RECENSIONE “DER SANDMANN” DI EMANUELE ARCIPRETE

[Recensione a cura di Andrea Stella]

Ogni tanto in Italia qualcuno decide di fare cose originali. Evviva!
Però, prima di parlare dei pregi, elenchiamo subito i difetti così poi stiamo tutti più tranquilli.
Der Sandmann non è un capolavoro dato che, ad esempio, il montaggio spezza un po’ troppo l’azione in un po’ troppi punti. Bisogna poi anche dire che il cattivo principale in realtà non spaventa (magari con una maschera poteva risultare un po’ più inquietante).
La storia poi, ispirata al racconto di E. T. A. Hoffmann e riadattata in chiave moderna, non è poi così eccezionale. Anzi in realtà sì. Ma siamo nel 2016 e siamo un po’ tutti un po’ troppo disillusi e un po’ troppo postmoderni e purtroppo ormai qualsiasi storia risulta un po’ troppo scontata.
Alla fine, comunque, tutto questo passa in secondo piano perché alla fine tutto è bene quel che finisce bene perché alla fine Der Sandmann è un corto diverso dal solito.
Quindi originale.
Perché sì, bisogna dire che in Italia troppo spesso si continuano a riproporre stancamente sempre le solite cose. Sempre le solite storie. Sempre i soliti colpi di scena.
Uff. Sempre la solita noia.
Der Sandmann invece è diverso.
Già solo grazie all’intro si entra in un’atmosfera magica e misteriosa (unita a una lieve o forse un po’ più che lieve impronta horror) che riesce a incuriosire lo spettatore in modo convincente fin dal primo minuto.
Ottima poi l’idea di unire il mondo del teatro a quello del cinema, grazie anche ai numerosi ed evocativi scenari disegnati a mano dove le varie vicende vissute dai personaggi prendono vita.
In più, la sottile ma efficace influenza steampunk, mescolata sapientemente all’anima espressionista/gotica del corto, è riuscita a donare una marcia in più all’intera opera.
Oltre a tutto questo bisogna anche puntare l’attenzione sui vari oggetti di scena (come il computer/macchina da scrivere o la lampada al plasma) in grado, da soli, di far capire la grande cura riposta nella realizzazione del corto.
Belli poi i costumi di Giovanni Girardi, in grado di evocare  in maniera molto semplice alcune influenze visive tipiche di alcuni film di Tim Burton, anche grazie al trucco di Federica Marino.
Per fortuna quindi Emanuele Arciprete ha deciso di fare qualcosa di diverso portando in Italia un po’ di originalità e innovazione (buttandoci in mezzo anche un po’ di sano steampunk).
Evviva!

 

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