INTERVISTA A DAVIDE CANCILA

 [Di Marinella Landi]

Oggi Non solo G0r3 ha intervistato per voi Davide Cancila, regista dell’ultimo “Origine dei demoni”. Leggetela percè è davvero una bella intervista..non fate i pigroni!!

[M.L] – Ciao Davide, intanto grazie per tutto!! Anche con te, partirei dall’inizio, come sei diventato regista e di seguito, come mai ti sei allontanato da questa strada?

[D.C.] – Ciao Mary, grazie a te per lo spazio che mi stai concedendo! Diciamo che ho sempre avuto la passione per il cinema e per inventare storie da quando ero piccolo. Il tutto è iniziato nella soffitta dove mi ritrovavo con un gruppo di amici; il padrone di casa aveva una videocamera, e giravamo dei brevi sketch dove rifacevamo scene di alcuni film per divertimento. Questo a lungo andare non mi è più bastato e nel 2001 con alcuni di questi amici e dei compagni di università ho girato il mio primo mediometraggio “Imago Mortis”. Figurati che non avevo il computer e fu montato a casa di un amico l’anno seguente! Nonostante il risultato non eccelso (anche se all’epoca, a noi che l’avevamo realizzato sembrava un kolossal) appena sono entrato in possesso di un pc è iniziata la mia fase più florida con “Bodycount” nel 2003, fino a “Carillon” nel 2006. L’allontanamento è iniziato per una serie di problematiche organizzative, dovute principalmente ad un lavoro difficilmente conciliabile con la creazione e l’organizzazione di un cortometraggio, mi piacerebbe sempre tornarci sopra ma non ho una rete di conoscenze e dei mezzi tali che mi consentirebbero, ora come ora, di creare qualcosa come vorrei io.

[M.L.] – Nei tuoi film ci sono sempre questi personaggi affascinanti che fanno quasi da tramite tra due realtà, l’alter ego in Toby Myror per esempio mi ha fatto pensare in qualche modo ai curiosi personaggi che spesso si incontrano nei film di quel Genio di Lynch. Come nascono e perchè?

[D.C.] – I miei cortometraggi nascono sempre da un’esigenza di raccontare qualcosa di me. Il più delle volte da una “malinconia” direi, come se a partorirli sia stata la mia difficoltà di comunicare certe sensazioni e emozioni, e di conseguenza io abbia creato questi “doppi” affidando loro delle parti di me. Non a caso ho voluto mettere il nome “Alter Ego Film” davanti agli ultimi corti che realizzato per conto mio, in quanto la tematica dell’alter ego è praticamente sempre presente, in alcuni casi, come “Toby Myror” in modo esplicito. Ho scelto l’horror come mezzo espressivo perchè ne sono sempre stato affezionato e perchè, contrariamente alla gran parte di pubblico che segue questo genere, ho sempre avuto una visione romantica a riguardo. Il mostro e il freak come diverso che a suo modo cerca il suo spazio in un mondo rispetto al quale si sente ed è sentito non conforme, una concezione molto debitrice dell’horror partorito nel ventennio scorso (di cui il mio immaginario è fortissimamente impregnato), sicuramente più vicina al vecchio spirito che animava Dylan Dog che all’attaccamento al cattivo gusto che impera oggi, I miei personaggi, sono a loro modo dei sognatori, rispecchiano follia e desideri personali.

[M.L.] – I tuoi lavori sono particolari, quasi originali sotto certi punti di vista e forse questo è dato anche dalla durata, come sono nate queste storie, da quale bisogno sono scaturite e cosa raccontano veramente?

[D.C.] – Mi sono lasciato prendere la mano dalla domanda precedente e non vorrei essere ripetitivo, ma il fatto è che i miei personaggi sono sempre stati molto legati alle storie che ho raccontato, tanto che prima sono nati loro e poi pian piano tutta la cornice intorno. Per certi versi  Una delle mie fonti di ispirazione principale è senza dubbio quel genio di Clive Barker, di cui adoro sia la produzione filmica (Hellraiser è ad oggi il mio film preferito) che letteraria, ma anche tutti i grandi registi del new horror, per non parlare poi del mondo dei fumetti. Non credo molto al concetto di originalità, nell’horror poi c’è questa specie di regola tacita che impone una quasi obbligata citazione di certi canoni, che di conseguenza porta ad una inevitabile ripetitività (lo slasher di per sè è un sottogenere che si fonda sul concetto di ripetizione). Nell’ambito del cinema indipendente il rischio del seguire questa regola è sempre stato quello di limitarsi a scimmiottare i film da cui l’ispirazione veniva tratta, rinunciando ad una personale comunicazione, peraltro libera dalle imposizioni di una censura o di un produttore. Non sempre questo avviene fortunatamente, e ci sono tanti registi indie che raccontano qualcosa pur muovendosi per questo sentiero ben battuto, senza fermarsi alla rappresentazione di un gore per forza di cose inferiore a quello di un film con una produzione dietro. Non mi reputo all’altezza di tanti di questi nomi, non sono mai stato troppo “tecnico” e oggi dovrei ripassare un bel po’ di cose. Diciamo che sono molto terra terra, il video è un mezzo come un altro per comunicare, con le sue regole, i suoi pregi e i suoi limiti. Il mio fine è sempre quello forse egoistico di comunicare con qualsiasi cosa io abbia a portata di mano, per quel periodo mi sono ritrovato molto con questo mezzo, forse senza mai compenetrarlo a fondo, ma sicuramente ci ho provato e ho avuto delle personali soddisfazioni.

