INTERVISA A GIOVANNI FICETOLA & MATTEO FONTANA

Intervista per Non solo G0r3 ai registi di “Lupo della notte”, Giovanni Ficetola e Matteo Fontana.

[M.L.] – Ciao ragazzi e grazie a entrambi per esservi resi disponibili a questa intervista che servirà sicuramente ad entrare nel vivo del vostro “Lupo della notte” e proprio con la sua nascita vorrei iniziare, quindi, quando e come è iniziato tutto?

[G.& M.] – Ciao, grazie a voi per l’ospitalità! Dunque, abbiamo avuto la prima idea per “Lupo” da ubriachi una sera in corso di Porta Ticinese, a Milano. Ad un certo punto Giovanni, il più ubriaco dei due, se ne è uscito con una strana richiesta: “Colpiscimi!” Per poi insistere: “Dai che se no perdo il coraggio!”  Peccato che poi, vedendo il pugno avvicinarsi pericolosamente, lo stesso Giovanni abbia sbottato: “Oh, ma che fai, sei scemo?! Io scherzavo!”   Insomma, ci siamo trovati in una atmosfera da “Fight Club” e, tra le ovvie risate, abbiamo cominciato a scrivere un soggetto che parlava di combattimenti clandestini (e che non ci coinvolgesse direttamente nelle risse… Meglio lasciarlo fare ai professionisti!). Soggetto che, naturalmente, non c’entra nulla col film  di Fincher, anzi se ne discosta parecchio!

[M.L.] – Questo mediometraggio racconta una storia che ruota intorno ai combattimenti clandestini, un action movie dal sapore inusuale per noi, come avete maturato la decisione di trattare questo genere?

[G.& M.] – Ci fa piacere che tu lo definisca “inusuale”, perché noi non ci siamo ispirati al panorama cinematografico italiano, bensì a quello internazionale, e in particolare all’action di Michael Mann (“Miami Vice” è il testo di riferimento per l’aspetto visivo e per il realismo di base). Intendiamoci: non ci sentiamo in competizione a livello di mezzi o di ambizioni, sarebbe ridicolo. Però secondo noi Mann è il regista che ha spinto il digitale alle sue più alte vette. Inoltre, non ci interessa tanto l’action alla Van Damme, quanto piuttosto un action più realistico, capace di raccontare l’insensatezza e la violenza del mondo contemporaneo. In questo non nascondiamo l’ascendenza filosofica del nichilismo kubrickiano.

[M.L.] – Il cast artistico del film vanta un buon numero di persone, come sono state coinvolte e com’è stato gestirle tutte?

[G.& M.] – Siamo fieri di aver potuto utilizzare 17 stuntmen, 10 attori in ruoli principali, e una quindicina di tecnici. Siamo partiti con buoni contatti già avviati col gruppo di stuntmen che si è occupato della progettazione e dell’esecuzione delle coreografie di combattimento, il Flying Without Fear Stunt Team. Gli attori li abbiamo accuratamente selezionati con molta attenzione alle caratteristiche di ogni ruolo. In un film dalla durata tanto anomala, era importante avere volti che si imprimessero nella memoria con poche battute. Non per vantarci, ma siamo convinti di avere puntato su alcuni cavalli vincenti, da Davide Fumagalli (attore e doppiatore straordinario) a Luisa Gallia (eccezionale nel calarsi nel ruolo in tempi brevissimi), al grande Enzo Mazzullo (professionista di vecchio pelo) e a quel fantastico attore e compagno di lavoro che è Ilario Carvelli, strepitoso nei ruoli “sordidi”! Senza dimenticare Giovanni De Giorgi, che dà volto all’allenatore di Lupo in maniera secondo noi eccezionale, e Laia Manetti, che pur tra mille impegni ha trovato il tempo e il modo di partecipare all’impresa. Ovviamente per il ruolo del protagonista non ci sono mai stati dubbi: non poteva che essere Daniele Balconi, attore e stuntmen nonché leader dei Flying Without Fear! Comunque non è stata una scelta in tono minore: il talento di attore di Daniele è secondo noi indiscutibile, senza considerare la sua caratura come stunman.
Gestire questo gruppo di professionalità è stato esaltante. E’ quando si lavora con gente che non ha talento che si fa fatica! In un gruppo simile, le idee e le capacità non sono mai mancate.

[M.L.] – Molti i professionisti soprattutto dal lato “action” dedicato ai combattimenti, come vi siete organizzati per preparare queste scene?

[G.& M.] – “S’incomincia l’avventura del signor…Danielbalconi!”
Lungi da noi il prenderci meriti non nostri! Noi abbiamo scritto i combattimenti, con dovizia di particolari; il buon Daniele, col suo team, si è incaricato di metterli in scena e di costruirli, per così dire, mossa per mossa. Nulla è lasciato al caso. La sfida è stata mantenere un alto livello di realismo e… riprendere nella maniera più efficace possibile, con i mezzi di cui disponevamo, le situazioni action. Le scene sono state comunque ampiamente preparate in palestra prima di essere recitate sul set.

[M.L.] – Quanto lavoro c’è stato dietro “Lupo della notte”?

