SPECIALE #1: MONSIEUR CANNIBAL

[Di Joel Pagini]

Inauguriamo la nuova sezione con uno speciale interamente dedicato ad un grande regista del nostro passato, alla sua carriera e ai suoi film. Per l’occasione Lo stesso Deodato ha accettato di rispondere alle nostre domande dove parlerà anche dei progetti futuri. Per leggere l’intervista clicca qui

Ruggero Deodato, nato a potenza il 7 maggio 1939, si affaccia al mondo del cinema in giovane età, ma non lo fa nel ruolo che lo vedrà diventare poi famoso, ossia il regista, ma in quello di attore per piccole parti, comparsate in film come Destinazione Piovarolo, Il Coraggio e I Ragazzi del Parioli di Domenico Paolella. La sua avventura dietro la macchina da presa comincia comunque pochi anni dopo, inizialmente con Rossellini, che sarà poi uno dei punti di riferimento stilistici di Deodato, Corbucci, nel suo capolavoro Django, e successivamente Antonio Margheriti, con cui avrà una lunga collaborazione in qualità di aiuto regista per alcuni dei più famosi horror gotici di Margheriti (Danza Macabra e I Lunghi Capelli della Morte) nonché per tutta la quadrilogia fantascientifica di Gamma Uno.

Sempre con Margheriti co-dirige il suo primo film, Ursus il terrore dei Kirghisi, un film di genere avventura/peplum, sebbene a primo acchito possa sembrare un genere totalmente distante dal genere che lo ha reso famoso (il cannibal) comunque Deodato ha più volte, nel corso della sua carriera, dimostrato amore per il genere avventuroso, con film successivi quali i Predatori di Atlantide o The Barbarians, ma anche con alcuni elementi in film ben più crudi come Inferno in Diretta.

I film successivi del regista, dopo Fenomenal e Il Tesoro di Tutankamen, si stabiliscono sul genere della commedia con Donne, botte e bersaglieri, Vacanze sulla Costa Smeralda e I quattro del Pater Noster. Deodato inizierà ad affacciarsi nel territorio del cinema di genere di cui diverrà famoso non tramite film per il cinema ma serie per la televisione.

Nel 1969 dirige Il triangolo Rosso e nel ’71 All’ultimo Minuto, entrambe sono serie TV di stampo giallo/thriller, genere sotto il quale, qualche anno più tardi, Deodato dirigerà Ondata di piacere, un thriller/erotico a basso costo con un cast ridotto (solo 4 attori) ed ambientato quasi interamente a bordo di una barca di lusso in mezzo al mare. Il thriller sfoggia già le molte delle caratteristiche che diventeranno poi un marchio di fabbrica di Deodato, ossia una predilezione per le scene “forti” sia per quanto riguarda il sesso e la sensualità (difatti il film è considerato spesso un film di genere erotico) sia per quanto riguarda la violenza diretta, senza filtri ne stacchi (a tal proposito vediamo l’uccisone di una murena che, in un qualche modo, anticipa la violenza reale sugli animali che vedremo in Ultimo mondo cannibale prima ed in Cannibal Holocaust poi).

Queste caratteristiche distintive sono però considerate non tanto come influenze o segni di appartenenza del cinema del regista al genere horror, quanto piuttosto un segno dell’influenza che ha avuto il neorealismo sul suo modo di fare cinema: Deodato non mostra nulla di sovrannaturale o fantastico, mostra semplicemente ciò che è reale e lo fa senza troppi veli.

L’anno successivo Deodato gira un poliziottesco intitolato Uomini si Nasce, Poliziotti si Muore, il film è un soggetto di uno dei maestri del genere, Fernando Di Leo, che pare essere rimasto molto soddisfatto dal lavoro di Deodato sebbene questi abbia modificato la parte della sceneggiatura che avrebbe dovuto far emergere un sottotesto omosessuale tra i protagonisti, trasformandoli, invece, in due dongiovanni. Deodato fa comunque un ottimo lavoro creando un film con una buona componente action (celebre la scena di inseguimento in moto iniziale che fu girata senza i permessi del Comune di Roma) e violenta. Il film è infatti, assieme ai poliziotteschi di Lenzi, uno dei più brutali nel suo genere, sebbene trama, personaggi ed atmosfera siano molto meno cupi e drammatici di molti altri polizieschi all’italiana.

