RECENSIONE “QUESTIONE DI SGUARDI” DI LUCA ALESSANDRO

[Recensione a cura di Paolo Delmarco]

Per raccontare un dramma, un disagio, non servono per forza scenografie o location hollywoodiane e  questo cortometraggio lo concretizza. Realizzato esclusivamente in un appartamento ed interpretato da due soli ma validi attori, riesce a trasmettere  l’inquietudine di chi vive una tragedia difficile da controllare, figlia di lotte con se stessi che stentano ad essere accettate e difficilissime da vincere.
Facciamo  immediatamente conoscenza con Marco (Alberto Di Stasio) che dialoga principalmente al telefono o con se stesso che cerca di superare una strana forma di esaurimento che è sfociata in una particolare fobia, nota col nome di oftalmofobia, ovvero il non riuscire a guadare negli occhi le persone, che di fatto lo relega tra le quattro mura di casa. L’isolamento che vive Marco pare accrescere sempre più ed i suoi sforzi per combattere questa situazione sembrano non produrre risultati,  fino a quando nella sua vita non irrompe Sonia (Roberta Nevola) che con la sua esuberanza e i suoi splendidi e grandissimi occhi pare essere capitata proprio al momento giusto. I due legheranno subito e lei si presterà a dargli una mano per superare le sue difficoltà sennonché, la loro conoscenza approfondita, approderà ad una sconvolgente rivelazione.

I tempi registici di Luca Alessandro sono ben dosati e permettono di entrare in sintonia con il protagonista che, seppur inserito in una situazione così estrema si finisce per solidarizzare ed intenerirsi per lui. Le interpretazioni dei due attori sono davvero di alto livello e risultano coinvolgenti e credibili e giovano alla buona riuscita del corto. Purtroppo la colonna sonora è praticamente assente se non sui titoli di coda ci sarà un brano a cura di Evision Room Studio dove si potrà  apprezzare  la voce di Federica Marani.

Cortometraggio che mi ha piacevolmente stupito, la scelta e la trattazione di un argomento così particolare ma così  tremendo per chi lo vive viene intelligentemente utilizzato come pretesto per raccontare una storia tragica, che ne maschera un’altra ancora più crudele. Spiazzante nel lasciare lo spettatore con  il celeberrimo  tarlo a rosicchiare nella testa su cosa si sia realmente visto. Un corto di ottima qualità che mette in luce un disturbo dato da una fobia praticamente sconosciuta, con ottimi interpreti e che merita sicuramente la visione.

 

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