RECENSIONE “WHITE RABBIT” DI JOE BASTARDI

[A cura di Andrea Stella]

È quasi magia.

Il cortometraggio di Joe Bastardi sembra voler comunicare proprio questo. La stupenda colonna sonora di Claudio Meloni contribuisce, da subito, ad accompagnare lo spettatore in un (magico) viaggio ricco di atmosfera. Lo sfondo color pastello dei titoli di testa è in grado di descrivere in pochissimi secondi l’anima del prodotto. White Rabbit è come un sogno a occhi aperti, che decide di prenderci per mano e accompagnarci nell’ignoto. Un corto all’apparenza minimale che però nasconde al suo interno numerose chiavi di lettura e spunti interessanti.

La giovanissima protagonista (Viola Scuderi) rincorre il palloncino rosso che ha perduto, isolandosi semplicemente dal resto del mondo. La realtà che conosciamo è un insieme di leggi e regole non scritte (comunque importantissime) che noi, ogni giorno, diamo semplicemente per scontate. Ma a volte, quelle regole così rigide e apparentemente inscalfibili, possono di colpo sparire per lasciare il posto a un mondo nuovo.

Perché magari serve solo guardare le cose da un’altra prospettiva.

O forse, serve solo guardare le cose con gli occhi di un bambino.

Il cortometraggio riesce con poche inquadrature a descrivere perfettamente l’anima urbana (ma anche fantastica/favolistica) della storia, in un connubio tra sogno e realtà che per certi versi ricorda Big Fish. L’interpretazione di Emilio Puggioni, anche senza dialoghi, riesce a donare un tocco magico al tutto.

White Rabbit è un prodotto semplice e leggero, che comunque riesce a far riflettere in modo originale sulle numerose sfide (e difficoltà) che ognuno di noi è chiamato ad affrontare ogni giorno. E grazie alla fantasia di una bambina, il sogno può fondersi alla realtà, in modo da creare un vero e proprio universo dove ogni cosa diventa possibile.

White Rabbit rappresenta in sostanza la voglia di scappare da tutto quello che abbiamo intorno. Nel bene e nel male. Perché a volte è comodo rifugiarsi in un mondo fittizio, continuando a rincorrere sempre un qualcosa di indefinito, per non fermarci a riflettere sui nostri sbagli.

Dobbiamo quindi impegnarci per trovare il giusto equilibrio, così da riuscire sempre a ritagliarci un nostro piccolo spazio.

E, magari, ritrovare la serenità perduta.

Perché il nostro spazio è proprio lì, vicino a noi. Anche se a volte non riusciamo (o vogliamo) vederlo.

Un vero e proprio universo dove ogni cosa diventa possibile.

Quasi realtà.

Quasi magia.

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