Anche se il film è ottimo dal punto di vista qualitativo, Deodato non tornerà più a dirigere poliziotteschi, l’anno dopo, il ’77, è infatti l’anno del suo approdo al genere che lo renderà famoso nel mondo e con cui riuscirà a cambiare il volto del cinema estremo, e non solo.

Nel 1977 Deodato dirige Ultimo Mondo Cannibale, il film è il secondo cannibal movie mai fatto (il primo è Nel paese del sesso selvaggio, di Lenzi, girato nel ’72) e dal film di Umberto Lenzi riprende non solo tematiche ed ambientazione ma anche i due interpreti principali, Ivan Rassimov e Me Me Lay, in quanto realizzato come seguito ideologico proprio del film cannibal precedente. Nonostante questi punti in comune, Ultimo Mondo Cannibale supera il predecessore e ottiene molta fama anche a livello internazionale sopratutto per lo sfoggio di sequenze estreme, splatter e cannibalistiche che, nel film di Lenzi, erano comunque molto limitate e non così esplicite. Delle caratteristiche che vedremo esasperate in Cannibal Holocaust, non solo lo splatter è presente in questo film, ma anche la sessualità e la violenza reale sugli animali.

Parere personale, ma ritengo anzi che Ultimo Mondo Cannibale, in fatto di violenza sugli animali, oscuri di gran lunga Cannibal Holocaust con la sola sequenza della uccisione del coccodrillo/alligatore.

Il film vanta comunque molte scene divenute cult, quantomeno nell’ambito del gore, come la scena in cui una donna viene sventrata e cotta inserendo delle pietre roventi nell’addome o quella in cui il protagonista, portato alle strette, addenta un fegato umano, che nella realtà era un fegato di capra che, sfortunatamente per l’attore, era stato acquistato giorni prima e conservato a temperature tropicali fino a quel momento…posso solo immaginare la freschezza di quel fegato!

Prima di tornare al genere cannibal, Deodato dirigerà due film totalmente distanti dal genere: L’ultimo Sapore dell’Aria, nel ’78, una storia drammatica su un ragazzo che insegue il suo sogno nel nuoto professionistico, e Concorde Affair ’79, nel 1979 per l’appunto, un film su una catastrofe aerea che, dal titolo, richiama i più famosi film della serie Airport (i cui sequel saranno appunto nominati in base all’anno in cui sono ambientati). Il film parte con grandi ambizioni, ma purtroppo il budget subisce pesanti tagli che costringono Deodato a fare cambi pesanti sia sul cast che sugli effetti speciali.

Il genere cannibal, però, sembra essere rimasto caro a Deodato che, nonostante le difficoltà, ovvie, dovute al filmare in una zona come quella della giungla tropicale (il campo di Ultimo Mondo Cannibale si trovava a molte ore di distanza dalle zone urbane e era raggiungibile solo tramite il fiume) non pare scoraggiato dall’esperienza e anzi sembra averci preso gusto con il genere, tanto che, a tre anni di distanza dal suo primo cannibal movie, filmerà il suo capolavoro Cannibal Holocaust.

Il regista stavolta scardina completamente la struttura prefabbricata del genere e decide di realizzare una trama semplice si, ma totalmente differente da quella del suo predecessore e, soprattutto, estremamente diretta in termini di critica sociale. Ma la grandezza di Cannibal Holocaust non si ferma qui, Deodato, che non ha a disposizione una “storia vera” su cui poter basare gli accaduti, fa qualcosa di meglio: con Cannibal Holocaust rappresenta una storia vera, ma siccome la storia vera non esiste, Deodato la crea. I protagonisti del film, o almeno quelli che interpretano i giornalisti nel filmato ritrovato, vengono fatti sparire, per contratto, per diverso tempo dopo la fine del film, per aumentare l’aura di realismo attorno alla pellicola, che nelle intenzioni di Deodato doveva essere creduta vera.

Il piano funziona, forse anche troppo bene, visto che Deodato stesso viene portato in tribunale e accusato di aver diretto uno snuff movie, anche grazie agli ottimi effetti speciali realizzati che non facevano pensare a nulla di simulato, su tutti la scena della donna impalata. Il processo si conclude, Deodato è trovato innocente, ma oramai Cannibal Holocaust è un fenomeno mondiale!

