RECENSIONE “A NEW BORN” DI SIMONE A. TOGNARELLI

[A cura di Danila Leoni]

Guardando “A New Born” di Simone A. Tognarelli si ha subito la sensazione di essere in un contesto di introspezione e ricerca di “una certa dimensione”.

Esso comincia con una donna, che fugge attraverso un corridoio ed entra in una stanza chiudendosi a chiave. Presto dall’altra parte qualcuno comincia a bussare alla porta insistentemente creando nella donna uno stato di inquietudine che la costringe ad aggomitolarsi su se stessa come a cercare protezione per il proprio corpo. Con lo scorrere del tempo accade qualcosa di strano, la donna, che prima era spaventata e piangeva poi appare quasi annichilita e priva di ogni emozione, come avesse subito un cambiamento nelle attitudini e nell’aspetto. Ci sono elementi che accompagnano un preciso percorso di mutamento che dapprima sembra casuale, ma pian piano si disvela e tocca un contesto sociale davvero attuale e per nulla scontato. A livello spirituale c’è l’aspetto ancestrale della luna, essa illumina la stanza e sembra essere una guida esterna, come osservasse immutevole il cambiamento nella donna. Un’osservatrice silenziosa simbolo di qualcosa di inarrivabile e non dominabile. Poi uno specchio in cui la donna si riflette, in cui osserva l’altra se stessa, in un primo momento compiaciuta di ciò che vede, della sua apparenza, ma poi spaventata abbandona lo stesso specchio e si rifugia in un angolo quasi a non voler più vedere e sentire, cercando di rimbalzo la propria identità.

A fare da sfondo dei suoni mediatici, talmente fastidiosi da far percepire il senso di disagio interiore e perfino le immagini, come frammenti di un percorso difficile e incalzante, sono discontinue. Incessanti interferenze disturbano e bloccano la crescita del vero io, avvelenano la coscienza e conoscenza di sé mutando la reale percezione di se stessi. Ma a questo punto ci si domanda cosa crei nella donna un tale cambiamento, la volontà in essa da un lato di fuggire e dall’altro di approvazione. La risposta viene data poco dopo da due personaggi singolari che rappresentano a pieno il nucleo centrale, ossia il condizionamento mediatico. Quest’ultimo attinge direttamente agli istinti e ai bisogni primordiali dell’essere umano a tal punto da suscitare una reazione emotiva e irrazionale. E per citare Jacques Ellul: “ L’orchestrazione di stampa, radio e televisione per creare una influenza continua, duratura, rende invisibile l’influenza della propaganda proprio perché è orchestrata nell’ambito di una realtà fittizia. I mass media costituiscono il legame essenziale tra l’individuo e le esigenze della società tecnologica”.

Simone A. Tognarelli ha trattato in modo davvero singolare questa tematica facendo percepire il senso di disagio interiore attraverso un contesto visivamente sofferente e di trasformazione, con un’ottima scelta dei suoni che accompagnano il rumore che smuove la coscienza dell’IO e la cura nella regia nei dettagli, fino alla scelta davvero originale di creare una fusione tra l’essere umano e il congegno elettronico, tra l’Io reale che spalanca all’improvviso le proprie finestre sul mondo mediatico fino a creare A New Born, una nuova identità. Ottimo il montaggio e la fotografia degna di nota.

Quanto agli attori, Gea Martini Landini col suo volto espressivo ha dato spessore emotivo al suo personaggio e Michael Segal con la sua essenza gelida e distaccata rappresenta a pieno il mezzo mediatico della fredda coscienza che porta al cambiamento attraverso la suggestione.

Per concludere “A New Born” é un corto davvero particolare e meritevole di essere visto.

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