RECENSIONE “MAELSTROM – IL FIGLIO DELL’ALTROVE”

[Di Joel Pagini]

Il secondo film di Zuccon è il sequel del suo primo lungometraggio che amplia la visione iniziale di Zuccon, distaccandosi ulteriormente dagli scritti di HPL per formare una storia e una mitologia personale.
Purtroppo, se il primo film non era totalmente riuscito per via di alcune lacune dovuta al budget o all’inesperienza, questo secondo film non riesce ad appianare tali lacune e, mi spiace dirlo, anzi dimostra di averne di nuove.

La trama è di quelle classiche, il figlio dell’altrove, Maelstrom, è la progenie figlia di una donna umana e degli Antichi, che potrà vagare liberamente nel mondo per portandolo alla distruzione. Un anticristo Lovecraftiano, insomma, o meglio Zucconiano visto che di Lovecraft, in questa trama, c’è ben poco. C’è anche ben poca novità, visto che di anticristi, nel cinema horror, ce ne sono e ce ne sono stati a decine.

Non è però questo il problema del film, ossia una trama poco innovativa, ne le debolezze del precedente film, il problema è che se nello scorso lavoro il regista riusciva comunque a trasmettere un senso di inquietudine e orrore, grazie a delle buone atmosfere, in questo secondo film viene a mancare anche questo aspetto, visto che si preferisce sbattere davanti alla telecamere gli orrori che nel primo film venivano solo sussurrati, restando sempre nel buio, dove le fantasie dello spettatore potevano dargli le forme più terrificanti.

Qui, invece, le forme sono ben definite e, quel che è peggio, del tutto inadatte a ricoprire il ruolo che gli è assegnato, ossia quello di manifestazioni di autentica paura.
Così “Maelstrom” assume le forme di un ragazzone fisicato, con giusto gli occhi bianchi a sottolinearne le origini demoniache, ed un impermeabile di pelle, che arriva a combattere contro il protagonista in un duello fatto di colpi di machete e karate, tutto troppo eccessivo per far paura, troppo eccessivo per farci credere seriamente di star guardando il figlio di un reame fatto di paura.
Non meno fallimentare è il personaggio di Keziah, la strega, una donna truccata con un facepaint bianco e nero e la voce distorta, che forse dovrebbe apparire subdola e malvagia, ma che è difficile da vedere in quest’ottica quando si rende protagonista di dialoghi interminabili, quando gesticola in modo quasi ridicolo a causa delle lunghissime unghie e quando baratta informazioni sui segreti degli Antichi in cambio di un po’ di sesso col protagonista…

Forse mi sono soffermato troppo su dei dettagli? Forse, ma non credo, perchè quando un film horror non riesce a decollare dal punto di vista della trama, della recitazione e della parte visiva, rimangono le atmosfere e le emozioni che questo riesce a suscitarti aldilà di tutto il resto.
L’altrove, con tutte le sue debolezze, ci riusciva, Maelstrom è suo figlio, ma anziché seguire la via del padre ha deciso di pomparsi i muscoli e fare l’esibizionista.

Il risultato è che ogni traccia di suspense ed atmosfera sono state spazzate via.

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