In Italia passa sottotono, ma in paesi come USA o Giappone diventa un cult e incassa milioni di dollari. Paradossalmente il successo di Cannibal Holocaust, dovuto purtroppo forse più alle dicerie attorno al suo presunto realismo o alle infinite critiche, censure e bandi avvenuti in molti paesi al mondo, è proprio la conferma del messaggio spietato di Deodato contro i mass media e la spettacolarizzazione della disgrazia. Cannibal Holocaust ha un messaggio, ha una storia e un idea, quella di filmare tramite la macchina da presa in prima persona, totalmente rivoluzionaria, eppure il pubblico consuma il film per le sue scene violente, per gli scandali che sono legati al suo nome e per la curiosità di vedere “il film più censurato di sempre” in definitiva, CH viene visto per gli stessi motivi per cui i giornalisti della pellicola di Deodato uccidono, stuprano e bruciano: perchè il pubblico vuole la violenza.

Proprio a causa del fenomeno Cannibal Holocaust, legato per l’appunto alla violenza, Umberto Lenzi deciderà di dirigere Cannibal Ferox, ovvero la sua risposta al lavoro di Deodato, risposta che, tuttavia, verrà data solo sul campo dell’exploitation e del sangue mostrato, dimenticandosi però dei contenuti.
Cannibal Ferox, però, diventa il film più censurato e bandito da più paesi che sia mai stato realizzato, diventa un cult e, nuovamente, questo succedo per la componente shock (anche perchè nel film di Lenzi c’è poco altro…). Oltre ad essere l’ulteriore conferma del messaggio contenuto in CH, questa “guerra fredda” iniziata da Lenzi per superare i limiti violenti del predecessore possono essere visti come un primo segnale di ciò che, oggi, avviene su scala ben maggiore, sopratutto nell’ambito underground, in cui registi exploitation fanno a gara l’un con l’altro per superare i limiti di ciò che, fino a quel momento, viene mostrato su pellicola, anche se tutto avviene a scapito dell’effettiva qualità cinematografica.

Chiusa la parentesi Cannibal Holocaust, Deodato, come successo tra Ultimo Mondo Cannibale e CH, prende una pausa dal genere cannibalico della durata, stavolta, di 5 anni (ma sempre di due soli film a separare le due opere).
Il primo film, La casa sperduta nel parco, diventerà una delle sue opere più conosciute. Il film è un Rape & Revenge che, come molti film di questo genere ben poco prolifico, strizza l’occhio alla pellicola capostipite di Wes Craven, L’ultima casa a sinistra, sia per quanto riguarda il titolo che, in questo caso, per quanto riguarda il cast. Il protagonista, infatti, altri non è che David Hess, il Krug del film di Craven, che già era tornato ai R&R con Autostop Rosso Sangue appena tre anni prima.

Deodato gli affida un ruolo quasi identico a quello che ebbe nel film americano, ossia quello dell’antagonista principale, un delinquente sbandato, assassino e stupratore, e gli affianca un altro grande volto dell’horror italico, Giovanni Lombardo Radice, che in questo film sfoggerà una delle sue migliori interpretazioni. Il film fa parte di un genere stilisticamente molto chiuso, molti R&R hanno difatti poche variazioni di trama e svolgimento, e tuttavia riesce ad avere una propria identità grazie anche alla guida di Deodato che imposta gran parte del film sulla pressione psicologica e sull’eros. Purtroppo il tentativo di stravolgere il genere, stavolta non riesce bene con in Cannibal Holocaust e il risultato finale è un buon film che però soffre di molti momenti di stanca e di un colpo di scena forzato.

Nel 1983 Deodato gira I Predatori di Atlantide che, assieme a The Barbarians & Co. Del 1987, viene ricordato come uno dei film “trash” di Deodato. La pellicola è un’avventura fantascientifica con qualche tocco splatter, elemento che Deodato raramente esclude nei suoi film, e che dimostra come Ruggero Deodato sia molto legato alle componenti avventurose ed action forse ancora più che non alle componenti più violente e macabre per cui, invece, è divenuto celebre.

