INTERVISTA AL GIOVANE REGISTA DI “ALONG THE RIVER” DANIELE NICOLOSI

[A cura di Paolo Delmarco]

NonSoloGore vi propone l’intervista a Daniele Nicolosi, giovane regista che ha diretto il cortometraggio western “Along the river” con protagonista il grande attore Franco Nero. Buona lettura!

 

[NSG] – Ciao Daniele e grazie per il tempo che ci dedichi per questa intervista, con l’occasione ti faccio anche i complimenti per la recente vincita del premio agli American Movie Award 2016 e colgo lo spunto per partire con la prima domanda, avete intenzione di portare in giro nei vari festival il cortometraggio “Along The River” e che tipo di distribuzione avrà?

[D.N.] – Il cortometraggio è già in giro da mese in festival nazionali ed internazionali. Avendo deciso di girare in lingua inglese il nostro obiettivo è quello di mirare maggiormente ai concorsi statunitensi, oltre al premio vinto siamo stati selezionati al Miami Indipendent Film Festival e al Los Angeles Cine Fest e stiamo aspettando riscontri da altre rassegne più o meno importanti, speriamo in bene. Finito il giro nei festival speriamo di poterlo trasmettere sul web o in TV.

[NSG] – Parlando del lavoro nello specifico , quanto tempo avete impiegato per realizzare questo progetto?

[D.N.] - Sono stato dietro a questo progetto per più di due anni. La stesura della prima sceneggiatura risale a fine 2013. Il tempo è trascorso a trovare la disponibilità di Franco Nero e i fondi per realizzarlo. Inizialmente abbiamo sperato in qualche produzione che potesse investire, poi abbiamo aperto una campagna di crowdfunding ma entrambe le cose non sono andate a buon fine. Alla fine abbiamo deciso di auto produrre il cortometraggio tra di noi dell’Associazione Metropolis Film di Orbassano (TO), specie con l’aiuto di mio fratello Paolo Nicolosi e grazie anche alla collaborazione dell’azienda La Piave nella figura di Alfredo Di Maio. Pur avendo un budget molto ristretto abbiamo da sempre creduto nella storia e nella presenza di un grande attore come Franco Nero. A Giugno del 2015, con la conferma sulla disponibilità di Franco, abbiamo iniziato la pre produzione definendo tutto il lavoro. Le riprese si sono svolte in cinque giorni nella prima settimana di Settembre. Abbiamo girato per tre giorni in un villaggio di collina a Lusernetta (TO), “Il villaggio delle stelle” di Sabato Di Nardo e altri due giorni al Parco Ilenia Giusti di Orbassano (TO). La post produzione è stata conclusa a Gennaio del 2016.

[NSG] – Veniamo alla domanda che in molti si pongono, come siete riusciti ad agganciare Franco Nero e come è stato lavorare con un monumento vivente del genere western e del cinema in generale?

[D.N.] – La sceneggiatura è l’adattamento del racconto omonimo di Giampaolo Galli. Appena finito di leggere il racconto di Giampaolo, prima di scrivere la sceneggiatura, ho subito pensato a Franco Nero per il ruolo del protagonista Frank De Ville, uno sceriffo sul viale del tramonto, disincantato e vittima del tempo che passa. Insomma un personaggio che nel contesto della storia diventa metafora della fine dell’epoca del West e Franco mi sembrava la scelta giusta in quanto è stato un’icona degli Spaghetti Western e incarnava bene la mia idea di caratterizzazione del personaggio. Ho subito pensato che sarebbe stato difficile anche solo contattarlo, invece decise di leggere la sceneggiatura e successivamente di incontrarci a casa sua a Roma per parlarne. Ero emozionatissimo e da quel giorno ha espresso la sua voglia di interpretare il personaggio e di essere anche interessato alle tematiche che il cortometraggio affronta, distanti dagli stereotipi del genere stesso. Abbiamo poi aspettato per trovare la sua disponibilità, ma direi che ne è valsa la pena. Lavorare con lui è stato per me, che sono un giovane regista, molto formativo. Ha fornito la sua esperienza a nostro servizio rispettando sempre il mio punto di vista sulle scelte di regia. Ha collaborato alla grande con gli altri attori, tutti giovani italiani di talento che dovevano recitare in lingua inglese e quando vedevo dal monitor i suoi primi piani l’eccitazione saliva alle stelle e a volte dimenticavo di dare lo “stop” quasi ipnotizzato.

