ANTEPRIMA NSG! P.O.E. 2 – PROJECT OF EVIL

[Di Marinella Landi]

Se nel primo Poetry of Eerie, poesia del lugubre, si respira un’atmosfera cupa ed elegante e visivamente potente – soprattutto per certi episodi – intima, dove l’orrore è qualcosa di più profondo, velatamente accennato ma presente, in questo Project of Evil, dal titolo stesso più cattivo ed annunciato, le atmosfere sono di gran lunga l’opposto e il tutto è molto più terreno e materiale. L’orrore è fatto di un sangue reale che non scorre a fiumi ma rispetto al precedente è decisamente più copioso così come ad essere più accentuata è la violenza di alcuni momenti. Un male più concreto. Project of Evil è sporco, visivamente grezzo – e non per la pessima qualità delle immagini – e spesso la sensazione che si respira è malsana, come lo è una mente debole, insana ed è  proprio su questa insanità che pare girare il tutto. Otto gli episodi di questo nuovo capitolo per (ri)portare in vita quel “male” sempre presente nei racconti e nelle poesie dello scrittore. Anche in questo caso ogni regista ha scelto la propria strada col risultato che in alcuni casi la messa in scena segue ampiamente i racconti prescelti, senza per questo mancare di identità propria, in altri invece, si scosta quasi del tutto per lasciare solo un impercettibile filo conduttore tra l’opera scritta e quella inscenata, il che, da un punto di vista non guasta, dall’altro invece spiazza un pochino per la quasi totale disuguaglianza vista comunque tutto l’entità del progetto.

Il film si apre con l’episodio che va a toccare uno dei più famosi racconti dello scrittore, Il Pozzo e il Pendolo diretto da Donatello Della Pepa che tra tutti è forse quello che maggiormente si differenzia dagli altri assumendo una forma quasi a se e del tutto asettica e paranoica. Un spazio di movimento tanto vasto all’apparenza quanto opprimente nella sua realtà. Una trasposizione in chiave moderna, quasi chirurgica, dove la paranoia e una forte instabilità, dovute anche e soprattutto al tipo di esperimento, porteranno il malcapitato in caduta libera in un vortice di terrore incontrollato. Un pozzo che si presenta in una forma del tutto diversa da quella a cui siamo abituati e che ci aspetteremmo di vedere e un pendolo che con cadenza maniacale scandisce ogni secondo in virtù di quanto sta per accadere, ti prepara e lo fa mettendo una certa ansia. Il Pozzo e il Pendolo di Dalla Pepa è visivamente bianco, abbagliante nel suo mostrarsi, quindi tendenzialmente lontano dall’essere inquietante e cupo e nel riprendere quelle che sono le classiche situazioni di abbandono e desolazione presenti negli scritti di Poe, ma è decisamente claustrofobico e ansiogeno e perfettamente in linea con la propria scelta. Un buon risultato e buona anche la prova dell’attore che per tutto il tempo rende appieno ogni singola sensazione. Peccato per il “pozzo” al quale manca un po’ di concreta profondità…

Una volta aperte le danze è la volta di Solo (Alone) dei F.lli Giuseppe e Angelo Capasso che anche questa volta, come nel precedente, hanno optato per una delle poesie dello scrittore. Uno scritto che mette in risalto una terribile solitudine alimentata dagli anni in cui ogni cosa, amata e non, è stata sentita e condivisa in totale solitudine ed è ovviamente su questo che fa leva l’episodio diretto dai due registi. Una storia di vendetta covata all’interno di una vita privata di ogni genere di interazione, se non ridotta o peggio ancora, ristretta all’ambiente familiare. Turbamento, disagio e invidia, anche, sono gli ingredienti sul quale si costruisce impeccabilmente l’intera vicenda che servirà a ripagare anni e anni di solitudine provati da Pepper Face, che passerà questo pesante fardello all’”amico”/nemico, interpretato da Angelo Campus, vittima della sua vendetta. Un episodio fortemente strutturato che in pochi minuti riesce a mantenere, senza mai sbavare, il fulcro di tutta la  storia. Notevole, anche se ripercorre una strada già battuta, il metodo sul quale viene inscenata la vendetta e degne di nota le parti in cui si vede coinvolta la moglie (Santa de Santis) – sulle quali non mi soffermo per non spoileare – del povero malcapitato. Ottimo “Pepper Face” (Dario Biancone) nel mostrarci i disagi e i disturbi comportamentali, anche quelli a cui non viene fatto accenno, da cui è afflitto e colpevoli di una scelta che per lui diventerà inevitabile.

