RECENSIONE “EVISCERAL PLAGUE” DI FEDERICO TADOLINI

[A cura di Davide Comotti]

Federico Tadolini, regista e appassionato di cinema horror, prosegue la sua esplorazione del genere con un ottimo cortometraggio gore/splatter, Evisceral plague (2014). Dopo Orgia di sangue, Il collezionista e Video nasty (17 a mezzanotte), Tadolini crea di nuovo la sua specialità, cioè mostrare al pubblico – con occhio da fan e al contempo seria competenza – il genere che predilige. Fra i punti forti dei suoi cortometraggi c’è il continuo passaggio da un filone all’altro, sempre di carattere horror e con elementi in comune ma mai ripetitivi: dal gore giallo/slasher (Orgia di sangue) al puro torture-porn (Il collezionista) fino a Video nasty, che mescola sangue e budella col tema “pellicola maledetta” in stile Cigarette burns di John Carpenter. Con Evisceral plague, scritto dallo stesso regista, Tadolini vuole omaggiare esplicitamente Herschell Gordon Lewis, il regista americano inventore del genere gore e splatter.

Protagonisti sono tre ragazzi che viaggiano in auto lungo la campagna: costretti a fermarsi per un guasto, chiedono aiuto in una casa abbandonata ma commettono un grosso sbaglio. La magione è abitata infatti dal folle Doctor Gore, dedito a occulti esperimenti, e dai suoi aiutanti che gli procurano i cadaveri, un essere deforme coperto da un cappuccio e un clown armato di motosega.

Tadolini riesce bene a riprodurre le atmosfere dei film di Lewis, un tipo di cinema horror cruento ma anche divertente e fumettistico, con eviscerazioni, squartamenti e il classico rosso vivace del sangue. Ma in Evisceral plague si respira anche l’atmosfera di quei genuini horror nostrani che si giravano anni fa – e che il cinema indipendente porta avanti anche oggi – fatti con pochi soldi ma molte idee e tanto entusiasmo. Lo stesso Tadolini interpreta il Doctor Gore (ulteriore omaggio a H. G. Lewis), ma non è l’unica citazione fra i nomi: Renato (interpretato dal regista Lorenzo Lepori) omaggia Renato Polselli, mentre Aristide è un chiaro riferimento ad Aristide Massaccesi (alias Joe D’Amato) – due fra i più celebri registi dell’horror italiano low-budget. Notevole la capacità registica di concentrare in circa dieci minuti tanti elementi narrativi, con una buona confezione estetica. Si inizia subito alla grande con il clown armato di motosega (Leatherface di Non aprite quella porta che incontra It) mentre rincorre un uomo – destinato ad essere sbudellato in una scena che tanto ricorda le eviscerazioni di Joe D’Amato. L’attenzione si sposta poi sui tre ragazzi, Renato, Beatrice (Giulia Palmidessi, realizzatrice anche degli efficaci effetti speciali) e Aristide, la cui vicenda topica fa da pretesto per la messa in scena di un compendio del macabro e dello splatter. Fra teste spaccate e cervelli spappolati, sangue, interiora e torture, i personaggi si muovono in un tetro casale dall’atmosfera gotica ed esoterica (azzeccate anche le location), fino alla conclusione a sorpresa.

Tadolini accompagna varie scene con le musiche da lui tanto amate e adatte alla violenza che vediamo: troviamo brani horror-rock curati da Luigi Mellino col gruppo The Providence, un pezzo death-metal curato dagli Stige e altri di musica grind realizzati dai Corpsefucking Art; sui titoli di coda scorre invece la celebre ed orecchiabile canzone Long tall Sally di Little Richard. Evisceral plague è frutto del lavoro della Morgue Production, l’affiatata factory di Tadolini: nel cast, oltre ai nomi già detti, troviamo altri attori abituali dei suoi corti (Raffaele Totaro, Andrea Quintavalle, Raffaele Borreca, quest’ultimo autore qui anche del montaggio), oltre a Pio Bisanti – noto soprattutto come interpreti di vari film di Lorenzo Lepori.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview