RECENSIONE “TANITH” DI GERMANO BOLDORINI

[A cura di Andrea Stella]

Vediamo una ragazza ferita che scappa da qualcuno o qualcosa. Si guarda intorno. È completamente sola.
Non ci sono punti di riferimento e la natura osserva imperturbabile lo svolgersi degli eventi. Un rumoroso silenzio avvolge ogni cosa. Il regista Germano Boldorini crea un mondo semplice ma al tempo stesso originale, dove la natura rappresenta un pericolo costante e inevitabile.
Il corto si può dividere nettamente in due parti. All’inizio si respira un’atmosfera fantasy, dove la protagonista (interpretata da Marta Gastini, giovane attrice che ha recitato anche nel film Il Rito) si muove in mezzo ad alcune rovine immerse nella vegetazione (situazione che ricorda sotto alcuni aspetti il capolavoro videoludico di Fumito Ueda, ICO).
Dopo i primi secondi di frenesia, nella prima parte è preponderante la dimensione intimista, dove la protagonista, in assoluto silenzio, esplora con (relativa) calma il posto in cui si trova. Il senso di minaccia è quindi smorzato dall’irreale tranquillità dell’ambiente naturale, capace di rallentare il ritmo dell’azione riuscendo comunque a mantenere alto l’interesse dello spettatore. Anche senza parlare, Marta Gastini riesce a trasmettere vari stati d’animo, tra cui un senso di forte sconcerto/smarrimento nel trovarsi all’interno di una situazione senza apparente via d’uscita. E poi, dopo l’ingresso nella grotta, improvvisamente ogni cosa sembra tornare alla normalità. Ma è solo un attimo. Subito dopo, tutto ricomincia.
Il corto nella seconda parte si avvicina molto di più al genere horror, mostrando anche una scena splatter ben realizzata.
Le musiche accompagnano bene lo svolgersi degli eventi, anche se in alcuni casi risultano davvero troppo invadenti e ripetitive. Ottima la fotografia e la scelta degli ambienti (sia esterni che interni).

Il cortometraggio presenta un punto di vista fuori dagli schemi, dove viene analizzato il rapporto tra uomo e natura anche (e soprattutto) attraverso il silenzio. In Tanith la natura ha fame e non può essere fermata. Tutto quanto può essere solo un sogno, o magari un semplice racconto di fantasia non ancora completato. Ma a volte la realtà è così forte da assorbire tutto, anche quello che non esiste.
Tanith è un viaggio silenzioso e implacabile dentro i labirinti più criptici della nostra mente. Un viaggio senza via d’uscita e senza soluzione, capace di catturarci all’interno di un mondo spietato e crudele, dove forze primordiali incontrollate bramano la nostra vita. O forse la nostra anima. Tanith è un viaggio ai confini della nostra esistenza.
Un viaggio… nella natura primordiale.

 

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