Il terzo episodio è Perdita di Fiato, diretto da Edo Tagliavini. Anche in questo caso, vuoi anche perchè la scelta è ricaduta su un racconto del grottesco, il regista mantiene forte il suo lato ironico e beffardo proponendo si la perdita di fiato che lo scrittore racconta nella sua storia ai danni del povero malcapitato al quale ne succedono di tutti i colori, ma lo fa in maniera decisamente differente coinvolgendo un attore porno, interpretato dall’attore hard Francesco Malcom che, durante una performance perde completamente la parola non riuscendo ad emettere più alcun suono. L’episodio è girato per lo più in B/N e i dialoghi, questo fino a quando non avverrà la perdita di fiato, si presentano come si presentavano nei film muti, quindi con didascalie a sfondo nero, e questo, insieme alle conversazioni stesse, accentua l’ironia giocando su tematiche di confronto spesso usate tra maschietti. Nonostante l’alto tasso di ilarità, l’episodio contiene anche delle scene, soprattutto una che non dirò, sanguinolente e poco allegre che purtroppo un po’ si perdono nella padronanza del bianco e nero confondendo una dose onesta di emoglobina.

A seguire I Delitti della Rue Morgue di Alberto Viavattene dove le atmosfere sono  calde e predominanti del rosso di una luce al neon in alternanza che attribuisce una maggiore sostanza all’ambiente e alla vicende. Il racconto scelto dal regista è anch’esso uno dei più noti dello scrittore e possiamo anche qui ritrovare la bestia colpevole dei famosi delitti della Rue Morgue. Una storia diversa dall’epilogo diverso che riprende però, nei confronti del padrone, l’emulazione dell’animale – non solo nell’utilizzo del rasoio – più infoiato che feroce ed infuriato piuttosto che infastidito – in questo caso. Un episodio privo di tensione o inquietudine, probabilmente voluto, all’interno del quale si assiste ad un susseguirsi di vicende dei tre protagonisti – la prostituta, l’orango e il padrone – in fatti che trattano sesso e droga in un principio e sangue e una sorta di remissione sostituita alla furia da parte della bestia sul finale. Vicende che raccontano un disagio evidente che passa inevitabilmente in secondo piano per far spazio alla violenza fisica e brutale – sessuale/bestiale e intesa come tale – che pare essere l’unico scopo dell’episodio che definirei animalesco in tutto e per tutto. D’effetto il gioco di luci accompagnate dal rumore dell’intermittenza – del neon – e notevole la prova della protagonista, così come il trucco e le espressioni dell’animale.

Il quinto è Il Cuore Rivelatore diretto da Nathan Nicholovitch tra tutti, quello che meno si capisce non avendo, almeno all’apparenza, un filo conduttore col racconto stesso se non per il titolo. Molto belli alcuni luoghi scelti per accompagnare le vicende del protagonista, il maestoso tempio su tutti, ma a conti fatti, ho trovato ben poco di coerente col progetto ed è tra gli otto episodi quello che meno mi è piaciuto a livello di storia, per quanto una sorta di rivelazione alla fine arriva, ma credo vada molto ad interpretazione… L’attore protagonista (David D’ingeo), presente anche ne “La caduta di casa Usher”, dimostra nuovamente il suo talento in una storia sporca e di degrado tanto esteriore, vissuto nei luoghi e nelle persone incontrate, quanto interiore e riesce, dall’inizio alla fine a sostenere il suo ruolo passando senza alcun problema attraverso diversi “cambiamenti”. L’episodio preso sotto certi punti di vista non è male, ma nel contesto l’ho trovato alquanto stonato.

