LETTERA2: INTERVISTA A MAURO SARACINO (DUNWICH EDIZIONI)

[A cura di Stefano R. Sangue]

Non smetterò mai di ripeterlo. Il panorama letterario indipendente (specialmente quello horror) è una terra oscura popolata da scrittori che non hanno nulla da invidiare a quelli commercialmente odierni e da coraggiose case editrici che si mettono quotidianamente in gioco. Compito di Lettera2 è quello di accendere i riflettori su coloro che si muovono in questo infimo sottobosco. Nessuno escluso. Lettera2 è una maxi offerta di NonSoloGore dove tutto è compreso nel prezzo. Quindi, da adesso in poi, ci occuperemo non solo di recensire racconti e romanzi pubblicati in cartaceo e in E-Book, ma anche di intervistare le case editrici indipendenti meticolosamente selezionate dal sottoscritto.
Il primo turno è tutto della Dunwich Edizioni, di Mauro Saracino, forse uno dei migliori marchi editoriali indipendenti presenti in circolazione.

[S.R.S.] – Allora, Mauro, partiamo dalle origini. Vorrei sapere qualcosa di te.

[M.S.] – Sono cresciuto con l’horror, in ogni campo: dai fumetti ai romanzi, dai film alla musica. Quando poi è scattata la scintilla della letteratura il percorso è stato quasi obbligato. Ho esordito ormai quasi dieci anni fa con “La casa del Demone” edito da Asengard Edizioni.

[S.R.S.] – Quindi, inizialmente, scrivevi?

[M.S.] – Sì, ma onestamente mi trovo più a mio agio da questo lato della barricata, mi sembra di poter dare di più. E poi, anche da un punto di vista personale, gli obiettivi possono cambiare.

[S.R.S.] – E poi cos’è successo?

[M.S.] – Da lì sono entrato nel mondo dell’editoria e non ne sono più uscito. Anzi, a giudicare da come sto messo ora, direi che mi ci sono addentrato ancora di più.

[S.R.S.] – Descriviti brevemente come lettore.

[M.S.] – A livello di letture sono abbastanza monotono, mi piace l’horror e per diletto, in genere, leggo romanzi in lingua che difficilmente giungono dalle nostre parti (anche se stiamo lavorando sodo per farne arrivare qualcuno, vedi Tim Curran che negli States è tenuto in altissima considerazione)

[S.R.S.] – Accidenti, Tim Curran. Ottima scelta. Se non sbaglio è quello che ha scritto Leviathan e Cannibal corpse?

[M.S.] – Bravissimo, proprio lui. E noi porteremo in Italia proprio Cannibal Corpse.

[S.R.S.] – Bhè sarebbe fantastico avere finalmente i suoi scritti tradotti in italiano…

[M.S.] – Ci piacerebbe anche portare il seguito de “Le montagne della follia”, scritto sempre da lui. Ma i diritti appartengono a un altro editore, quindi vedremo cosa si potrà fare in futuro.

[S.R.S.] – Allora a questo punto la domanda sorge spontanea: Com’è nata la Dunwich Edizioni?

[M.S.] – Era una cosa che mi ronzava in testa da un po’. Ho incontrato qualche persona seria interessata a salire a bordo e abbiamo cominciato a lavorare. Dopo un anno ci siamo resi conto che la mole di lavoro cresceva a un livello che all’inizio non ritenevamo possibile. E lo stesso valeva per i risultati. Ora se penso che sono passati solo due anni mi sembra assurdo.

[S.R.S.] – Se non sbaglio siete una casa editrice free (ovvero che non richiede contributi) giusto?

[M.S.] – No, mai chiesto soldi per pubblicare, non ci pensiamo nemmeno.

[S.R.S.] – Quindi vi fidate ciecamente del vostro istinto per valutare i testi?

[M.S.] – Esatto. Per esempio quando sono arrivati testi come “L’estate Segreta di Babe Hardy” o “La Cisterna” è subito squillato una specie di campanello d’allarme. Erano proprio le proposte che stavamo cercando.

[S.R.S.] – Privilegiate un genere in particolare?

