LETTERA2: RECENSIONE “7 VIZI PER 7 CAPITALI” AA.VV.

[Recensione a cura di Filippo Castiglioni]

La raccolta 7 vizi per sette capitali, edita dalla Carmignani Editrice, suscita molta curiosità: ciascun autore dona al “proprio vizio” una sfumatura personale, talvolta sottile da cogliere, altre molto diretta, ma ciascuna inclinazione è la dimostrazione del fatto che ognuno di noi ha una propria idea di vizio. Penso sia questo il messaggio che la collana vuole trasmettere: dall’accidia, all’ingordigia, all’avarizia, i vizi capitali (l’idea di collocare i vizi in capitali europee è stata davvero molto apprezzata e soprattutto pensata bene) sono espressione del nostro più recondito io, l’Es freudiano per così dire, che nessuno di noi conosce realmente, ma del quale sentiamo la forza attraverso cui tenta di fuoriuscire e di prendere il sopravvento su di noi.

Ho citato l’accidia, l’ingordigia e l’avarizia perché i racconti che hanno trattato questi vizi sono quelli che più hanno attirato la mia attenzione. Falchi si immagina un vecchio professore di fisica che vince un nobel per l’economia: la formula che esce dai suoi studi dimostra che la ricchezza deriva dalla generosità. Il professor Campbell è famoso, però, per la sua avarizia. Ammetto che il personaggio poteva essere studiato meglio, perché un fisico ha ben altro a cui pensare e si suppone che non stia a perdere tempo dietro a tali frivolezze. Sarebbe stato più consono dargli una laurea in matematica. Tuttavia, la pensata è buona e lo scontro fra lui e il suo alter ego generoso è degno di lode. La scrittura di Falchi, inoltre, mette il luce la sua vena umoristica e il suo interesse verso il conflitto interiore che dimora in ognuno di noi, ma il racconto risente forse troppo di questo humor, perdendo talvolta credibilità. Ciampi, invece, resta sul paranormale, come si accorgerà chi avesse letto “Luce nera”. Per le vie di una Praga contaminata da una vecchia storia, che i nonni raccontavano ai nipoti, si aggira il mietitore di quelle anime che hanno evitato per tutta la vita di prendere posizione, lasciandosi trasportare dal flusso casuale e caotico degli eventi. Così, il signor Paoletti si trova in bilico fra la vita e la morte, fra la stanza dell’ospedale e il cimitero surreale che lo trascina a sé, fra la voglia di combattere per la sua vita e la paura di farlo. Ecco allora che il golem ha la meglio, perché quel demone non può che nutrirsi di anime dannate dall’accidia. Lo stile di Ciampi pone il lettore su due schermi diversi: quello reale e quello onirico.

Una scrittura lineare e discorsiva, anche se talvolta leggermente ingarbugliata, ma dalla quale emerge una predisposizione per l’horror del paranormale. Arriviamo infine al racconto di Rossi (autore del romanzo 24 Ore), un noir, come suo solito, colorato di pulp e acceso di giallo: un ispettore che brama di fare carriera più di ogni altra cosa, due banditi che vivono solo per il denaro e degli orfani affamati, tutti loro legati dalla fame di ottenere sempre di più. Col suo stile incalzante, che pare una sceneggiatura tarantiniana, Rossi si esalta in una carneficina senza scrupoli, dettata dall’ingordigia di vuote coscienze inermi di fronte alle leggi morali. Una fame insaziabile che li porta ad un inferno terreno e che non fa altro che ucciderli, uno per uno, fino alla fine.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview