RECENSIONE “THE BUNNYMAN” DI DANIELE MISISCHIA

[A cura di Andrea Stella]

Hotline Miami è un gioco indipendente che è riuscito in breve tempo a conquistare una nutrita schiera di appassionati soprattutto grazie a un gameplay rifinito al millimetro e ricco di spunti interessanti.

Daniele Misischia, con The Bunnyman, ha catturato l’essenza del gioco in modo impeccabile, riproponendo gli elementi fondamentali dell’opera di Jonathan Söderström e Dennis Wedin (creatori del videogame).

Il protagonista del cortometraggio è un sicario abilissimo nella lotta corpo a corpo che indossa una maschera quando deve svolgere un incarico. E sì. La missione consiste solitamente nel massacrare i vari bersagli nel modo più brutale possibile.

Il telefono squilla. Una voce femminile fornisce tutte le informazioni necessarie. Il massacro sta per iniziare.

Il regista elimina totalmente i tempi morti per entrare subito nel vivo dell’azione. Le scene di combattimento sono realizzate molto bene e riescono a trasmettere in modo ottimale la fisicità degli scontri. Il killer con la maschera da coniglio si accanisce sui vari bersagli colpendoli ripetutamente (e brutalmente). La pietà non esiste.

La violenza nel cortometraggio è presente in modo marcato, anche se non arriva assolutamente ai livelli estremamente splatter del videogioco.

Comunque, tutto funziona a meraviglia e alcune trovate riescono anche a sorprendere.

Davvero notevole la scena della mazza da baseball in soggettiva che colpisce il malcapitato di turno.

Estremamente divertenti e ben realizzate anche le sequenze in cui vengono riproposte le meccaniche base del gameplay di Hotline Miami, dove il protagonista si protegge aprendo/chiudendo varie porte per sfruttare l’ambiente circostante a proprio vantaggio.

E anche se per tutto il corto non parla nessuno, le urla dei bersagli riescono perfettamente a descrivere la furia cieca che muove il protagonista.

In Bunnyman non ci sono parole. Ci sono solo suoni. Suoni di carne che impatta su altra carne. Suoni di crani spappolati da un martello o da un colpo di pistola. Suoni di morte.

Splendida la fotografia. Il tripudio di luci al neon riesce a catturare perfettamente l’anima del videogioco e di vari film del regista Nicolas Winding Refn (Drive su tutti, che ha ispirato gli stessi creatori del videogame). La paletta cromatica è perfetta. Estremamente curati anche i costumi, dove svetta incontrastato quello del protagonista.

La colonna sonora è assolutamente azzeccata anche se è presente solo in apertura e chiusura, senza accompagnare nessun momento d’azione (scelta che fa risaltare ancora di più la ferocia con cui il killer massacra i suoi bersagli).

E quando sembra tutto finito, il protagonista si ritrova invischiato in un nuovo, devastante scontro, diverso da tutti gli altri.

Forse è arrivata l’ora di appendere la maschera al chiodo?

In definitiva, Daniele Misischia è riuscito a confezionare un ottimo prodotto capace di catturare perfettamente l’essenza (sia stilistica che videoludica) di Hotline Miami, anche senza ambientarlo negli anni ’80.

Un cortometraggio originale e ben curato, capace di intrattenere anche chi non ha mai provato (o visto) il videogame.

Da oggi in poi, fate attenzione quando varcate la soglia di casa vostra.

Perché Bunnyman… potrebbe essere lì.

 

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