RECENSIONE “EVIL SOULS” DI ROBERTO & MAURIZIO DEL PICCOLO

[A cura di Davide Comotti]

Evil souls (2015) di Roberto e Maurizio Del Piccolo: ovvero, usando una frase ad effetto, “Quando The Omen incontra Hostel”. Dopo il buon The hounds, i due fratelli proseguono infatti il loro viaggio nel cinema horror mescolando due generi in apparenza distanti: il filone esoterico/demoniaco e il torture-porn (quest’ultimo già alla base del film precedente), e ci vanno giù pesanti sotto entrambi i punti di vista. Il cinema dei Del Piccolo si colloca nella fascia alta del cinema indipendente, trattandosi di co-produzioni con l’Inghilterra (Moviedel UK e Moviedel Italy) realizzate con un budget relativamente alto per un indi (come si può intuire dall’aspetto tecnico e scenografico): ma non scadono nel puro commerciale, riuscendo a realizzare film molto particolari e con una sceneggiatura complessa che “sfida” continuamente lo spettatore.
Autore della sceneggiatura è Roberto Del Piccolo, autore anche di The hounds e co-sceneggiatore dell’ottimo Subject 0: Shattered Memories (2015) di Tiziano Cella. Ambientato in un anonimo paese di provincia, si apre con un prologo in cui due bambini e tre bambine si recano in una “casa proibita”, dove avviene qualcosa di misterioso e terribile che non sapremo mai di preciso. Anni dopo, divenuti ormai adulti, i cinque si ritrovano coinvolti in un oscuro destino. Il folle e crudele Valentine (Peter Cosgrove) rapisce due donne e i rispettivi bambini: le due madri, incatenate in una stanza, scoprono di essere amiche d’infanzia ma non capiscono il motivo del sequestro. Mentre l’aguzzino le sottopone a orribili torture, padre Albert (Julian Boote) incontra Maddie – sorella di Valentine – in stato di shock: indagando, scopre che quanto sta accadendo è legato al loro passato, e che Valentine sta preparando un rituale esoterico per allevare l’Anticristo sulla Terra.

Indubbiamente una trama molto forte sotto ogni punto di vista, che l’ottima regia di Roberto e Maurizio Del Piccolo riesce a trasporre in modo crudo ed efficace, dimostrando un’ottima padronanza dei mezzi: il loro percorso dimostra di essere in crescita, e dopo la buona prova con The hounds riescono a migliorare ulteriormente l’estetica e la narrazione, creando con Evil souls un film praticamente perfetto. È un genere molto forte, che può piacere o meno, ma sicuramente è ineccepibile dal punto di vista realizzativo e interpretativo. Violento, sanguinario, spaventoso e di forte impatto emotivo, Evil souls può competere visivamente e narrativamente con il mercato straniero (infatti è girato in inglese), attraverso una storia ben raccontata e un’immagine talmente curata e cinematografica che sembra girato in pellicola. Trattasi di un film parecchio “all’americana”, non solo per gli attori quasi tutti stranieri, ma soprattutto per la struttura e le suggestioni, abbastanza lontane dagli standard medi dell’indi italiano. Il riferimento a Hostel e al classico The Omen di Richard Donner non è casuale, perché i Del Piccolo elaborano vari topos dei due generi per creare qualcosa di nuovo. La regia, supportata da un montaggio (Maurizio Del Piccolo) che risponde con precisione all’alternanza, si muove continuamente fra il versante demoniaco e situazioni da torture-porn.

Buona parte della storia è concentrata nelle camere di tortura, con strumenti micidiali degni di Eli Roth: vediamo quindi una gamba maciullata con un filo di ferro, in una tortura a metà fra Audition di Miike e Trauma di Argento, dita e orecchie mozzate con le lame, e persino la punta di un trapano che squarcia le carni di padre Albert (oltre al corpo fatto a pezzi all’inizio del film). Impressionanti gli effetti speciali (Moviedel UK), con sangue in gran quantità, tutto realizzato a mano senza l’ausilio del digitale (grande pregio, visto che si tende troppo spesso a dimenticare il valore del buon vecchio artigianato). Ma anche al di là dell’aspetto gore e splatter, Evil souls è intriso di sadismo e perversione, il cui maestro è l’inquietante Valentine: vestito come il marchese De Sade (di cui cita varie frasi) e armato di frusta, oppure col volto dipinto a mo’ di Joker, forma insieme alla sorella prostituta Maddie (Lisa Marrs) una famiglia disfunzionale e incestuosa degna dei film di Rob Zombie (di cui sembra richiamare vagamente l’estetica: capelli lunghi, aspetto trascurato, “metallaro” e malefico).

Tutta questa crudeltà non è però fine a se stessa, perché dietro ci sta tutta la parte più complessa e geniale della vicenda, cioè l’aspetto esoterico. L’incipit è un must di numerosi horror e thriller di tutto il mondo, i bambini che entrano nella “casa maledetta”: una scena che tornerà varie volte nel film, con immagini montate in modo rapido in cui vediamo le bambine insanguinate e simboli demoniaci sul muro, senza però che venga chiarito esattamente cosa succede. Attraverso le indagini di padre Albert, il mistero si dipana man mano, ma lasciando comunque spazio all’interpretazione dello spettatore – come anche nel finale, volutamente criptico e aperto. Perché le due donne e i rispettivi figli sono stati rapiti? Cos’è il “percorso nel dolore” a cui Valentine le sottopone? E cosa lega tutto questo alla loro infanzia? Tutte domande a cui la sceneggiatura trova man mano una risposta, soddisfacendo la curiosità dello spettatore che viene sempre tenuta desta. Come nel citato The Omen, vedremo l’Anticristo incarnato in un bambino dallo sguardo diabolico: pensiamo ai suoi occhi terrificanti mentre legge Dylan Dog, o all’impressionante scena allucinatoria in cui la madre Jess lo sfiora e vede susseguirsi una serie di immagini apocalittiche sugli orrori del mondo (nazismo, bomba atomica, etc.). Un paio di scene sono derivative dall’horror esorcistico – Maddie assalita nel letto da una misteriosa entità e sua madre Catherine posseduta nell’ospedale psichiatrico – e la struttura stessa del film sembra richiamare vari topos del genere demoniaco, creando però qualcosa di nuovo.

Convincenti tutte le interpretazioni, in particolare i due avversari Peter Cosgrove e Julian Boote, ma anche Lisa Marrs (nel doppio ruolo di Maddie e Catherine) e le due donne rapite (Holli Dillon e Paola Masciadri), senza dimenticare il bravissimo Emanuele Ignomirelli nel ruolo dei piccoli Nick e Danny. Sotto l’aspetto estetico, risultano efficaci le musiche vibranti di Paolo Bernardini e la fotografia di Tommaso Borgstromm – in grado di variare tra il grigio del prologo, il bianco della stanza e il nero della camera di tortura, con una prevalenza dei toni scuri e una messa in risalto del rosso realistico del sangue. Una menzione, infine, per i suggestivi disegni a mano di Claudio Calefato che aprono il film, raffigurando torture e riti esoterici.

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