RECENSIONE “THE CHOICE” DI ANNAMARIA LORUSSO

[A cura di Davide Comotti]

>>>>>> Attenzione Spoiler <<<<<<

Il nuovo cortometraggio della regista novarese Annamaria Lorusso, The Choice (2015), rappresenta una svolta, il salto di qualità decisivo e coraggioso che ci si aspettava dopo i suoi precedenti lavori. Nei pur notevoli corti Ombre nella memoria e Il tempo di un respiro – rispettivamente un thriller e un dramma/horror gotico – la regista aveva già dimostrato talento nella costruzione della storia, nella regia e nell’immagine. Ma qui siamo decisamente oltre: grazie anche a una produzione più complessa, la Lorusso riesce a osare molto di più, regalando allo spettatore anche scene decisamente audaci. L’indicazione iniziale sui contenuti di violenza, sangue, sesso e paura non è piazzata lì ad effetto, ma risponde esattamente a ciò che vedremo: e il lavoro sta dando i suoi frutti, visto che The Choice riscuote un buon successo ed è stato selezionato in vari festival mondiali.
Protagonista è Eric (Roberto D’Antona), un giovane disperato che si suicida sparandosi un colpo di pistola alla testa, mentre osserva la foto di una ragazza. Ma qualcosa di lui sopravvive anche post-mortem: dopo aver visto il proprio cadavere, si trova ad attraversare un bosco fino a giungere in una casa isolata e abitata da inquietanti presenze. Si trova così in una sorta di inferno, al cospetto di un demone (Michael Segal) e della propria anima prigioniera (Annamaria Lorusso), che lo costringono a riflettere sulla vita e la morte. Lo attende una dura scelta.

The Choice è un’opera strettamente personale – infatti è scritto dalla stessa regista, che come nei corti precedenti tratta temi forti quali la morte, il ricordo, la sofferenza, filtrati qui (e anche nello struggente Il tempo di un respiro) attraverso il soprannaturale. Ma, come si diceva, qui siamo in una dimensione ulteriore, con tonalità ancora più forti e una cura maggiore nell’estetica (fotografia, scenografia, musiche) – vedendoli tutti e tre di fila, si nota proprio come la talentuosa regista abbia fatto scuola sul campo aumentando sempre più la qualità del lavoro fino a dirigere questo corto che entra di diritto fra i lavori più notevoli dell’attuale panorama indipendente italiano. La Lorusso si avvale della consueta factory produttiva, artistica e tecnica, anche se l’impressione è che si tratti di una produzione maggiore pur restando nel low-budget – e tanto di cappello se con un budget ristretto si riescono a realizzare film di tale qualità – come testimonia la presenza di uno fra gli attori più noti dell’indi italiano, il “duro” per eccellenza Michael Segal, protagonista di vari film di Ivan Zuccon e dei recenti Anger of the dead e Zombie massacre 2.

Ma non è tanto una questione produttiva, quanto un fatto di sperimentazione: vedasi in particolare l’ingresso negli inferi da parte del protagonista, in cui vediamo un “Museum of Wonders” (prendendo in prestito il titolo del film di Cristopharo) con personaggi da body-art. Si capisce subito che The Choice va oltre quando vediamo un personaggio col volto bendato e intento a masturbarsi, con inquadratura in campo medio sull’hand-job, per poi sputare sangue dalla bocca – quasi che l’eiaculazione fosse sostituita dal vomito sanguineo, il dolore che si sostituisce e si mescola al piacere. Il tutto sullo sfondo dell’aria lirica Factotum (“Figaro”) di Rossini, che prosegue nella seconda figura del “Museum”, una ballerina che danza come una bambola meccanica inceppata: fra il demone e l’anima, spuntano poi inquietanti clown felliniani e due donne mascherate un po’ in stile Eyes Wide Shut, preceduti all’ingresso da una ragazza che suona il violino, misteriose figure col volto coperto di bianco e un perturbante bambino-vampiro con la bocca sporca di sangue. L’infanzia è sempre stato un tema molto caro alla regista, un tema che qui assume connotati squisitamente orrorifici: prima ancora, nella “selva oscura” di dantesca memoria in cui si muove D’Antona, vediamo infatti una spaventosa bambina fantasma dal sapore baviano con in braccio un bambolotto dalle fattezze zombiesche. Questa è in sintesi la rappresentazione dell’inferno da parte della regista – anche se nella storia scopriremo non essere gli inferi veri e propri, ma qualcosa di un po’ diverso (a testimonianza di una vivace creatività) sempre in bilico tra atmosfere oniriche e surreali e momenti più fisici e sanguinari.

La riuscita di The Choice è dovuta, oltre alla regia solida e curata, a interpretazioni sanguigne e intense. In primis, il protagonista Roberto D’Antona: ne ha fatta di strada da quando dirigeva e interpretava i divertenti A.Z.A.S. e Il trillo del diavolo; un attore che ha il grande merito di essere cresciuto sul campo, passando per le interpretazioni “fumettistiche” e volutamente esagerate di Ora pro nobis e dello strepitoso pulp Insane e dimostrando ora una grande versatilità. Se nei suddetti lavori dà vita a irresistibili personaggi in stile Jim Carrey, in The Choice è protagonista invece di una performance molto seria, intensa e drammatica, sia nella mimica facciale sia nella recitazione e pronuncia: che sia una delle sue prove migliori, lo intuiamo già nella preparazione del suicidio, e ne abbiamo la conferma nella parte ambientata all’inferno – in cui, sottoposto a torture fisiche e psicologiche, riesce ad esprimere tutto il dolore che impregna la storia; ben si adatta ai crudeli e drammatici dialoghi, incentrati su vita, morte, suicidio e sofferenza. Altrettanto eccellenti i due comprimari: Segal, col volto sempre coperto da un diabolico mascherone un po’ anni Ottanta, si mostra nel suo fisico possente e in un’interpretazione feroce e urlata, come si confà a un demone; la splendida Lorusso ha come sempre una grande presenza scenica, unendo alla sua bellezza naturale un make-up dark e una chioma viola (che con le luci sembra azzurra). Protagonista anche di scene morbose con Segal, che le lecca il volto e le accarezza il corpo, riveste un ruolo volutamente ambiguo e decisivo per lo sviluppo della storia – di lei si dice che è “l’anima” del ragazzo suicidato.

La regia matura è dimostrata anche dalla costruzione della storia e dalla cura estetica e tecnica. The Choice non è mai scontato, inizia come un dramma per poi tuffarsi nel soprannaturale, seguendo sempre strade che spiazzano e sorprendono lo spettatore. L’immagine è molto professionale, con una fotografia suggestiva e cangiante (Stefano Pollastro), dalla luminosità iniziale al buio della selva fino all’onirica rappresentazione dell’inferno; notevoli le scenografie, soprattutto di quest’ultimo, fra interni gotici e nebbiosi e tavole con strumenti di tortura – a cura della stessa Lorusso insieme a Domenico Uncino e Paola Laneve (autrice anche del make-up). Impeccabile il lavoro anche dal punto di vista tecnico, con inquadrature variegate e alcune raffinatezze – in particolare, la steady-cam che ruota frenetica sul luogo del suicidio mentre D’Antona osserva il proprio cadavere. Completano il tutto le avvolgenti musiche d’atmosfera di Olsi Baba, a cui si aggiungono alcuni brani di recupero quali il suddetto Factotum del Barbiere di Siviglia di Rossini, il prologo di Dracula Untold e altri pezzi tratti da Gravity e The Conjuring, per un impasto sonoro inquietante e onirico. Se prima la Lorusso era una promessa, con The Choice è una certezza.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview