RECENSIONE “L’ULTIMO TERRESTRE”

[Di Marco Valtriani]

“L’ultimo terrestre” è un film che a dispetto del suo titolo non ci parla di chissà quali avventure attraverso ultravelocità o battaglie intergalattiche. Niente di tutto questo, anche se gli alieni e gli ufo ci sono, questo film parla del nostro mondo, della nostra società, di come ci troviamo assorbiti dal nulla, al punto che l’annuncio dell’arrivo degli extraterrestri ( ribadito anche dai mass media ) non scombussola  nessuno, per esempio il tg3, che ne parla come se stesse parlando di una nuova, ma neanche tanto eccitante, scoperta scientifica, niente di più. Quello dell’arrivo degli alieni è l’ultimo dei problemi; anche nel primo incontro ravvicinato uomo-alieno l’extraterrestre ( dall’aspetto “AREA 51” ) viene accolto inizialmente come grande fortuna, ma il suo destino è quello di diventare “passato”, un qualcosa riportato alla quotidianità, una quotidianità malsana che neanche il benevolo e ingenuo alieno riesce ad accettare.

Emblema di questa alienazione è il protagonista (interpretato da un bravissimo Gabriele Spinelli), umano, ma più alieno degli alieni (forse è per questo che intrattiene con loro un certo legame). La sua alienazione è presente in ogni aspetto della sua esistenza, nel sesso, nel lavoro, nella sua casa, nel suo amore platonico carico di uno  sfrenato voyeurismo, però la sua esistenza subirà una trasformazione … forse inutile? Forse è troppo tardi?

La  narrazione è assente, gli eventi sono inazioni, le trasformazioni narrative non si compiono, i fatti descritti sono comuni ma senza vita. L’unico momento attivo che porta ad una piccola tragedia, rimane però agli antipodi del melò, il dramma evidente in questa vicenda è l’intervento degli alieni come deus ex machina (e non è neanche l’unica volta) che solo loro riescono a risolvere lo scacco del protagonista. E’ una narrazione che bene rispecchia il tema principale di questo film, l’alienazione appunto, ma il racconto a un certo momento però, e questo mi è dispiaciuto un po’, diventa troppo caotico, un disordine eccessivo che porta poi a una conclusione della storia che mi è apparsa un po’ troppo sbrigativa.

Davvero ottima la recitazione di tutti, riescono a rendere vere le vite che appaiono in questa società desertica di emozioni, ricca solo del dramma esistenziale verso un nichilismo diffuso.

Volendo riassumere quanto detto, parlerei di asprezza per un umanità che da sola non riesce ad alzarsi, ecco credo che sia questa la visione che il regista Gianni Pacinotti,  noto  come GIPI (peraltro ottimo fumettista), alla sua prima pellicola, abbia voluto regalarci con questo film che vuole far riflettere e in alcuni casi riesce, nonostante l’aridità del tema, a dare anche piccole soddisfazioni emozionali.

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