[G.& M.] – Dall’inizio della scrittura alla fine della post-produzione, un anno e mezzo, in termini di tempo. Ci siamo occupati di tutto, dalla stesura del copione al casting, dall’organizzazione delle riprese al montaggio. La cosa più importante è stata la creazione del “mondo della notte”, per la quale abbiamo svolto accurate ricerche, anche se alla fine ci siamo basati soprattutto sull’inventiva. Volevamo fare un lavoro ben dettagliato e credibile sotto tutti gli aspetti, da quelli visivi e scenografici a quello sociale, senza per questo invadere il campo del documentario. Realismo non è Realtà!

[M.L.] – Qual è il messaggio che volete che le persone apprendano e non basandosi sulla trama in se ma bensì su tutta la struttura che la regge?

[G.& M.] – Il messaggio non è interno al film, ma è piuttosto il film stesso! Volevamo dimostrare che si può fare cinema d’azione anche in Italia, pur in assenza di una “scuola” italiana. Del resto, i modelli stranieri (americani, ma non solo) sono talmente diffusi e hanno inciso così a fondo anche in Italia, da poter essere a buon titolo presi a modelli. La trama e lo sviluppo della storia non contengono particolari “messaggio”, anzi il film brilla per amoralità e per pessimismo; non ci piacciono i film che tendono ad indottrinare il pubblico! Meglio un sano “cazzotto nello stomaco” che rappresenti un’esperienza viva e forte.

[M.L.] – Il film è stato autoprodotto e comunque il budget a disposizione non è stato certo dei migliori, quali sono state le difficoltà nel girare questo lavoro?

[G.& M.] – Elencare tutte le difficoltà che abbiamo incontrato porterebbe via davvero troppo spazio! Non ci siamo mai arresi perché il piano di lavorazione era ottimo, l’organizzazione tutto sommato ha funzionato molto bene, e le persone coinvolte – a tutti i livelli – hanno fatto un lavoro strepitoso. Ci teniamo a rimarcare che in questa produzione tutti sono stati retribuiti, non con cifre esorbitanti, ma nessuno ha dovuto prestare il suo lavoro a titolo gratuito. Per noi, nell’imbastire una produzione, è più importante questo aspetto diciamo “umano” rispetto alla dotazione tecnica propriamente detta. Occorrerebbe ricordare a taluni che “produzione indipendente” non sempre vuol dire basarsi su favori personali o coinvolgimento di amici!
Se dobbiamo indicare la maggiore difficoltà, o meglio, la ristrettezza economica che ci è maggiormente dispiaciuto dover affrontare, indichiamo senza dubbio il reparto scenografia. Le nostre scenografe Gaia Moltedo e Teresa Giorgi hanno fatto un lavoro stupendo, ma ci rammarichiamo di non aver potuto mettere a loro disposizione un budget più elevato.

[M.L.] – Il finale di questo film lascia molto in sospeso uno spettatore che sicuramente avrebbe piacere  nel  continuare a guardare l’evolversi di una storia che non sembra essere giunta realmente al suo epilogo, cosa ci dite in merito?

[G.& M.] – Che è esattamente l’effetto che ci proponevamo di ottenere! “Lupo della notte” in questa versione autoprodotta vuole essere un invito, un modo per farci conoscere e incuriosire il pubblico (e magari anche qualche produttore…). Sapevamo benissimo che, con i soldi di cui disponevamo, non avremmo mai potuto realizzare un lungometraggio “classico”, in grado di competere con quelli del circuito mainstream. Allora abbiamo preferito un film che generasse più domande che risposte, che lasciasse per così dire la fame allo spettatore, onde cercare gli stimoli e… le sostanze per farlo in maniera più completa!

[M.L.] – I pregi e i difetti di “Lupo della notte”?

[G.& M.] – Questo sta più alla critica dirlo, se qualcuno vorrà occuparsi del nostro lavoro… Dal nostro punto di vista, siamo molto soddisfatti dello sviluppo narrativo della storia, che non si fa ricordare solo per le scene d’azione, e dalla recitazione: abbiamo potuto lavorare con alcuni tra i giovani attori secondo noi più promettenti del panorama italiano. I difetti… beh, “Lupo” è un film pieno di difetti, ma se ci è consentito fare un’affermazione un po’ azzardata, andiamo fierissimi anche dei nostri difetti, perché sono legati alla ristrettezza dei mezzi, al poco tempo che abbiamo avuto a disposizione per le riprese (appena due settimane) e ad una dotazione tecnica eterogenea che, per quanto ben utilizzata, non ha potuto dare ovunque risultati eccezionali. Infine, se avessimo potuto permettercele, avremmo voluto avere… molte più comparse!

[M.L.] – I vostri progetti futuri?

[G.& M.] – Tanti e variegati! Preferiamo non entrare nel merito, per tenere le carte coperte, al momento… Però possiamo dire che siamo in fase di scrittura su alcuni progetti, e già in pre-produzione del prossimo che, tutto andando bene, dovremmo poter girare nella Primavera dell’anno prossimo… Di cosa si tratta? Sarà una sorpresa! Ma non mancheremo di tenervi informati, appena possibile…

[M.L.] – Ragazzi, vi ringrazio per la disponibilità e un in bocca al lupo da parte di “Non solo G0r3”.

[G.& M.] – Grazie a voi dello spazio che ci avete offerto! Buon lavoro e… alla prossima!
 

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