RECENSIONE “ADRENALINE” AA.VV.

[A cura di Landi Marinella]

Da un’idea del regista Daniele Misischia, nasce il progetto corale Adrenaline, che coinvolge, oltre lo stesso Misischia, 9 registi del panorama indipendente italiano. 10 in totale gli episodi che compongono l’action movie, più l’episodio cornice “Adrenalina” (Misischia), che fa, più che da conduttore, da collante tra un episodio e l’altro, nel quale più di tutto si possono apprezzare le interpretazioni di Valerio Di Benedetto e Chiara Alivernini.

Adrenaline è prima di tutto una grande sorpresa, in particolar modo per quei registi che fino a questo momento si erano cimentati soprattutto con generi differenti. Una cosa non così facile da gestire ma che è inevitabilmente l’anima e la colonna portante di film generati da più collaborazioni – a maggior ragione quando si ha a che fare con più segmenti – è l’omogeneità la cui mancanza va senza dubbio ad incidere sul risultato finale. Ovvio è che non conta solo mantenere un certo livello di continuità, ma senza è pressoché una battaglia persa in partenza se non si hanno le idee ben chiare fin da subito. Adrenaline propone e mantiene questo importante dettaglio per quasi tutta la sua durata, fatta eccezione per quel paio di episodi che se ne distaccano un po’ troppo. La qualità, anche se non sempre, è buona, così come la recitazione nella maggior parte degli episodi.

Ad aprire le danze è “Encore” di Ivan King; un corsa a colpi di pugnattoni e – un assaggio – di parkour per raggiungere una meta e tenersi stretti, forse, la propria vita. La location industriale è un ottimo sfondo su cui si muovono i protagonisti. Encore, col suo ritmo, fa da ottimo apripista!

Aho! Di Michela Fornaci, l’anima femminile del film, si piazza, col suo episodio, tra i migliori di Adrenaline, soprattutto sul piano della storia; semplice ma efficace, con dialoghi che mantengono vigile l’attenzione sfociando in un finale per nulla scontato.

Light Night di Steven Renso imbastisce l’episodio con doppi giochi e una sceneggiatura interessante ma con qualche buco. Troppe le sfocature – non necessariamente utili – che tolgono naturalezza più che aumentarne lo stile. Di impatto la scena del bar.

Si procede con Devil on the road di Daniele Misischia, col suo stile urbano ben rodato, dai colori soffusi ma corposi insieme, ci piazza su una strada dove dialoghi ben costruiti ed interpretati ci accompagnano fino al faccia faccia decisivo. Un Misischia che non delude insomma. 

E’ il turno di Riccardo Camilli con Arturo e Adelina alla conquista dell’amore, una pennellata pulp per un episodio divertente e molto piacevole con due effervescenti ed esilaranti Riccardo Camilli e Susy Suarez.

Roughonium di Cristiano Ciccotti propone un action militare con pericolo tossina mortale incorporata che, nel suo essere trita e ritrita ha sempre il suo fascino. Anche qui ci troviamo di fronte a un buon episodio, anche se poco potente e suggestivo nelle scene in esterna o nelle sparatorie dalla baracca, supportato dall’ottima interpretazione di Claudio Camilli.

Inaspettatamente, dopo inseguimenti, sparatorie, conti da saldare e via discorrendo, arriva lo sci-fi di Luca Baggiarini con il suo Niktorama. Un episodio che poco ha a che vedere con l’anima del film e questo, sebbene sia un episodio onesto nei suoi limiti, lo porta ad essere troppo fuori tema.

Paolo Del Fiol, amante della cultura asiatica, ci propone un interessante spaccato nel suo Neo Sekigun – The New Red Army, dove immagini di un episodio vissuto si sovrappongono alle parole della ribelle interpretata da Aki Hakime in un racconto veritiero e molto naturale, reso tale, non solo dall’interpretazione dell’attrice, ma anche per la scelta vincente di mantenerne la lingua originale.

Iris di Giacomo Gabrielli è un episodio più torture/splatter, e anche qui, nonostante la storia fluida, il finale vincente, la scelta della soggettiva e il sangue misto viscere proposti, si va fuori tema.

Chiude in bellezza Evil Angels di Lorenzo Ciani. Non tutto è come sembra e ce lo mostra bene il regista con un episodio pulito e ben realizzato dove la padrona assoluta è la musica che si fonde in un tutt’uno con la storia e i protagonisti “senza voce”. Un bel lavoro.

E’ normale che ogni testa presa in causa a collaborare in progetti del genere, porti il suo stile, la sua idea di cinema e quant’altro e questo rende difficile un apprezzamento in toto e la totale riuscita dell’opera, ma nel complesso Adrenaline, con le sue imperfezioni – peccato per gli episodi buoni ma fuori tema – si merita un posto tra i migliori corali degli ultimi tempi.

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