RECENSIONE “NON NUOTATE IN QUEL FIUME” DI ROBERTO ALBANESI

[Rencensione a cura di Davide Comotti]

Il giovane filmmaker lombardo Roberto Albanesi debutta nel lungometraggio con lo slasher/comedy Non nuotate in quel fiume, girato fra il lodigiano e le valli piacentine nell’estate 2015 e completato a inizio 2016. Auto-didatta cresciuto a pane e film, con la sua factory New Old Story ha già realizzato lavori interessanti, rivelando una vena horror e una più comico/satirica: ricordiamo il crudelissimo corto Happy Easter (torture-porn dai risvolti disturbanti), un episodio ciascuno per i collettivi The Pyramid (dove realizza uno zombi-movie in stile 28 giorni dopo) e 17 a mezzanotte (protagonista con una black-comedy), e la cornice dell’horror Catacomba di Lorenzo Lepori. Un grande merito di Albanesi è quello di alternare orrore e ironia senza prendersi sul serio, utilizzando budget irrisori per creare film da drive-in che divertono il pubblico senza pretese: la satira di Albanesi colpisce di frequente lo stesso cinema indi, pensiamo anche al divertentissimo mockumentary a puntate Brivido, una presa in giro dei documentari pseudo-scientifici sui fenomeni paranormali. Non nuotate in quel fiume segna il suo esordio autonomo alla regia in un lungometraggio – i precedenti corti ed episodi erano co-diretti con Simone Chiesa, qui addetto al montaggio: il titolo ironizza ovviamente sul classico Non aprite quella porta, ma l’ambientazione richiama soprattutto un misconosciuto slasher americano del 1981, The burning. Il genere che Albanesi vuole omaggiare è proprio l’horror slasher anni Ottanta made in USA, dove il sangue e la violenza si mescolano spesso col sesso e l’ironia (elementi rivisitati da Albanesi in chiave grottesca), un genere che trasportato nella pianura italiana crea un piacevole effetto di straniamento.

La vicenda è scritta dal regista e ha come protagonisti Bruce, Stefano e Luigi (Ivan Brusa, Luca Zibra e Stefano Galli), tre piccoli delinquenti che hanno le ore contate per aver fregato una partita di droga al misterioso boss Basile: se vogliono salvare le loro vite, devono consegnare al capo una valigetta, ma il luogo della consegna è un fiume maledetto, dove sono sparite numerose persone e vi si aggira uno spietato serial killer mascherato. Non nuotate in quel fiume è stato realizzato con luci naturali, audio in presa diretta e gran parte del cast composto da attori non professionisti, volti ricorrenti nei lavori del nostro regista. Nel cast troviamo però anche due nomi di un certo rilievo – il celebre regista hard Leo Salemi e l’attore Pietro De Silva (Il minestrone, L’ora di religione, La vita è bella) – oltre a vari protagonisti del cinema indi italiano contemporaneo (Lorenzo Lepori, Roberto D’Antona, Denis Frison, Luca Baggiarini, Alberto Bogo e Antonio Zannone), tutti presenti nei primi dieci minuti in stile found-footage con bizzarri personaggi che parlano delle loro esperienze sul fiume maledetto. Già da qui capiamo come le intenzioni di Albanesi siano tutt’altro che serie, visto che gli intervistati raccontano le avventure più improbabili con un linguaggio casereccio.

Quando si tratta di fare horror, il regista non lesina sul sangue e infatti l’omicidio della coppia che introduce la storia è crudele e con una suspense da vero slasher: in un’atmosfera resa particolare dalle ambientazioni diurne sotto un sole abbacinante, l’assassino con tuta blu e maschera antigas uccide schiacciando le teste con la sola forza delle mani, per cui vediamo schizzi di sangue e un braccio mozzato – sequenza che sarà reiterata in modo simile durante nell’assassinio di una seconda coppia in riva al fiume; inquadrature splatter e di corpi sventrati tornano più volte, insieme a una misteriosa pistola che fa uscire dalla bocca delle vittime un liquido bianco e che solo nel finale troverà una spiegazione. Questa componente horror più seria (con tanto di soggettive e musiche ossessive di Alberto Masoni e Oscar Perticoni) si mescola a una sgangherata vicenda pulp/noir un po’ nello stile di Lepori, e nella seconda parte assumerà anche una connotazione fantascientifica. Alle sequenze horror si alternano quelle da commedia, fra un cuoco cinese armato di mannaia, due mistress sadomaso, una dark-lady, un regista omosessuale, improbabili gangster e i tre sprovveduti personaggi, il tutto con dialoghi assurdi e continue battute e doppi sensi a sfondo sessuale: certo, le recitazioni sono quasi sempre amatoriali, ma non potrebbe essere altrimenti, e in fondo è anche questo lo spirito divertente del film. Singolare l’aspetto visivo: l’immagine “sporca” e coi tipici salti dell’analogico fa molto VHS/grindhouse, e infatti – come si precisa nelle note di regia – l’opera è un chiaro omaggio, sia nel contenuto sia nell’estetica, a quei mitici “B-movies” degli anni Settanta e Ottanta che, con nessun budget ma infinita passione, hanno riempito innumerevoli videocassette delle storiche videoteche.

Albanesi vuole dunque omaggiare non solo lo slasher americano trasponendolo in Italia, ma anche il buon vecchio mondo dei cinefili che grazie alle VHS hanno conosciuto tanti film trascurati dalla critica ufficiale: c’è persino l’indicazione iniziale sulla riproduzione vietata e un breve intermezzo lesbo (ripreso alla fine) per simulare le registrazioni sovrapposte. Non nuotate in quel fiume sembra girato veramente su supporto VHS, ma il regista rivela che tutte le riprese sono state fatte in digitale, per cui i suddetti effetti grafici sono simulati e l’assoluto realismo del risultato è un grande merito di Albanesi (“Film che sembra uscito direttamente da una vecchia VHS anni 80, ritrovata per puro caso in cantina”, proseguono le note di regia). Il tutto con interpretazioni ironiche, effetti speciali rozzi ma efficaci, e una produzione senza pretese, solo con voglia di divertire. Da notare anche la gustosa locandina vintage omaggiante il genere e realizzata da Giorgio Credaro. Presentato in anteprima il 25 marzo a Casalpusterlengo (Lodi), è stato auto-distribuito in DVD.

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