Il sesto è Il Metodo del Dr. Catrame e del Prof. Piuma di Domiziano Cristopharo che opta per uno dei racconti grotteschi dello scrittore, proponendo un campionario di situazioni e personaggi deviati da una follia latente o indotta, mantenendo il filo con il racconto stesso. Come in Perdita di Fiato, la scelta è ricaduta sul B/N che in questo caso da un tocco surreale, come quanto avviene nella casa di salute ai danni del povero protagonista che, come nel racconto, viene preso in giro dai presenti per poi scoprire, a suo tempo, che questi non sono chi dicono di essere. L’episodio riprende e riporta molto dello scritto originale, pur facendolo in maniera meno dettagliata, grottesca e plateale, alternando quanto si legge al tocco personale del regista che si apprende maggiormente nelle scene che mettono faccia a faccia il protagonista con la verità celata nei muri all’interno dei quali si trova, come a voler mettere in evidenza una violenza più mentale ed interiore che fisica, per quanto in contrapposizione non mancano situazioni di notevole e sanguinolento raccapriccio. Un “metodo” che alla fine un sorriso lo strappa, data la bizzarria del racconto, ma che al tempo stesso mette in scena un orrore che va ben oltre il sorriso divertito se si pensa che nel tempo, quando andavano di moda queste case di salute o manicomi che dir si voglia, di cose raccapriccianti ne sono successe a profusione. Il marchio di fabbrica è inconfondibile per un tocco pulito, anche nella cura dei dettagli, e sempre diretto.

Il settimo episodio è Sepoltura Prematura di Giuliano Giacomelli che si mostra molto old style ricordando da vicino i classici alla Romero che hanno  segnato un’epoca in fatto di non morti, con una spruzzata musicale che non può non riportarci anch’essa indietro e farci pensare, per esempio, alla natura selvaggia dei cannibal movie più noti. Un utilizzo personale del racconto per una rivisitazione che mantiene come comune denominatore il risvegliarsi rinchiusi in un angusto e soffocante spazio troppo piccolo per ogni movimento, quello di una bara, e la foga nel tentativo di uscirne. Quello che avviene successivamente nell’episodio è a parte dalla storia raccontata da Poe e nonostante la breve durata mantiene un buon ritmo e propone un mix di ingredienti  “Retrò” ben utilizzati e ci racconta la propria sepoltura con un finale quasi inaspettato anche se caldamente annunciato da atmosfere stagnanti, umide e nebbiose che ogni cimitero che si rispetti, nell’immaginario dell’orrore, deve avere.

Il film si conclude con l’ottavo e ultimo episodio che è La Caduta della Casa degli Usher di Rèmy Ginestet e anche in questo caso l’episodio riprende molto di quello che avviene nel racconto. La dimora degli Usher nello scritto è inquietante e sicuramente più sfarzosa, anche se in decadenza, e quella che vedremo riprenderà maggiormente la parte inquietante e in rovina. Nel complesso si presenta buono e incalzante verso qualcosa che però ci si aspetta e si conosce fin troppo bene, quindi nessuna sorpresa o personalizzazione particolare nelle immagini che si andranno a guardare. Lo stato di ansia e di pena del padrone di casa, Roderick Usher, che nel racconto viene esaltato in più frangenti, viene sottolineato e marcato adeguatamente nonostante la breve durata che in questo caso credo penalizzi in un qualche modo l’episodio, vista la scelta, voluta o meno non saprei, di non infilarci qualcosa di “diverso” per dare quel tocco più personale ad una storia sulla quale si poteva spaziare maggiormente. Tutto sommato, le sensazioni che ricorrono spesso nello scrittore, sebbene facendo poco leva su alcune situazioni di totale ansia crescente dovuta a dei particolari avvenimenti e/o accorgimenti, non mancano e quella che si respira è l’aria viziata e oppressa del totale e rovinoso declino di un uomo e della sua dimora maledetta.

In definitiva Project of Evil è un lavoro onesto, buono e, qualitativamente e sotto alcuni aspetti, anche migliore del precedente. Di sicuro qui si punta maggiormente ad una violenza diretta, e non solo per un fattore di sangue, crudezza o simili e viene reso con maggiore impatto il male che spesso nei racconti dello scrittore è celato anche se onnipresente. Per i registi stessi potrà anche essere superiore rispetto al primo lavoro, ma per quanto mi riguarda, quindi un parere personale, a livello di anima continuo a preferire Poetry of Eerie che ritengo intimamente ed elegantemente più vicino alle opere dello scrittore.

Essendo quella che ho avuto il piacere di vedere una versione non definitiva, molte cose verranno riviste e sistemate per portare ad una versione ufficiale differente e migliorata, così come l’ordine di successione degli episodi stessi che probabilmente verrà cambiata.

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