RECENSIONE “MORITURIS”

[Di Marinella Landi]

Il film, diretto da Raffaele Picchio,  si apre con la classica famigliola felice alle prese con una gita tra i boschi. Un luogo tranquillo che ben presto si trasformerà in un inferno fatto di terribili maledizioni e atroci avvenimenti, luogo in cui ha inizio una mattanza che si protrarrà per tutto il film su due binari ben distinti.  Dopo una rapida sequenza in cui vengono mostrati i cadaveri della famigliola felice, uccisa da presenze che non ci è dato di vedere ma di facile intuizione, conoscendone la trama, partono gli interessanti titoli di testa su tavole realizzate da Alessandro Gatto e animate da Stefano Cocca che ci illustrano un antico impero fatto di arene, massacri e gladiatori – appunto -, e sono proprio questi disegni che ci introducono all’inizio vero e proprio del film, ambientato, a differenza delle scene iniziali, ai giorni nostri e sarà proprio un gruppo di baldi giovani a scoprire l’orrore che si cela dentro i boschi sopra citati, orrore che non dilagherà solo da un senso ma bensì, più su una doppia corsia in quanto i carnefici della situazione saranno più di quelli che ci si aspetta e il film, proprio per questo, credo vada diviso in due parti separate e distinte in quanto l’una non richiama necessariamente l’altra.

La prima parte è quella che, a mio avviso, risulta più violenta e disturbante del film, dove viene mostrata in effetti una violenza chiaramente palese e portata all’estremo dove una finta facciata crolla per mostrare una follia immotivata e sadica che abbiamo visto più volte in svariati film, nell’ultimo periodo ancora di più, dove sembra si faccia a gara per mostrare di più e in maniera sempre più cruda, quindi si, la violenza è fortemente presente e forse in questa prima fase del film – compresa la scena in parallela con protagonista Francesco Malcom – è anche un tantino gratuita, ma non meno di tanti altri film a cui siamo abituati e questo va detto. Del resto, tutta questa parte – introduzione atta a portarci sul posto interessato, sebbene un po’ forzata e poco credibile (viaggio in macchina) e, tutta  la trafila di atrocità che accadono una volta sul posto -  dura più del dovuto essendo che a dover entrare in scena – questo quello che ci si aspetta da un momento all’altro – sono i tanto attesi gladiatori zombie che invece posticipano di parecchio questa entrata limitandosi ad osservare nascosti tra gli alberi a pochissima distanza da quelli che risultano, nel complesso, essere più feroci e spietati di loro. Una prima parte quindi, portata avanti da personaggi  completamente fuori di testa (interpretati da Giuseppe Nitti, Simone Ripanti e Andrea De Bruys) che traggono estremo piacere nel torturare e violentare le povere turiste inizialmente ignare (Valentina D’Andrea e Desiree Giorgetti), facendolo per altro regolarmente, da quello che ci fanno capire. Una parte intensa e sfrenata che poco ha a che fare con quello che si mostrerà solo più avanti, anche se un’impercettibile filo conduttore lega entrambe le vicende.

La seconda parte, dedicata ai tanto attesi gladiatori, è quella che ho preferito. Ci troviamo, rispetto agli avvenimenti precedenti dove non manca ad ogni modo una certa cura, maggiormente a contatto con degli effetti speciali davvero notevoli affidati ancora una volta a Sergio Stivaletti e a un team molto valido dedicato alle props e al trucco composto da David Bracci, Tiziano Martella, Filippo Ferrazzi, Alessandro Maria Catalano, Dario Rega, Alessandra Giacchi, Luca Vecchi e ancora al trucco Jacopo Tommasini e Dasha Usagheva. Un contesto ancora più cupo per delle figure storiche che incutono un certo timore e fanno senz’altro il loro effetto. Anche in questo caso non manca la violenza, solo con un peso del tutto differente. Interessanti le morti e soddisfacente il fatto che questi giganti, carnefici a loro volta, facciano fuori i “veri rei” facendoti pensare: “Te lo meriti brutto stronzo!”, anche se poi, alla fine di tutto, a perire sotto i colpi mortali dei gladiatori saranno tutti e nessuno escluso. Una corsa per salvarsi la vita è quella a cui tutti ambiranno da un certo punto in poi del film.

Nonostante l’atmosfera inquietante che si respira, purtroppo, il film si svolge di notte e data la location e l’illuminazione scarsa il risultato è che molte delle scene proposte  risultano  scure e per questo un po’ faticose da seguire e questo va ad accentuarsi verso il finale, tanto che nelle scene madri davvero si fatica a capire cosa sta succedendo, una nota dolente che va a penalizzare un lato molto forte e portante del film. Altra pecca è, sempre a mio avviso, che se si fosse perso meno tempo per descrivere le violenze nella prima parte, o comunque limitarle, soffermandosi qualcosina in più sulle vere figure del film, Morituris sarebbe stato migliore, probabilmente di diverso impatto, ma migliore. Nonostante il contesto, un’altra cosa che risulta, più che eccessiva, spesso ingiustificata, sono i costanti insulti nei confronti delle due ragazze, protagoniste che danno una prova notevole della loro interpretazione che per quanto mi riguarda non ho trovato così pessima come in molti hanno descritto, in fondo si tratta di  turiste straniere con una padronanza dell’italiano limitata e per questo non perfetta… La recitazione in effetti non parte bene, tanto che ho pensato che se tutto il film fosse stato così’ sarebbe stata davvero dura, invece e sorprendentemente, una volta addentrati maggiormente nella storia, subisce un’importante variazione in positivo dove gli attori si calano maggiormente nella parte risultando più credibili e non forzati come, per es. e scusate se mi ripeto, durante il viaggio in macchina – colpa forse dei discorsi poco interessanti ed evitabili -

Il film è in conclusione un buon prodotto sul quale temevo di restare delusa, invece, fatta eccezione ovviamente per quello che a mio gusto personale di spettatrice posso aver trovato eccessivo o poco idoneo, il film mi è piaciuto. La struttura è buona e il ritmo anche e non ci sono punti morti dove annoiarsi o guardare l’orologio per vedere quanto manca alla sua fine (eliminando i primi 10/12 minuti circa di pellicola), soprattutto nella parte dedicata ai gladiatori. Una storia che non porta nulla di nuovo, ma riporta in scena delle figure interessanti che hanno fatto storia per un genere che pare non esistere più,  fondendo appunto un pizzico del perduto peplum, una massiccia dose di buon vecchio exploitation e le classiche componenti horror a cui tutti siamo abituati per un risultato finale di tutto rispetto che per un’opera prima è decisamente un buon risultato. Morituris però, continuerà a girare solo nei Festival e difficilmente lo vedremo nella sale di casa nostra essendo stato bocciato dalla censura per la troppa, a detta dei censori, violenza (gratuita) e l’offesa per alcuni temi toccati. Una “castità”, quella dimostrata, alquanto dubbiosa…

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