[M.L.] – Quale dei personaggi che hai interpretato ti è piaciuto maggiormente, a quale, se di “legame” si può parlare, ti senti più legato?

[D.C.] – SIcuramente il cacciatore di ghiaccio. Si tratta di un personaggio che ho sempre amato e mi piace pensare che racchiuda, in chiave ovviamente romanzata, le mie caratteristiche migliori; nel 2005 ho realizzato un corto molto rozzo su di lui (indovina da chi era interpretato), e per anni ho scritto ipotetici sequel o rielaborazioni riguardo una nuova storia che lo vedesse protagonista, e finalmente questa ha visto la luce con “Origine dei demoni”. In seconda posizione metto Toby Myror per la sua follia e il senso di libertà a cui mi ha sempre fatto pensare. Per senso di libertà non mi riferisco all’omicidio ma al modo caricato in cui si pone senza vergogna; una piccola soddisfazione è ricordare quando durante delle prove feci la voce di Toby Myror e i presenti scoppiarono a ridere, mentre poi trovarono la stessa voce inquietante guardando il prodotto finito. Tanto per ribadire quanto io sia influenzato dagli anni 80′-90′, vedi come entrambi i personaggi derivino da icone di quel periodo che ho sempre amato : Il Corvo e Freddy Krueger.

[M.L.] – C’è qualcosa che non rifaresti o faresti oggi diversamente?

[D.C.] – Tante cose. Ho molti rimorsi in merito, ma penso anche che gli sbagli facciano parte del percorso di crescita umano. Finora, anche se amari, gli sbagli sono stati i migliori insegnamenti. Cercherò di fare meglio in futuro se ne avrò l’occasione, o se la vorrò. Non sono un regista, sono un ragazzo che ha voglia di raccontare qualcosa, che sia bello o no.

[M.L.] – Il tuo ultimo lavoro, per la Extreme Video, è stato Origine dei demoni, che ho apprezzato a dir poco, ti va di raccontarci qualcosa, non so, la scelta dei personaggi, com’è nato, qualche aneddoto?

[D.C.] – “Origine dei demoni” è il primo lavoro più elaborato a cui ho preso parte. Per quanto sia interamente autoprodotto ha un budget dietro e la partecipazioni di professionisti del settore sul versante del cast artistico e tecnico. Il tutto è nato da una proposta di Luca Boni della Extreme Video, io ho colto l’occasione per buttare giù una nuova sceneggiatura sul personaggio che tanto volevo riportare sullo schermo, e da lì la cosa si è andata ingrandendo sempre di più, fino a lavorare con le persone che avevano partecipato ad uno dei migliori corti italiani di genere : Last Blood. Avevo avuto modo conoscere Guglielmo Favilla e Alex Lucchesi in passato, ed è stata una splendida occasione per me poter lavorare con loro, sono due attori bravissimi che mettono l’anima in quello che fanno, se c’è una giustizia troveranno la notorietà che gli spetta. Una nota di merito ai curatori degli effetti speciali, la CreaFx, con i quali tutt’ora porto avanti delle collaborazioni.

[M.L.] – Mi hai detto che a volte il tuo pensiero ti porta a voler tornare a fare il regista, pensi che un giorno sarà così o abbandonerai definitivamente questa via?

[D.C.] – Chissà… Sicuramente se tornerò a fare qualcosa sarai tra i primi a saperlo! Quando l’ispirazione e il desidero saranno più forti di tutto il resto tornerò a fare qualcosa.

[M.L.] – Vuoi aggiungere o dire qualcosa a chi leggerà?

[D.C.] – Spero di non avervi annoiato, e vi ringrazio nuovamente per lo spazio concessomi, un saluto a tutti!

Un grossissimo in bocca al lupo a Davide allora,  per tutto, qualunque strada scelga, ma la mia speranza e credo magari anche di qualcun altro è che torni sui suoi passi perchè di cose da raccontare credo ne abbia parecchie così come le qualità per farlo bene!

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