[NSG] – La scelta dello stile western è piuttosto singolare, ritieni che sia un genere che abbia ancora qualcosa da dire, e quanto siete stati influenzati dai grandi classici?

[D.N.] – Sin dall’inizio sapevo che il western rappresentava un genere di nicchia. Quando ho letto la storia di Giampaolo ho subito pensato che il contesto del genere fosse veicolo per raccontare altre tematiche anche attuali come il rapporto padre e figlio, le contraddizioni del capitalismo, il razzismo e la violenza. Questo è il tipo di cinema che amo di più, ovvero storie che attraverso il genere raccontano tematiche e situazioni che riguardano la nostra attualità. Il cortometraggio è stato prodotto dalla mia Associazione, la Metropolis Film ma è stata fondamentale per noi la collaborazione con gli Italian Western Artists, Mirko e Omar Luzietti, due fantastici ragazzi di Torino, cultori del western, che ci hanno fornito per pura passione armi, cavalli, oggetti di scena e hanno svolto la funzione di costumisti sul set. Senza di loro il cortometraggio non avrebbe mai preso vita per ovvie ragioni produttive. Attualmente ritengo che il genere western possa tornare a ritagliarsi uno spazio importante nella settima arte. Dopo l’exploit di Tarantino nel 2012 con “Django Unchained” sono state molte le produzioni di questo genere che hanno avuto ottimi incassi al botteghino e inoltre è interessante vedere come il western si rinnovi distaccandosi dagli stereotipi dei classici. Ad esempio western d’autore come “The Revenant” di Alejandro G. Inarritu, western con infiltrazioni horror come “Bone Tomahawk” con Kurt Russell, uscirà a fine anno il remake de “I magnifici sette” che porta la firma in sceneggiatura di Nic Pizzolatto, l’autore di “True Detective” e appunto “The Hateful Eight” di Tarantino che prende i personaggi “tipo” del western ma li inserisce in un contesto quasi più affine al teatro che al cinema. Credo che il genere non abbia mai perso il suo fascino e si sia già riconsolidato anche per le nuove generazioni e anche in Italia ho sentito che Stefano Sollima dirigerà degli episodi della miniserie western “Colt”, da un’idea mai realizzata di Sergio Leone. Quindi direi che ci sia una volontà anche da parte delle produzioni italiane di tornare ad interessarsi al cinema di genere, non solo quello western. Per quanto riguarda “Along The River”, non sono stato influenzato ne dai classici di John Ford ne dagli Spaghetti Western. Essendo un’operazione atipica, ho deciso di affrontare la storia come se fosse un noir drammatico con gli elementi del genere solo di contesto. Le influenze maggiori per me sono stati infatti due western “atipici” contemporanei: “There Will Be Blood” di Paul Thomas Anderson, il mio regista contemporaneo preferito e “The Assassination of Jesse James by the coward Robert Ford” di Andrew Dominik e le opere letterarie di Cormac McCarthy.

[NSG] – Scrutando il polveroso orizzonte, c’è qualche nuovo progetto in lontananza?

[D.N.] – Con la mia associazione dovrei realizzare a breve un cortometraggio sulle arti marziali dal titolo “L’appuntamento” e anche in questo caso ci saranno diversi sottotesti relativi principalmente alla psicoanalisi di Freud. Ho in cantiere altri cortometraggi e spero sempre che la sceneggiatura di un lungometraggio che ho scritto anni fa diventi realtà. Si tratta di una gangster comedy surreale.

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