LETTERA2: RECENSIONE “ROSSO BASTARDO” E INTERVISTA ALL’AUTORE FERDINANDO PASTORI

[Recensione a cura di Mirko Giacchetti]

Cosa sappiamo a proposito della narcolessia.

La prima volta che ne ho sentito parlare è stato in Belli e dannati (My Own Private Idaho), un film di Gus Van Sant con il giovanissimo Keanu Reeves e il compianto River Phoenix. Una pellicola particolare, come tutte quelle girate dal regista, che ho apprezzato sia per l’intensità che per la totale mancanza di buonismo e della solita moralità glassata.
La narcolessia è una alterazione funzionale dell’organismo studiata dalla neuropsichiatria. Tranquilli, non sono un medico quindi non mi passa nemmeno per la tastiera di intavolare una lezione di medicina e, per rendere più semplici le cose, scrivo come mangio; l’individuo narcolettico si addormenta di colpo.
Dopo qualche anno, faccio la conoscenza di un personaggio nato dalla prolifica fantasia di Ferdinando Pastori: Fabio Paleari.
Chi è costui? In principio era un poliziotto ma dopo un incidente e la perdita della famiglia, si ritrova senza un lavoro e con una malattia ingombrante. Sopravvive a Milano esercitando la professione di investigatore privato, senza licenza. Lavora soprattutto per criminali e gente di malaffare ed è specializzato a ritrovare le persone.
Non è un eroe, ha una moralità labile e lavabile ed è il migliore nel suo campo.
Il nuovo romanzo Rosso bastardo però apre una breccia nell’animo di Fabio e lascia intravedere qualche scintilla di umanità. La storia inizia con la riconsegna della prostituta Maïranouche a due scagnozzi di Arian Sakiri. Incassato il compenso, il protagonista cerca di pulirsi la coscienza etichettando il futuro incerto della ragazza, relegandola a una questione irrilevante del lavoro che svolge.
Nemmeno il tempo di contare i soldi che l’avvocato Roberto Moroni lo assume per conto di Salvatore Delicato, conosciuto come Lo zoppo e attivo nel settore economico delle attività criminali quali l’usura, le scommesse, la ricettazione e il riciclaggio di denaro sporco.
Qualcuno ha rapito Costanza, la figlia del boss, e pretende il pagamento di un ingente riscatto entro cinque giorni, altrimenti la ragazza verrà uccisa. Sin dalle prime battute non sembra essere una semplice estorsione, ma qualcosa di più complicato. Le due indagini rimarranno ancorate nell’animo di Paleari sino a obbligarlo a uscire dalla sua indolenza e farlo deragliare dai soliti schemi.
Difficile dire altro, senza rivelare troppi dettagli.
È un noir duro e puro scritto con uno stile personale ed effervescente, contraddistinto da un uso particolare della punteggiatura. Non ci sono meccanismi a orologeria che fanno scattare la trama ed è escluso il finale edificante. Si tratta di una corsa contro il tempo percorsa tra gli alti e bassi di un’anima a un passo, se non dalla redenzione, da una crisi profonda.

Rosso Bastardo di Ferdinando Pastori. Edizioni Clandestine. 222 pagine, € 15,00. Disponibile presso gli store online sia in formato cartaceo che ebook. Link all’acquisto qui

Non Solo Gore è lieta di dare il benvenuto a Ferdinando Pastori.

[M.G.] – Ciao Ferdinando, iniziamo a capire con chi abbiamo a che fare, vuoi raccontarci qualcosa di te?

[F.P.] – Piemontese di nascita e milanese d’adozione. Milano è la mia città e non riesco a immaginarmi  in un luogo diverso. Ho lavorato per alcuni anni nel mondo della moda e adesso sono un manager del settore medicale. Gioco a golf, ascolto musica hardcore mentre scrivo e in ogni stanza di casa mia c’è un angolo dedicato ai libri. Bagno e cucina non fanno eccezione.

[M.G.] – Hai uno stile che si distingue per originalità ed è costellato da citazioni provenienti dalla letteratura e dal mondo del cinema. Vuoi parlarci del tuo rapporto con la scrittura?

[F.P.] – La scrittura per me è una meravigliosa passione/ossessione che si affianca al piacere della lettura. Scrivo quello che mi piacerebbe leggere. Mi piacciono le parole. Il loro suono, la  musica che portano dentro. Per questo mi piace molto anche la poesia. Quando scrivo, non penso solo raccontare una storia, a costruire un intreccio avvincente, ma dedico parecchio tempo alla scelta delle parole e all’uso della punteggiatura. Lavoro sulla sintassi e sulla musicalità dei versi.

[M.G.] – Hai all’attivo diversi romanzi, ce n’è qualcuno a cui sei più affezionato e perché?

[F.P.] – Euthanasia. Perchè, pur essendo un noir a tinte forti, è soprattutto una struggente storia d’amore. Malato, cattivo. Perverso e sbagliato, ma pur sempre amore. Inoltre, è il romanzo che ha segnato una svolta nel mio modo di scrivere. Ho utilizzato per la prima volta la  narrazione in seconda persona e un uso particolare della punteggiatura che è poi diventato quasi un marchio di fabbrica.

[M.G.] – Fabio Paleari non è il solito investigatore privato. Dove è nato e quanto ha in comune con il suo creatore?

[F.P.] – Paleari è nato dalla mia passione per il genere hard boiled, per Dashiell Hammett e Raymond Chandler e i loro protagonisti, Sam Spade Philip Marlowe. Con Paleari condividiamo una buona dose di cinismo e disincanto, l’umorismo nero e la stessa marca di sigarette (Lucky Strike). Abbiamo entrambi i capelli sempre spettinati, ma le similitudini finiscono qui. Tra l’altro, lui soffre di narcolessia e io non dormo più di tre ore per notte.

[M.G.] – Nero imperfetto, Rosso bastardo. Cosa ti hanno fatto i colori e perché li maltratti così tanto?

[F.P.] – Non li maltratto, però il rapporto è conflittuale. Ho qualche problema a riconoscerli. Li vedo, ma a modo mio. Il mio mondo non è in bianco e nero, al contrario è coloratissimo. Però… gli accostamenti cromatici non sono sempre azzeccati.

[M.G.] – Ti ringraziamo per la disponibilità e ti auguriamo una buona scrittura.

[F.P.] – Grazie per l’ospitalità e buone storie a tutti.

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