La conferma dell’amore di Deodato per l’avventura si ha anche nel suo film seguente, Inferno in diretta (aka Cut and Run), che viene considerato il film che chiude la trilogia cannibal del regista. In realtà, a mio avviso, il film presenta pochi, se non nessuno, degli elementi che hanno caratterizzato il genere e se fosse stato diretto da un regista completamente estraneo ai cannibal movie, non sarebbe nemmeno stato incluso come film cannibal: nessuna scena cannibalica, nessuna scena di violenza sugli animali (per fortuna dico io) e scene di sesso molto molto limitate, sebbene con i cannibal condivida l’ambientazione della foresta pluviale, alto livello di gore e la presenza di indigeni. Molti punti in comune, invece, lì ha con la produzione precedente di Deodato e sembra portare avanti il discorso iniziato in Cannibal Holocaust (forse per questo viene ritenuto parte della trilogia). Deodato riprende il discorso della telecamera come unico occhio del mondo civilizzato su quello, distante, delle zone selvagge e dei paesi in guerra e tornano i personaggi dei cronisti d’assalto, disposti a rischiare la vita per avere il loro servizio, tuttavia stavolta il cinismo e la critica sociale non sono così brutali: i cronisti d’assalto sono si disposti a tutto per lo scoop ma hanno anche uno scopo “umano” per ciò che fanno, e sebbene la telecamera indugi sempre sul dramma e sulla violenza, i giornalisti sono, fondamentalmente, personaggi positivi.

Inferno in Diretta è uno dei film più riusciti di Deodato, forse anche uno dei più “Hollywoodiani” per stili e contenuti, che costituisce un punto di arrivo nella filmografia del regista e, come altre opere del cinema di genere italiano dell’epoca (su tutti Lo squartatore di New York) è una sorta di canto del cigno del cinema di genere del nostro paese che, proprio con la seconda metà degli anni ottanta, subirà un tracollo da cui non sembra essersi mai ripreso: il declino di Fulci dovuto alla sua salute, il declino di Argento dovuto a cause a tutt’oggi sconosciute e il sempre minore interesse nel cinema di genere da parte di produttori e case di distribuzione. Sebbene negli anni ’90, infatti, verrà realizzata qualche opera di spessore (su tutte Dellamorte Dellamore), la stagione dell’italian giallo, del cannibal e del’horror sembra essere finita per sempre, e lo stesso Deodato, proprio all’inizio degli anni ’90, inizierà ad allontanarsi dal mondo del cinema per dedicarsi alla TV, che in Italia in quel periodo stava acquisendo un potere notevole, potere che ha a tutt’ora.

Deodato rimane comunque attivo sul grande schermo fino al 1993, dirigendo ben 7 pellicole di vario genere, senza però riuscire a tornare agli splendori degli anni passati. Dopo Inferno in Diretta, Deodato dirige Camping del Terrore, uno slasher realizzato proprio sullo stile americano che, negli anni ’80, grazie alle saghe di Halloween, Venerdì 13 e Nightmare, stava godendo di una popolarità mai eguagliata. Sebbene il film veda nuovamente la partecipazione di David Hess, il risultato non è entusiasmante anche per via di una trama che, nel 1987, appariva già vista in tutte le salse.

L’anno successivo è il turno di The Barbarians & Co. , film qualitativamente non eccelso ma che viene ricordato con simpatia per la sua componente spiccatamente trash: la pellicola è un’avventura fantasy sulla linea di Conan il barbaro, con 2 protagonisti non meno pompati dello Schwarzenegger del periodo e con un cervello grande quanto una noce. Dialoghi assurdi, effetti speciali da mani nei capelli e una certo maschilismo dilagante rendono il film quantomeno divertente ma non certo uno dei film per cui ricordare Deodato.
Nella pellicola torna, inoltre Michael Berryman, volto cult dell’horror che aveva già lavorato in Inferno in diretta, ma non basta questo a salvare la pellicola.

Nel 1988 dirige Un Delitto Poco Comune, che è in realtà una buona pellicola che fonde, al suo interno, diversi elementi appartenenti al genere giallo, erotico e anche horror su una base da classico thriller. Sempre nello stesso anno, dirige altri due film: Per un Pugno di Diamanti e Minaccia d’Amore, film noto anche con il titolo Telefono Mortale. Nel 1989 dirige il drammatico Mamma Ci Penso Io e solo nel 1993 tornerà a dirigere un film per il cinema, Vortice Mortale, che sarà un giallo all’italiana con una forte inclinazione per l’eros. Sebbene il film abbia delle parti riuscite, resta il fatto che il giallo all’italiana abbia visto finire la sua stagione d’oro da oltre dieci anni e la pellicola passa in sordina.

Deodato, nel frattempo, si era già diretto verso le produzione televisive che gli porteranno molto più successo, in termini economici e di riscontro col pubblico, di quanto non avvenuto con le sue ultime opere cinematografiche.
Il colpaccio lo realizza nel 1991, con la prima stagione de I Ragazzi del Muretto, serie TV su un gruppo di amici che hanno da poco superato l’adolescenza, che  veniva trasmessa su Rai2. La serie TV è un po’ la risposta italiana a Beverly Hills 90210, e ottiene un successo di pubblico davvero notevole, tanto che Deodato torna a dirigere anche una seconda serie, nel 1993, ed una terza serie, con un numero di episodi doppi rispetto alle precedenti, nel 1996.

Dirige, nel 1997, una miniserie in 6 episodi dal titolo Noi Siamo Angeli, con protagonista Bud Spencer, lo stesso Spencer con cui, nel 2001, dirigerà il film per la TV Padre Speranza, film che doveva essere in realtà un episodio pilota di una nuova serie TV il cui progetto non andò, invece, mai in porto. Con l’avvento degli anni 2000, Deodato ha partecipato in veste di attore in più di un film: per primo in un cameo in qualità di cannibale in Hostel II di Eli Roth e più recentemente nei film di Domiziano Cristopharo Bloody Sin of horror, film completato ma non ancora distribuito, e in un cameo in The Museum of Wonders.

La riscoperta, sopratutto negli USA, dei film italiani di genere degli anni ’70 ha portato di conseguenza anche alla riscoperta di Deodato, tanto che proprio Eli Roth stà dirigendo un cannibal movie dal titolo The green inferno, che altro non sarebbe che il titolo della seconda parte di Cannibal Holocaust.

Deodato, però e purtroppo, nonostante la sua voglia di tornare a dirigere film di genere per il grande schermo, ha avuto diversi progetti che, per vari motivi, non sono riusciti a decollare. Su tutti aveva annunciato Cannibals, film sequel, almeno ideologico, di CH che avrebbe dovuto totalmente sconvolgere i clichè del genere portando l’azione a svolgersi non in una giungla tropicale ma nella giungla urbana di una metropoli, ma problemi a livello produttivo gli hanno impedito di completare l’opera.

Un altro progetto importante sarebbe dovuto essere La Casa Sperduta nel Parco 2 che avrebbe dovuto vedere i due antagonisti del film originale uscire del carcere e tornare a compiere efferatezze, purtroppo David Hess, a circa un anno dall’annuncio del sequel, è deceduto lasciando un vuoto incolmabile sia all’interno del progetto che nel cuore degli appassionati. Deodato ha però partecipato, stavolta con successo, al progetto The Profane Exhibit, un’antologia di cortometraggi horror realizzata da registi moderni e del passato a livello internazionale, un progetto molto interessante che lega registi talentuosi ma, purtroppo, ancora poco conosciuti se non in ambito più puramente underground.

Arrivato ai 63 anni, Deodato, con i vari progetti che ha provato a portare avanti ma che purtroppo non sono stati completati, ha dimostrato di avere ancora molta voglia di fare e molta voglia di poter tornare ad un genere a cui tanto ha dato in passato ma da cui, purtroppo, è stato tenuto lontano (e viene ancora tenuto lontano) dalle ferree leggi dettate della situazione cinematografica attuale. Ci rincuoriamo sapendo che Ruggero Deodato non s’è dato per vinto, sapendo che Cannibals non è stato portato a termine ma che questo non significa che il regista abbia abbandonato l’idea di realizzarlo. Nel frattempo, noi speriamo che Deodato possa tornare attivo e che possa far capire al mondo come mai il nostro cinema degli anni che furono ha rappresentato la scuola di molti registi Hollywoodiani odierni, personaggi che oggi vengono ritenuti maestri del cinema moderno.

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