RECENSIONE “NYMPHA”

Sarah, giovane, dal passato “turbolento” (come dovrebbe dimostrare un microscopico tatuaggio sul basso ventre) e giunta dall’America, con tanto di raccomandazione vescovile, è introdotta all’interno di un monastero di monache del “nuovo ordine” e sin da subito si capisce che il percorso di avvicinamento a Nostro Signore sarà lastricato di sofferenze, soprattutto fisiche. Sofferenze che la porteranno ad entrare in contatto con Ninfa, fondatrice del convento, la cui vita era stata segnata da un’educazione cattolica a dir poco rigida, nonché da soprusi di vario genere.

Zuccon, che deve fare i conti con un budget evidentemente limitatissimo che si evidenzia soprattutto nella povera scenografia, da par suo non si fa mancare niente, dai rapporti extra professionali fra un medico alcolizzato (che opera sulle nuove “adepte” del Signore) e una monaca, sino all’incesto, passando per abusi sessuali e rapporti saffici, e riesce a sopperire all’impianto generale con una narrazione scorrevole e una regia fluida, quasi classica.

“NyMpha” rappresenta una visione piacevole a patto che se ne accetti subito la sua natura e, allora, se ne può apprezzare anche un certo gusto per la messa in scena, nonché un’attenta cura per ciò che riguarda il montaggio sonoro.

[Scritto da Stefano Cavalli]

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