RECENSIONE “TOMMY” DI ANDREA NAVICELLA

[Recensione a cura di Andrea Stella]

Tommy, il corto del regista Andrea Navicella, in pochi minuti riesce a farci capire che il genere action può esistere anche in Italia. Ma prima di parlare dell’opera è necessario capire alcuni concetti fondamentali del nostro cinema.
In Italia, paese da sempre all’avanguardia nel campo dell’intrattenimento (sì certo!), i generi cinematografici sono praticamente morti per far spazio alle solite commedie inutili che ogni anno vengono riproposte sia in tv che al cinema. Tutto il giorno. Tutti i giorni.
Oggi però qualcosa sta lentamente cambiando dato che il cinema mainstream ha iniziato nuovamente a proporre qualcosa di (più o meno) nuovo come Il ragazzo invisibile di Salvatores o Suburra di Sollima.
Ma nonostante questa leggera ondata di svecchiamento, il genere action in Italia (anche se siamo nel 2015) è considerato un tabù; per questo le botte e le esplosioni sono ancora legate a un modo di fare cinema made in USA, che noi non riusciamo minimamente a concepire perché non abbiamo né tempo né voglia dato che siamo intellettuali e dobbiamo sempre e solo fare le robe intimiste e radical chic che piacciono tanto a gente tipo Daria Bignardi perché se facciamo le robe tipo quelle degli americani si vede che (le nostre robe) sono solo imitazioni.
E poi dai, gli americani i film action li fanno meglio punto e basta.

Andrea Navicella, senza pensare troppo a come piazzare nel suo corto vari pipponi introspettivi tipici del cinema d’autore, ha deciso un bel giorno di girare Tommy, un corto dove ci sono botte, sparatorie e sequenze in slow motion tanto care al cinema made in USA.
La struttura narrativa è semplice. A parte il finale, non ci sono grandi colpi di scena. Non ci sono personaggi estremamente caratterizzati. In realtà c’è solo roba che ognuno di noi ha già visto almeno 700 volte.
Solo che adesso tutto quanto è stato creato in Italia. E sì, è un’ottima cosa.
A parte qualche sbavatura riguardo al sangue (che risulta un po’ troppo finto) e al doppiaggio, Tommy è un corto action che ha una propria dignità.
Il protagonista, interpretato dallo stuntman Daniele Balconi (membro del collettivo Flying Without Fear), prende a calci in faccia gli avversari con sana cattiveria, donando alle scene action una fisicità che spesso manca nelle produzioni italiane (indipendenti e non).

Tommy in più di un’occasione strizza l’occhio a saghe come quella di Bourne o The Transporter, riuscendo a unire in modo scorrevole scene di lotta corpo a corpo con scontri mediante armi da fuoco; in questo modo l’attenzione dello spettatore rimane alta per tutta la durata del corto.
Le scene in slow motion (sempre rare da vedere in prodotti italiani) sono ben implementate e mai invasive, capaci di innalzare il livello di spettacolarità a un grado ottimale.
In definitiva, Tommy è un lavoro ben confezionato che (anche con qualche piccolo difetto) è riuscito a dimostrare che il genere action si può fare anche in Italia. Con buona pace di gente tipo Daria Bignardi.

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