RECENSIONE “THE HOUSE OF THE RISING SUN” DI IVAN KING

[A cura di Andrea Stella]

Gli zombie, da parecchi anni, sono semplicemente ovunque. Hanno invaso il cinema, i fumetti, i videogiochi, la tv, lo spazio inesplorato e (perché no?) l’intero Universo. E, molto probabilmente, tra poco tenteranno di conquistare anche il nostro mondo (forse ci sono già riusciti).
Parliamoci chiaro, gli zombie ormai hanno saturato il mercato… e sì, hanno anche rotto un po’ i coglioni. Oltretutto, dopo l’esplosione del fenomeno The Walking Dead (serie tv), è rimasto davvero poco da poter raccontare. Però, se qualcuno tira fuori roba come Zombieland o l’Alba dei Morti Dementi, ci può stare. Sì. Ci può stare benissimo. E ci può stare benissimo anche se qualcuno tira fuori una cafonata alla Robert Rodríguez. O alla Dead Snow. Perché no? Ma oggi, se qualcuno prova ad avvicinarsi al genere in modo superficiale (senza aggiungere qualcosa di realmente innovativo), si rischia di creare un prodotto semplicemente anonimo uguale a tanti tanti tanti (quanti sono?) altri.

The House of the Rising Sun, purtroppo, rientra perfettamente nell’ultimo caso, dato che affronta il tema zombie senza aggiungere nulla di… provate a indovinare… innovativo! Il cortometraggio ripropone stancamente situazioni già viste troppe volte in troppi film, donando al tutto un inesorabile senso di già visto. Il corto, quindi, non riesce a costruirsi una propria identità e i vari personaggi (poco caratterizzati) non riescono a trasmettere nessuna emozione, senza contare i dialoghi che risultano spesso fin troppo stereotipati (su tutti quello di Alex Lucchesi).

Accettabile la recitazione degli attori, anche se il ridoppiaggio ha rovinato in parte l’atmosfera del film. Il regista Ivan King ha deciso di affrontare lo zombie movie in modo troppo prevedibile, andando a soffocare qualsiasi spunto o idea interessante. Le stesse scene action, che potevano salvare in extremis il prodotto, risultano inspiegabilmente prive di (vera) violenza. Infatti, quando i protagonisti combattono corpo a corpo con gli zombie, non viene mostrato nessun dettaglio splatter. Si vede solo qualche schizzo di sangue con i non morti rigorosamente fuori campo. Ma oltre al lato puramente gore, è proprio la fisicità di tutti gli scontri a mancare, dall’impatto della mazza da baseball sullo zombie (nei primi minuti) fino alla sequenza finale priva di mordente. E poi, praticamente tutti gli elementi di contorno non funzionano. Dal make-up degli zombie ai vestiti dei protagonisti (Maurizio Merluzzo con la kefiah sembra uscito direttamente da Uncharted 3). Senza contare l’incredibile velocità con cui un potenziale rifugio sicuro si trasforma nel posto più pericoloso del mondo.
Bella invece la scena dove i sopravvissuti urlano all’unisono per caricarsi prima della battaglia. Ma, alla fine, The House of The Rising Sun è un’occasione sprecata dove l’innovazione è stata messa da parte per creare un prodotto senza identità. Un vero peccato.

 

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