RECENSIONE “RED KROKODIL”

[Di Landi Marinella]

Il film si apre con una dettagliata descrizione del Krokodil, potentissima droga dagli  effetti devastanti e letali, di per sè, uno spietato e sconvolgente annuncio dello spettacolo che si andrà a guardare. Un dramma che consumerà non solo il protagonista stesso – un’eccezionale Brock Madson – ma anche lo spettatore che si troverà catapultato in un viaggio tanto reale, di quella realtà tagliente e dura di una lenta ed inevitabile distruzione, quanto astratto, quasi fantastico dove viene dolorosamente facile scorgere uno squarcio di apparente sollievo all’interno di un dolore e una sofferenza senza fine…

Un film senza fronzoli ad abbellire qualcosa che non può essere abbellito, un film diretto e senza mezzi termini che mostra l’orrore  all’interno e in fondo al tunnel e che ampiamente si scosta dallo stile, soprattutto stilistico, a cui ci ha abituato in precedenza Cristopharo, per mostrare un orrore privo di colori caldi e sensuali.

Il film si ambienta per la maggiore nell’appartamento all’interno del quale Brock Madson, unico protagonista, vive i suoi giorni trascinandosi da una sofferenza all’altra e condividendo il suo letto e il suo corpo con l’unica amante e amica presenti all’interno di quelle mura devastate; la droga, il Krokodil. Un viaggio lento per una rapida discesa all’inferno, l’inferno di chi non può più fare a meno del buco, di colui che si annienta giorno dopo giorno intravedendo la speranza ma sempre troppo debole per poterla afferrare. Un uomo consumato e che si consuma sotto occhi inerti e privi di luce, nemmeno in quell’atto per lui tanto vitale che gli concede solo un’apparente sollievo al quale si aggrappa avidamente per poi ripiombare nell’angoscia più totale. Un pugno allo stomaco per la disperazione che si arriva a provare e per i pensieri che si arrivano a fare di fronte a certe scelte e di fronte ad una vita che altri non è che l’anticamera dell’illusione, quella più meschina e criminale, quella che ti frega e ti riduce ad un ammasso di carne debole e in putrefazione, quella che lo stesso Brock vive sotto i nostri occhi attenti e pronti al giudizio. Red Krokodil è fatto di due mondi, due realtà opposte che si rincorrono senza però mai incontrarsi in un susseguirsi di immagini sempre più forti, surreali e oniriche che non solo ne delimitano una linea di confine ben chiara e marcata, ma ci mostrano l’inarrestabile avanzamento di un meccanismo che una volta messo in moto difficilmente si può fermare e del fatiscente degrado, sempre più vivido, di un corpo, ma ancor più della mente di un uomo annientato, un uomo che continua ad aggrapparsi ad una vita fatta di ricordi avvolti da quel piccolo barlume di speranza che pare ancora illuminare il cuore di un Brock Madson che tutto questo ce lo mostra con una veridicità quasi impressionante.

Red Krokodil è appunto un dramma, è agonia, solitudine, disagio e distruzione ma più di tutto è dipendenza, ricreata in maniera perfetta nel contesto descritto che ne accentua brillantemente l’orrore in ogni piccola sfumatura. Non c’è speranza, neppure quando a squarciare la tenebra è uno spiraglio di luce, una boccata d’aria fresca in un contesto di decadenza totale.

A portare avanti in grande una trama di per se scontata – parlando in termini di tossicodipendenza – sono più fattori; la mano consapevole e competente di un regista che ha dimostrato ancora una volta – che piaccia o meno – di avere un alto livello di preparazione e conoscenza e di sapersi confrontare non solo col proprio lavoro, ma anche con se stesso mettendo in scena sempre molto più di quanto si vede, un tocco di una tale profondità che ha dato a questo film una linea madre, uno slancio e una sua identità non indifferenti. Un comparto musicale, curato da Alexander Cimini, da brividi sulla schiena per la delicatezza e l’estremo impatto col quale si fonde alle scene, perfino quelle più dure, facendolo sempre con una cura pazzesca per un riflesso perfetto di quello che è Red Krokodil. E poi c’è Brock Madson, assoluto protagonista di questa atroce vicenda, un esordio col botto se si pensa che non è un attore. Sarà per il suo passato legato  alla tossicodipendenza, quindi a una certa “dimestichezza” con ambienti e situazioni ricreati in Red Krokodil, o per la sua  profonda sensibilità e lo spessore con i quali ci si è buttato anima e corpo non saprei, di certo è che Brock ha dato il meglio rendendo appieno ogni singolo attimo vissuto facendo vivere allo spettatore la sofferenza e il degrado di cui è stato vittima consapevole, un’interpretazione per nulla facile che si è cucito addosso alla perfezione e che mi ha lasciata decisamente senza parole. Sebbene abbia apprezzato molto questo film, non manca di qualche imperfezione, come per  esempio un inizio forse un po’ lento che tende ad appesantire l’introduzione/preparazione agli eventi che verranno e a quello che poi diventerà l’intero film. Quello che però mi sento di dire a livello personale è che Red Krokodil è sicuramente un film dall’anima potente e che nasconde al suo interno molti spunti sui quali riflettere o anche solo sui quali soffermarsi, un film che ti prende a  schiaffi ma lo fa comunque e ad ogni modo per un motivo.

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