RECENSIONE “NIGHTMARES IN A DAMAGED BRAIN”

[Scritta da Joel Pagini]

Titolo: Nightmares in a damaged brain (nightmare) aka Blood Splash aka Skizo

Regia: Romano Scavolini

Anno: 1981

Nightmares in a damaged brains è uno di quei film di culto del circuito underground che diventano tanto più di culto quanto più sono difficili da reperire, al punto tale che molti ne hanno sentito parlare ma molti pochi li hanno visti.

Il film in questione è firmato da Romano Scavolini, regista di culto quanto i suoi film, che spesso sono introvabili e, quando si trovano, non sono mai o quasi mai nella versione integrale, come questo “Nightmares” appunto, entrato nella lista dei Nasty Movies, stra-censurato in Inghilterra e amputato nelle sue parti più gore e violente, col tempo divenuto quasi una leggenda metropolitana e spesso inserito nelle più alte posizioni delle classifiche dei film più disturbanti mai fatti.

A vedere il film con spirito freddo, però, si capisce quanto queste storie siano frutto di passaparola che ha ingigantito tutto all’eccesso, intendiamoci, “Nightmares” non è un film leggero, anzi gli omicidi sono ad altissimo contenuto splatter, oltretutto molto ben realizzato nonostante il budget (l’assistente degli SFX era il grande Savini, che però ha sempre rinnegato la partecipazione al film) così come l’atmosfera creata dal protagonista Barid Stafford, che mette in scena una prova recitativa molto sentita che rende al meglio la follia violenta e ossessiva dell’uomo, che è altamente cupa e fa precipitare lo spettatore in un climax di follia, perfettamente metaforizzato dalla scena dell’omicidio inziale, prima mostrata solo in parte e, con l’avanzare del film, sempre più integra in tutta la sua brutalità, fino al bagno di sangue (non metaforico!) del finale.


E’ altresì vero, però, che il film nel suo complesso risulta essere non così oltre ogni limite come ci si potrebbe immaginare dalla fama, e anche dal punto di vista cinematografico ha più di una lacuna: la trama presenta delle lacune incolmabili e ogni volta che la storia si allontana dalle gesta del maniaco sembra che il film tiri il freno a mano, descrivendo situazioni banali ed inutili, in una parola noiose.

Peccato, perchè un taglio alla durata della pellicola e una maggiore importanza data alla psicologia del killer ed alle sue gesta avrebbero reso il film più appetibile e non solo per i gorehoud, ma per tutti i fan dell’horror che stentano a trovare ottime pellicole che riescono a mettere a nudo, in modo serio e realistico, la mente malata dei serial killer.

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