RECENSIONE “STORM” DI DAVIDE MARINI

[Recensione a cura di Andrea Stella]

Storm, il cortometraggio di Davide Marini, si può riassumere con una singola parola: SCOMMESSA.
Adam Kowalski, il protagonista indiscusso della vicenda, è il fulcro su cui verte l’intera opera; ci ritroviamo così davanti a un ragazzo con un oscuro passato difficile da ricostruire nel dettaglio.
Il corto gioca quindi con lo spettatore fin dall’inizio, fornendo poche e lacunose informazioni a livello narrativo, capaci comunque di suscitare la giusta curiosità per buona parte dell’opera.
Storm tenta in questo modo di assumere i toni del thriller psicologico senza però riuscirci pienamente, andando a smorzare i toni e le aspettative con il proseguire della trama; assistiamo così a una lenta parabola discendente non priva però di spunti interessanti.
Roberto D’Antona, malgrado l’assenza di una struttura narrativa solida, ha saputo dare al protagonista un buon livello di caratterizzazione, riuscendo a trasmettere in maniera convincente lo stato d’animo tormentato di Adam. Annamaria Lorusso, pur senza comparire su schermo, è riuscita (solo mediante dialoghi) a regalare al proprio personaggio un carattere ben definito in grado di donare allo scambio di battute con Kowalski un buon grado di tensione.
Purtroppo però il regista non è riuscito ad andare oltre, puntando tutto solo ed esclusivamente sull’interpretazione di D’Antona, lasciando da parte il resto.
L’intreccio narrativo risulta così estremamente debole e privo di spessore, con una trama che in realtà non riesce mai veramente a emozionare (soprattutto nella seconda metà), portando l’intera opera ad accartocciarsi su se stessa; la base iniziale potenzialmente interessante viene così sfruttata in modo poco convincente anche perché le varie sequenze d’intermezzo, utili a spezzare il ritmo, risultano in linea generale abbastanza anonime.

Il corto appare fin troppo essenziale sotto molti punti di vista, non riuscendo ad approfondire in modo adeguato alcuni punti chiave della storia.
Alla fine il momento decisivo sembra non arrivare mai e la sequenza dove il protagonista viene interrogato, funzionale se utilizzata come incipit, viene qui dilatata a dismisura e usata come base per l’intero corto, portando il ritmo della narrazione a calare in maniera significativa nella parte finale.
Davide Marini ha deciso quindi di scommettere, scegliendo di caricare solo su spalle altrui il peso della propria opera.
Una scommessa vinta solo a metà.

 

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview