RECENSIONE “ADAM AND EVE RAISED CAIN” DI FRANCESCO ERBA

[A cura di Andrea Stella]

Bastano pochi secondi per venire catturati dalle atmosfere malsane di Adam and Eve raised Cain. Da subito ci troviamo davanti a un prodotto inquietante ed estremo, che non lascia spazio a nessun buonismo di sorta. La stop-motion, che molto spesso viene impiegata in prodotti adatti a un pubblico di tutte le età, non deve però ingannare. Il regista Francesco Erba racconta infatti una storia assolutamente non congeniale a un pubblico di giovanissimi. In sostanza, Erba racconta una storia drammatica e oscura. Una storia malsana. Una storia horror.

Albert, il protagonista, è stato segregato in uno scantinato, completamente solo. C’è la tv. Ci sono le audiocassette. Ma tutto questo non basta. Il protagonista è quindi intrappolato all’interno di un personale microcosmo che si è dovuto costruire per forza, prigioniero di una madre dalla personalità tremendamente disturbata. L’atmosfera generale ricorda da vicino quella di alcuni famosissimi horror/slasher movie, come Non aprite quella porta. Qui però la violenza esplicita è stata messa in secondo piano, ponendo invece l’attenzione su un lato maggiormente introspettivo. Le numerosissime fobie di Albert riescono a farci capire l’estrema fragilità del personaggio, che si ritrova puntualmente ad ascoltare moltissime audiocassette per superare le proprie difficoltà. Vari flashback faranno chiarezza sul passato (da incubo) del protagonista.

Dal lato puramente tecnico, sicuramente colpisce la stop-motion, realizzata molto bene. L’estrema cura riposta nel ricreare elementi come i fumetti accatastati, le cuciture degli abiti, gli elettrodomestici e le varie superfici in legno e/o metallo, dimostrano la grande attenzione riposta anche nei dettagli. I movimenti dei personaggi risultano fluidi, a parte qualche momento dove l’immagine rimane statica per qualche secondo di troppo. Ma visto il livello complessivo raggiunto, è un dettaglio di poco conto. Adam and Eve raised Cain presenta anche numerosi rimandi (più o meno espliciti) alla fantascienza degli anni ’50, e non solo. Attenti al (divertentissimo) Coniglio Atomico!

Molto azzeccata anche la scelta di puntare sulle espressioni facciali degli attori. Senza nessun dialogo, sia Giuseppe Di Simone che Erika Russo sono riusciti comunque a trasmettere molto bene il carattere dei personaggi, grazie all’ibridazione dei loro volti con quelli dei modellini. Spettacolare la musica di Giovanni Scapecchi e straordinari gli effetti sonori. Davvero notevoli anche gli effetti visivi di Andrea Spinelli e Giulia Ghiani, come i costumi di Isabella Faggiano. Questo cortometraggio è semplicemente un lavoro realizzato con cura, ricco di spunti e trovate originali. Perché qui ci troviamo davanti alla stop-motion (già rara da vedere in Italia) usata per raccontare una storia horror. Insomma, due innovazioni in un colpo solo.

Per fortuna un lavoro particolare come questo è riuscito a vedere la luce anche grazie a Nicola Visotto, Andrea Lo Coco e Paolo Gaudio. Ed è solo un bene, perché qui in Italia abbiamo davvero bisogno di prodotti fuori dagli schemi. Ci troviamo quindi davanti a un cortometraggio dall’atmosfera malsana e disturbante, in grado di catturare l’attenzione dello spettatore dal primo all’ultimo minuto.

Perché questa è una storia horror. Ma in stop-motion.

 

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