[M.S.] – Privilegiamo gli horror ma, per farti un esempio, abbiamo anche una collana al femminile (Rosa Gotica). Al momento latitano i Thriller. Pensa che il primo manoscritto era uno steampunk. All’inizio non avevamo neanche pensato di avere una collana dedicata a questo genere e ora, per il prossimo concorso “Ritorno a Dunwich”, ci troviamo a fare una parte di racconti proprio in chiave steampunk. Comunque, sembrerà banale, ma la cosa che colpisce di più è la storia in sé. Per la cronaca: lo steampunk, in poche parole, è un genere letterario fantascientifico con ambientazioni ottocentesche. Tipo “La macchina del tempo” di Wells.

[S.R.S.] – Prima parlavi del concorso “Ritorno a Dunwich 2″. Dettagli?

[M.S.] – È molto semplice. C’è tempo fino all’ultimo giorno di agosto per inviare un racconto tra le 3000 e le 5000 parole a tema lovecraftiano, scegliendo l’ambientazione classica o quella steampunk. Insieme agli amici di Letteratura Horror valuteremo gli elaborati e i migliori sei per categoria finiranno nell’antologia “Ritorno a Dunwich 2″. La prima volta sono arrivati circa 100 racconti. Questa volta “temiamo” che saranno molti di più.

[S.R.S.] – Fattore positivo, no?. Significa che siete ormai una certezza nel panorama editoriale indipendente.

[M.S.] – In effetti il calore delle persone dell’ambiente si fa sempre sentire ed è una grossa spinta a continuare a lavorare duramente.

[S.R.S.] – Ho letto da poco il vostro Grindhouse Vol.1. Un progetto davvero strabiliante. Cosa mi potresti dire in proposito? Proseguirete con un Vol.2?

[M.S.] – L’idea è venuta a uno dei due autori coinvolti, Pietro Gandolfi. Avevo tra le mani la novella di Ivo che era troppo breve per pensare a un’edizione cartacea. Ne ho parlato con Pietro, visto che aveva nuovo materiale da mandarmi e anche lui aveva un racconto lungo. Ha proposto il doppio volume e mi è sembrato un’idea geniale, con tanto di trailer e doppia copertina. Sì, speriamo di poter realizzare presto un volume 2.

[S.R.S.] – Ritengo che la grandezza di una casa editrice sta anche nella distribuzione. Come vi muovete?

[M.S.] – Principalmente in due direzioni. La più semplice è quella delle librerie fiduciarie con cui stringiamo collaborazioni dirette. L’altra è quella del distributore che ovviamente fa il grosso del lavoro. Grazie a Direct Book che si appoggia a Fastbook siamo ordinabili praticamente ovunque. Con la catena Feltrinelli si è sviluppato nel tempo un ottimo rapporto, anche per quanto riguarda presentazione ed eventi. Sicuramente il web è stata la prima mossa. Ma in rete spingiamo molto di più il catalogo digitale, come è giusto che sia.

[S.R.S.] – Appuntamenti fissi l’anno?

[M.S.] – Dopo un primo anno che abbiamo girato moltissimo, abbiamo deciso di mantenere solo pochi appuntamenti importanti. Quello principale è il Salone del Libro di Torino, il più importante banco di prova dell’attività editoriale. Quest’anno vorremmo anche tentare una sortita a “Più libri più liberi” a Roma. E speriamo di continuare a partecipare a “La Serra Trema”, un evento che supportiamo e che ci piace davvero.

[S.R.S.] – Confermo. Prossimi eventi dove possiamo trovare il vostro banco?

[M.S.] – Se tutto va bene a “Più libri più liberi”, a Dicembre. E poi ci saranno moltissime presentazioni dei nostri autori in libreria anche nei mesi estivi.

[S.R.S.] – Come possiamo rimanere aggiornati sui vostri movimenti?

[M.S.] – Le comunicazioni più rapide avvengono tramite la nostra pagina facebook

[S.R.S.] – Idem per inviare i manoscritti?

[M.S.] – L’email per i manoscritti è: manoscritti@dunwichedizioni.it.
Anche se dobbiamo avvertire che le valutazioni hanno subito qualche rallentamento, più che altro per la mole di elaborati che arriva ogni giorno.

[S.R.S.] – Buon per voi. Perfetto. Abbiamo concluso, Mauro. Grazie mille per la chiacchierata.

[M.S.] – Grazie a te, Stefano.

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