RECENSIONE “NERO – LA SERIE” DI GIUSEPPE PIVA

[A cura di Danila Leoni]

Non ti voltare mai bambina mia, non ti voltare mai !”: questa la frase che caratterizza tutte le puntate della serie noir/dark comedy “Nero”, diretta da Giuseppe Piva, in cui ogni azione comporta decise conseguenze e dalle quali non si può tornare indietro.
Questa serie, molto ben strutturata, crea curiosità e introduce, senza troppo svelare, fin dalla prima puntata, una fitta trama di intrighi, menzogne e parallelismi tra ciò che appare e ciò che realmente è.
Il potere è nelle mani di una donna severa, rigorosa, dall’immagine apparentemente pulita o almeno al principio questo sembra essere, una sorta di paladina della giustizia che si fa portavoce delle ingiustizie della società e tenta di risolverle “a modo suo” e che fa riferimento alla preghiera e alle  sacre scritture  per giustificare il proprio operato.
Intrighi e colpi di scena non mancano in una sceneggiatura ben sviluppata e che arricchisce ogni singolo episodio di un pezzo mancante del puzzle. Indizi, disvelamenti e cambiamenti improvvisi tengono lo spettatore col fiato sospeso in attesa di sapere cosa accadrà e perchè. La scenografia è molto curata e “parla”, attraverso oggetti e colori, del contesto sociale e culturale in cui ogni personaggio vive o lavora ed è arricchita da dialoghi taglienti e forti, che osano, che rispecchiano la quotidianità degli stessi personaggi, ma ci dicono anche chi sono e ne narrano la loro interiorità cupa e complessa.

Lo stesso titolo “Nero” indica il significato di quanto accade, di quanto si può udire o immaginare. Il sangue utilizzato non è rosso, ma nero al fine di concentrare l’attenzione sul buio interiore di ogni personaggio e delle sue azioni, specchio riflesso del marcio della società. Nero è il colore anche del grafic novel che cattura lo spettatore e racconta in modo impeccabile, attraverso una voce narrante dal tono coinvolgente, le vite dei protagonisti Nero e Angelica dai nomi contrastanti ma le cui vite sono intrecciate e legate dalle stesse ombre del passato. Nero è simbolo della noia della vita di provincia, dell’inattività, dell’incapacità di essere se stessi agli occhi del mondo, dell’inettitudine, della vita nascosta, delle menzogne e segreti che devono rimanere nell’ombra.
Unico appunto negativo da fare alla serie concerne l’aspetto recitativo. A volte c’è un grande divario tra la capacità interpretativa di alcuni attori rispetto ad altri, non tanto nella resa espressivo-visiva, quanto in quella udibile poiché spesso un ghigno o un viso corrugato o sofferente non corrisponde al tono vocale che dovrebbe seguire risultando così monocorde e dando poco pathos a scene salienti.

Ad ogni modo “Nero” risulta essere una serie davvero pungente, tocca profondamente aspetti del quotidiano e dell’anima fino a graffiare il pensiero dello spettatore. In questa serie non mancano scene piuttosto forti, essa è lo specchio delle varie forme di violenza all’interno di un piccolo borgo e che ovviamente si allarga alla società stessa. Ma è anche ironia e rappresentazione di come un essere umano utilizzi a proprio favore azioni simboliche per ripulire la propria anima; a volte basta farsi il segno della croce e compiere l’azione più terribile e funesta e tutto è giustificato attraverso la giustizia divina in questo intreccio di vite vendute all’asta.

 

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