RECENSIONE “THE TASTE OF SURVIVAL” DI DAVIDE PESCA

[A cura di Andrea Stella]

Ci sono lavori che riescono bene e altri che riescono male. Il corto di Davide Pesca, purtroppo, è un lavoro che di buono non ha (quasi) nulla.
The Taste of Survival tratta il genere post-apocalittico in maniera poco originale, riproponendo pedissequamente scene già viste infinite volte, senza nessuna innovazione. Lo spettatore si ritrova catapultato all’interno di una situazione dove la trama è stata sacrificata quasi totalmente in favore dell’azione.
In lavori di questo tipo, dove la forma è molto più importante del contenuto, bisogna fare attenzione nel curare al meglio tutti i dettagli, perché un singolo elemento fuori posto può intaccare la qualità finale del prodotto.
Senza una storia da seguire, l’estetica (nella sua forma più pura) acquista per forza una maggiore importanza, e proprio per questo bisogna fare ancora più attenzione.

The Taste of Survival è un corto ambizioso che nel momento della verità non riesce a spiccare il volo, soprattutto per colpa dei vari limiti tecnici che non hanno permesso al regista di esprimersi al meglio.
Le scene d’azione, che almeno in teoria dovevano essere il fulcro del prodotto, risultano spesso confusionarie e poco curate (ad esempio durante lo strangolamento con la catena). Il montaggio purtroppo non aiuta, dato che a volte le scene di colluttazione sono intervallate, in maniera invasiva, da alcune riprese dell’ambiente semplicemente inutili.
La musica, monotona e ridondante, non riesce a creare tensione in nessun momento mentre il make-up (soprattutto per quanto riguarda le cicatrici sul volto dei personaggi) il più delle volte risulta estremamente grezzo e poco curato, donando al corto un aspetto esageratamente amatoriale.

Le scene splatter (su tutte quella della faccia bruciata dall’acido) sono realizzate leggermente meglio, ma la violenza risulta fine a se stessa ed impiegata quasi esclusivamente come riempitivo.
Il regista ha deciso di creare l’opera in funzione del colpo di scena finale, lasciando però tutto il resto da parte.
Infatti, non è stata data importanza anche a semplici dettagli, come i vestiti dei personaggi (davvero poco curati).
Ma il problema principale di The Taste of Survival è quello di essersi avvicinato troppo ai cliché hollywoodiani, senza aggiungere nulla di originale, creando semplicemente una copia poco riuscita dell’immaginario post-apocalittico che da anni invade (senza sosta) le sale cinematografiche di tutto il mondo.

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