad avere una distribuzione. Forse perché non c’è alle spalle una distribuzione forte che ti garantisce una distribuzione. Forse per il poco interesse nel distribuire film di genere. Forse perché alle spalle non ci sono “forze maggiori” che aiutano. Meglio chiedere ai distributori.
E’ chiaro che comunque questa invisibilità demoralizza indubbiamente quelli che, come me, tentano con gran fatica di accedere ad un bacino d’utenza più ampio. Per farti un esempio… da poco mi è giunta notizia che il film indipendente Morituris  non ha passato l’esame ai beni culturali per l’uscita in sala. Uscita che sarebbe avvenuta questo mese. Il film Morituris è stato quindi censurato. Bocciato. Un film indipendente, ripeto, che poteva essere visto nelle sale (cosa assai rara in Italia), che poteva aiutare a stimolare uscite di altri film indipendenti. Invece nulla.
Morituris e’ un film completamente indipendente, che ha fatto la sua strada da solo nei festival internazionali piu’ importanti, ha avuto recensioni positive nei principali media di settore, ha creato controversia internazionalmente ed e’ stato venduto in mezzo mondo. Tutto questo senza l’aiuto di nessuno, se non di quelli direttamente interessati… e che cosa succede quando hai la possibilità di mandarlo in sala??? Non passi l’”esame”.
Tutto ciò si commenta da sè…

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